Di fronte all’assoluto servilismo degli organi di stampa, di giornali e televisioni, continuano per fortuna sulla rete video e testimonianze di quello che sta succedendo in Val di Susa. Il comportamento delle forze dell’ordine, del tutto simile a quello avuto durante il tragico G8 di Genova, fa crescere pericolosamente un clima di odio. Le tensioni sociali alimentate dalla crisi economica, dall’assoluta inefficacia della classe politica, che ormai mostra i suoi limiti su tutti i fronti, che non sa dare risposta alla popolazione, arriveranno presto al culmine, sfociando in qualcosa che ahimè ci vedrà sempre molto più vicini ai cugini della Grecia.
In una giornata in cui il PD-L, butta nel cesso (perdonate la volgarità, roba da anarchicoinsurrezionalista) una delle ultime occasioni di dimostrarsi almeno in piccola parte diverso dalla maggioranza, astenendosi dal votare il decreto presentato dall’IDV sull’abolizione delle province, continuo a pubblicare la reale cronaca video e audio di una battaglia ad armi impari, tra quell’antistato seduto sulle poltrone da 15.000 € mensili e la popolazione Valsusina, che rappresenta ognuno di noi, che rappresenta il nostro Paese ed i nostri diritti.
Alla faccia della libera informazione, la nostra associazione si sente in dovere di offrire un tipo di documentazione video che ovviamente le Tv ed i giornali non danno, perchè governati dagli stessi interessi e dalle stesse lobby che quel progetto inutile ed estremamente costoso lo vogliono a tutti i costi. Da sinistra a destra i guadagni in gioco sono enormi, se da un ministro dell’interno condannato per aggressione e resistenza a pubblico ufficiale queste cose ce le aspettiamo, ce le possiamo aspettare anche da un ministro della difesa che le molotov le ha “imparate” a tirare già da ragazzo. Non siamo già più di tanto stupiti nemmeno dal PD e dal benigno Bersani, che dopo aver cavalcato il cavallo della vittoria dei referendum, senza peraltro alcun merito, ora si unisce alla marmaglia politica, tirando in campo i Black Block. Se solo uno di loro avesse il coraggio e la dignità di andare a vedere cosa sta succedendo veramente, magari scortato da un ingente spiegamento di militari in tenuta anti-sommossa, si accorgerebbe del patetico errore e della tremenda ingiustizia di uomini, donne, vecchi presi a bastonate, sassate, lacrimogeni e gas fuori legge, lanciati dai Black Cops. Quelli stessi che hanno giurato di difendere lo Stato, i cittadini dall’ingiustizia e dalla violenza.
A distanza di diverse settimane dal mio ultimo post, voglio solo togliere un sassolino dalla scarpa di questa associazione, che come avete potuto notare, si è presa una pausa di riflessione e riorganizzazione, mettendosi in disparte dal panorama degli eventi culturali e musicali, aventi come contesto la cittadina di Motta, o Morta come sarebbe opportuno chiamarla. Una piazza ed un paese che non promuove e propone iniziative di carattere sociale ormai da diverso tempo. E’ chiaro che le eccezioni ci sono, come per tutte le cose. Gli eventi promossi dalla nostra associazione o dalla collaborazione di gruppi di cittadini autonomi, che solo con le proprie scarse risorse economiche, ha cercato di dare lustro ad una piazza semideserta, sono sempre stati mal digeriti, non tanto dalla popolazione che spesso ha reagito allo stimolo ed ha ripopolato le vie centrali del paese, quanto da chi avrebbe dovuto appoggiare e sostenere certe iniziative.
Venendo al dunque, fa sorridere con amarezza apprendere che un’iniziativa come Giovediamoci, della quale ovviamente condivido lo spirito, sia stata comunque finanziata, se non addirittura voluta, ma di questo non ne sono sicuro, dai commercianti mottensi. Sicuramente i collaboratori di Omilos si ricordano quanta fatica per ottenere un minimo contributo per promuovere iniziative del tutto simili a Giovediamoci, quando solo 2 due anni fa cercavamo in tutti modi, di coinvolgere quegli stessi esercenti in iniziative come Piazza Idea. C’è stato chi ha contribuito, c’è stato chi non ne ha voluto sapere, c’è stato chi ha pensato che con un salame certe iniziative vengono meglio. Mi domando cosa sia cambiato, probabilmente la situazione si è aggravata ulteriormente, il deserto sta avanzando.
Ovviamente non voglio mancare di rispetto al lavoro svolto da chi questa manifestazione la messa in piedi. Parlo di quelle persone che si sono sbattute per organizzare gli spazi, per contattare i gruppi musicali e gli artisti, per richiedere i permessi. Sappiamo cosa significa ed auguriamo la piena riuscita di questo evento.
New York è scesa in piazza questa notte cantando l’inno nazionale ed esultando alla notizia, data proprio qualche istante prima dall’attuale presidente americano Barack Obama. Ebbene sì, dopo 2 lunghissime, devastanti, illeggittime (come se esistessero guerre legittime, ecc) guerre ancora inconcluse, il n° 1 di Al Qaeda, Osama Bin Laden, militante terrorista fondamentalista islamico sunnita, è stato ucciso da un raid americano. Si conclude quindi un capitolo segnato da svariati attacchi terroristici, migliaia di morti, tante leggende e bugie, rapporti di stretta amicizia con uno o più governi di fazioni diametralmente opposte.
Osama Bin Laden, infatti ha vissuto gli ultimi vent’anni della sua vita in maniera alquanto travagliata. Prima amico degli americani, si opponeva al regime comunista con impegno e soprattutto con le armi fornite dalla CIA, che assieme all’Arabia Saudita finanziava la jihad islamica contro gli invasori sovietici in Afghanistan. Importante cliente delle banche israeliane sul suolo americano, dopo l’11 settembre divenne il nemico numero 1 dell’America e della “democrazia”, pretesto per due guerre che con la figura dello sceicco non c’azzeccavano (come dice Di Pietro) assolutamente niente.
Ad ogni modo, anzichè catturarlo e condurlo in America per processarlo e magari estorcergli importanti informazioni sull’organizzazione e l’ubicazione delle più pericolose cellule terroristiche fondamentaliste islamiche, hanno pensato bene di ucciderlo e buttarlo in mare. Degno del peggiore action movie di Chuck Norris
Ora il mondo non so se sia diventato un posto più sicuro, so di certo che è diventato un posto dove il petrolio costa meno ed il dollaro vale un po’ di più, dove il presidente degli Stati Uniti ha guadagnato molti consensi in vista dell’imminente campagna elettorale, dove il vero nemico della pace ha spesso ha il volto del tranquillo vicino di casa, del quale tra l’altro custodiamo circa 90 testate nucleari.
Non voglio essere antiamericano, adoro l’america e gli americani, sono i giochi di potere che mi sono sempre stati un po’ in …..
Cerco in tutti i modi di evitare messaggi elettorali di qualsiasi genere. In primo luogo perchè membro di un’associazione apolitica e areligiosa, che “grazie a Dio” ha preferito evitare facili compromessi, faccine belle davanti e musi lunghi dietro, solo per ottenere dello spazio, delle possibilità, che in un Paese ferito e diviso sono negate, a priori, a chi non sa stare al proprio posto, a chi per assurdo se le merita, a chi fa qualcosa solo per il gusto di farla, senza tornaconti di nessun genere, a chi non ha peli sulla lingua, a chi “non sa tenere la bocca chiusa”. Sarebbe più corretto come già evidenziato più volte, denominarci associazione apartitica perchè fare politica può assumere significati molteplici, per esempioGiovanni Sartori, uno dei maggiori esperti in ambito politico e sociologico, definisce con tale termine la sfera delle decisioni politiche sovrane. Per Max Webber non è altro che l’aspirazione al potere e monopolio leggittimo dell’uso della forza. Chiusa parentesi. Sono fermamente convinto che sotto sotto, quella bandiera tanto amata, e non me ne capacito tanto odiata, nasconde un Paese capace di alzare la testa, ancora una volta. Personalmente amo quella bandiera come potrei amare ogni italiano. Quella bandiera non rappresenta la destra o la sinistra, non rappresenta il presidente di questa o quella camera, non rappresenta il capo di nessun governo. Rappresenta gli italiani, ognuno di noi.
John Fitzgerald Kennedy durante il discorso d’insediamento alla Casa Bianca il 20 gennaio 1961 diceva: “Non chiedetevi cosa può fare il vostro paese per voi. Chiedetevi che cosa potete fare voi per il vostro paese.”
Ai referendum di domenica 12 e lunedì 13 giugno vota SI per dire NO. 1 - Vota SI per dire NO AL NUCLEARE. 2 - Vota SI per dire NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA. 3 - Vota SI per dire NO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO.
E’ importante diffondere questo messaggio e recarsi a votare. In TV non passeranno spot relativi al referendum, tanto contrario al governo attuale. E’ in gioco la nostra salute, quella dei nostri figli, dei loro figli, dei loro figli, dei loro figli, dei loro figli, dei loro figli.
Inoltre Vi aspettiamo domenica 8 maggio ad Oderzo, per ascoltare il comico genovese Beppe Grillo, giunto fino all’antica città Romana per sostenere la candidatura di Stefano Astolfo e del Movimento a 5 stelle, lista civica (nel vero significato del termine) candidata alle prossime elezioni amministrative per il comune di Oderzo. E’ un’iniziativa per incontrare Beppe e per conoscere da vicino questa realtà, estesa su tutto il territorio nazionale e non solo, che si presenterà alle elezioni in diversi comuni del belpaese, compreso Milano.
Il Movimento a 5 stelle nasce dalla comunione di idee e progetti di un gruppo di persone, non appartenenti a partiti politici, che non seguono ideali di destra o di sinistra, animati dalla volontà di rendere un posto migliore il proprio paese, dall’idea che i cittadini devono prendere parte alle istituzioni, alla vita politica della propria comunità, dalla volontà di voler cambiare sistema nei confronti dell’economia, dell’energia, dei rifiuti, dell’acqua, della viabilità. Non percepiscono alcun finanziamento pubblico, al contrario delle restanti forze politiche sul territorio nazionale, da PD a PDL, che cercano di nascondere oltre 1 miliardo di soldi pubblici ai quali hanno attinto solo lo scorso anno, sotto la falsa denominazione di rimborsi elettorali. E’ un’occasione per decidere se continuare con la stessa logica che ha portato l’Italia nelle disastrose condizioni in cui versa, oppure affidarci al nostro vicino di casa, al nostro elettricista, medico, bidello, netturbino, che meglio di chiunque altro conosce la nostra terra e soprattutto non considera la politica come un secondo lavoro, pur rimanendo un grande impegno.
E’ di per sè un fatto increscioso ciò che sta accadendo in Libia, sia dal punto di vista della crisi a livello internazionale, sia per le ripercussioni sui civili e sulle migliaia di profughi che cercano rifugio nei paesi al di qua del Mediterraneo. Da una parte l’empass dei partner stranieri del colonnello Gheddafi, che si sono accorti solo ora fosse un dittatore, in fin dei conti l’oro nero ricopre viscido qualsiasi cosa, dall’altra la totale incapacità di far fronte ad un esodo, di cui si fa carico solo il nostro Paese in maniera del tutto disorganizzata, forse la scarsa abitudine della classe politica di occuparsi dei problemi veri dello Stato. Ad ogni modo è evidente che in campo internazionale contiamo meno di un fermacarte, la prova l’esclusione dalla videoconferenza di ieri sera tra i principali protagonisti della Nato coinvolti nel dramma libico. La conseguenza sarà che qualunque sia il risultato del speriamo breve conflitto, se vince Gheddafi saremo dei traditori, se vince il popolo libico, saremo quelli che non hanno partecipato alla “liberazione”. Tra i maligni c’è chi sostiene che Berlusconi era lì buono davanti al computer in affanno alla ricerca del programma per collegarsi in videoconferenza, solo che sappiamo quale sia la sua conoscenza del web e dell’informatica.
Siamo uno straordinario Paese, nelle nostri carceri vanno a finire clandestini, tossicodipendenti, malati di mente, tutti poveracci insomma, che avrebbero bisogno di cure più che di gabbie, mentre per chi evade o ruba miliardi rimane prenotato un bel posto in parlamento, terrazza mare. In America, si sa paese dalle 1000 contraddizioni, per falso in bilancio ti becchi se ti va bene 25 anni di carcere. Noi patria del buon cibo e della dieta mediterranea, ovviamente, dall’America abbiamo preso il McDonald.
Ad ogni modo pensavo di aver conosciuto i più alti livelli dell’idiozia umana, fino a che non mi è capitato un volantino di una nuova lista politica con a capo il caro presidente uscente della provincia di Treviso. Si sa, noi veneti siamo capaci di grandi cose, ma siamo altrettanto capaci di fare figure barbine all’ennesima potenza. Sicuramente qualcuno di voi da fiducia a questa gente, a me ispira più fiducia un cassonetto per il rifiuto umido, o perlomeno ispira più credibilità e sincerità, è lì, capisci subito cos’ha dentro già dall’odore. Vabbè ad ogni modo se ancora non l’aveste capito sto parlando della lista Razza Piave, lista civica che appoggia il carroccio (mah), che affonda le sue radici nel territorio appunto sorto lungo le rive del Piave, fiume sacro alla patria, cioè all’Italia (n.d.A. metti caso che Umberto finisca su questo blog e non capisca di cosa parlo). Ispirato, dicono, anche ad una particolare razza equina. Passiamo dai muli di Zaia di qualche anno fa ai cavalli, bè un discreto passo avanti. Diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Credo debba essere condannato qualsiasi nome o sigla di partito faccia riferimento al termine razza. Qualsiasi significato esso possa aver avuto nella testa degli illuminati che lo hanno ideato. Non esistono ma o se.
Su una cosa però hanno ragione. Sarà che ci avviciniamo a giugno non lo so, ma in giro si vedono sempre di più brutte facce. Alla stazione delle corriere soprattutto. Ci avete fatto caso?
Per carità sarebbe facile polemizzare dal punto di vista politico. Insomma il partito del fare e dell’amore, del meno tasse per tutti, del nucleare fa del suo meglio per delegittimare la fiducia che una parte degli italiani a concesso loro da quasi un ventennio, senza entrare nel merito della Lega Nord, il partito della contraddizione assoluta, dal “Roma ladrona” a “bruciare il tricolore” al pseudo-federalismo alla carlona. Ma ribadisco che sarebbe fin troppo facile, tanto facile da rimanere sconcertati osservando un’opposizione praticamente inesistente, un PD che non si capisce proprio, tutto questo riduce all’osso le alternative politiche. La strada utile da percorrere come al solito è l’iniziativa popolare, la cosiddetta cittadinanza attiva, le liste civiche, al di fuori da ogni logica di partito. Diffidate da liste civiche simpatizzanti un partito. Perchè al loro interno si possono trovare persone di estrazioni sociali e politiche differenti ma accomunate da un unico obiettivo, per esempio rendere il proprio paese e la propria terra un ambiente sano, da ogni punto di vista. La campagna elettorale di queste dev’essere condotta sulla base di obiettivi e soluzioni, no bandiere e striscioni, slogan triti e ritriti, la demonizzazione dell’avversario. Le proposte sia in ambito economico, che energetico che costituzionale devono essere lungimiranti ed attuali, non possiamo parlare del nucleare quando gran parte dei paesi industrializzati ne vuole uscire, non possiamo bloccare l’unico settore trainante, quello delle energie rinnovabili, per favorire sempre e solo i soliti pochi industriali, sempre gli stessi nomi, gli unici che troverebbero qualche vantaggio dall’energia atomica. Ne abbiamo avuto abbastanza di questa politica, o no? Scusate l’ampia parentesi elettorale.
Tornando ad un problema più evidente ed attuale, l’acqua che tanto ci ha fatto tremare il novembre scorso è tornata a fare capolino negli scantinati delle abitazioni di un comune, quello di Motta di Livenza, che si trova stretto tra 2 fiumi, con dei gravi e vecchi problemi idrogeologici da affrontare. Non voglio entrare nel merito di chi o di cosa sia il reale responsabile dei forti disagi causati alla popolazione in occasione dell’ultimo evento piovoso di all’incirca una settimana fa. Ma credo sia importante darsi una mossa. Credo sia un problema di enorme rilievo, molto più urgente di qualche rotonda o qualche giubileo. Ah già è vero non devo polemizzare, scusate. Per cui venite questa sera dalle ore 20.30 presso la Biblioteca Civica in via Riviera Scarpa. Si parlerà ovviamente di quanto accaduto, delle risposte che non sono mai state fornite e delle proposte che vorrete avanzare.
Due giorni di pioggia hanno allagato garage e scantinati di abitazioni e condomini.
Com’è possibile che per l’ennesima volta sia potuto succedere?
È lecito, a noi cittadini, dopo aver passato due giorni a lottare con l’acqua delle fognature e con la lentezza degli interventi, chiederci cosa non abbia funzionato!
NON NE POSSIAMO PIÚ!!!
VOGLIAMO SAPERE :
Hanno funzionato le idrovore di San Giovanni e, se non, perché?
Come dovrebbero essere avvisati i cittadini in questi casi?
Chi dovrebbe coordinare gli interventi per evitare certe carenze organizzative?
Perché subire degli eventi che l’incuria dei responsabili vorrebbe far passare per imprevedibili?
Possiamo essere risarciti e chi lo farà?
Possiamo avere la certezza che una tale situazione non si ripeterà alla prossima pioggia?
Se rimaniamo a lamentarci nelle nostre case non cambierà mai niente. E se la prossima fosse peggio?
Troviamoci insieme per parlarne, condividere le esperienze di questi giorni, per promuovere insieme delle iniziative e per avere finalmente delle risposte, affinché una tale situazione non succeda più.
GIOVEDÍ 24 ORE 20.30 BIBLIOTECA CIVICA VIA RIVIERA SCARPA TUTTA LA CITTADINANZA Ѐ INIVITATA
C’era una volta un paese sconvolto dalla guerra, un paese che provava a risorgere dalle macerie dell’ignoranza e della violenza. C’era un paese che rinasceva ancora sanguinante e cresceva sotto l’ala protettiva della Carta Costituente, scritta da grandi uomini, prima ancora che grandi politici, i quali consegnavano sicuri al futuro il destino dello stivale. C’era un paese che sotto l’ottimismo ed il benessere del boom economico, sospinto dall’industria automobilistica, perdeva già allora la retta via. C’era un paese burattino, mosso da fili invisibili, in un intreccio di logge massoniche, servizi segreti deviati, esponenti clericali deviati, cosche mafiose, il cui passo incerto ora come allora assumeva i contorni di un triste presagio.
Arrancando tra scontri ideologici, stragi e cadute di stile, sembrava aver trovato la spinta per cambiare, alle porte del nuovo millennio, per voltare pagina, finalmente. Tutto inutile, tutto vano. Il duro colpo inflitto dalla giustizia al sistema politico corrotto, è risucito a scalfire e crepare il guscio duro dal quale si sono dispersi, con la stessa velocità con la quale si sono ripresentati, i nostri cari politici. Sciolte le fila, nel panorama politico nazionale sono riapparsi nomi conosciuti, infiltrati sotto mentite spoglie all’interno di partiti nuovi e vecchi. Personalità dal passato torbido, rimasugli di un cancro, che un paese senza memoria, difficilmente riesce a debellare. Ed ora che la metastasi ormai ha coinvolto ogni appendice del sistema Italia, ora che il fondo l’abbiamo già toccato, ora che pure la speranza, fra le ultime cose a cadere, sembra abbandonarci.
Ovviamente diventa difficile parlare in termini ottimistici del nostro futuro. Il potere d’acquisto di un uomo di 30 anni è all’incirca metà di quello di suo padre. Ma la colpa non è dell’€uro, fate molta attenzione a non incappare in questo qualunquistico discorso. Come al solito, diventa vomitevole dirlo, chi doveva garantire un controllo capillare negli arrotondamenti conseguenti al passaggio alla nuova moneta, non l’ha fatto. Così le 1.000 lire sono ahìnoi diventate 1 €, quando andiamo a fare la spesa, ma 50 centesimi quando riceviamo lo stipendio. Partendo da questo discorso, che sento fare solo alla povera gente, chissà poi perchè, è semplice analizzare il divario crescente tra i ricchi sempre più ricchi, ed i poveri sempre più poveri e indebitati.
Tutta questa frustrante situazione, accompagnata da un’ignoranza diffusa, genera mostri, cavalli pazzi, preda degli slogan propagandistici creati ad hoc, dall’ipocrisia partitica. La stagione della caccia alle streghe è sempre aperta. Caderne vittima non significa essere necessariamente la strega, ma l’inquisitore.
D’altra parte, se una guerra mondiale e un articolo della Costituzione non sono riusciti in 60 anni a debellare lo spauracchio di neri autoritarismi, con quale presunzione crediamo che la scomparsa di certe realtà, di un certo sistema “collaudato” possa avvenire con la caduta della punta di un iceberg di proporzioni gigantesche? Entra in gioco il fattore scelta, già ben complicato di suo, perchè ogni scelta implica responsabilità. Già ma chi scegliere? Siamo davvero pronti a cambiare il Paese, se prima non cambiamo noi stessi?
Solo una cosa è certa, se come parte dell’ignoranza…ehm scusate della maggioranza sostiene, la soluzione è dividere l’Italia, sono d’accordo, da una parte puttanieri, evasori, truffatori, mafiosi, tutti coloro che della morale ne fanno un “bunga bunga”, dall’altra per cortesia tutti coloro lavorano onestamente e non si sentono per nulla rappresentanti da questi nostri dipendenti, tutti coloro che sanno che la vita è tutto tranne che facile, tutti coloro che credono ancora che chi sbaglia deve pagare, anche se prende stipendi a quattro zeri. Tutti coloro che si sentono individui e vogliono essere trattati da persone, tutti coloro che preferiscono morire di fame che vendersi per il dio denaro.
Faccio subito una premessa. Non sono un critico musicale e non conosco il mondo del rap e dell’hip hop, ma una cosa è certa, chi ancora sottovaluta o snobba questo mondo, i suoi protagonisti e l’energia che trasmettono, commette un grande errore. Io stesso ho dovuto ricredermi ascoltando tutto d’un fiato l’ultimo lavoro di Fabri Fibra, probabilmente un talento con le parole, che ha scommesso tutto sull’importanza dei testi e la scelta della musica. E’ chiaro il messaggio, è talmente chiaro anche il titolo scelto per il suo ultimo lavoro, Controcultura.
Come qualcuno ha frainteso, non si tratta di essere contro la cultura, intesa nel significato più aulico del termine, ma di opporsi ad un sistema di governo della realtà percepita, che ha completamente storpiato il significato delle parole, che ci continua a propinare, grazie all’apparecchio televisivo, un’immagine sfalsata della realtà, per cui conta solo l’apparenza, l’ostentazione di una falsa ricchezza materiale, di un benessere nascosto da una condotta “morale” ipocrita, che ha come esempio più lampante lo scandalo dei festini a luci rosse e coca che ha investito il presidente del consiglio. Tutti in fondo ci prostituiamo, è una parola che assume un significato ben preciso. In Italia la prostituzione non è reato, quanti di noi si sono venduti almeno una volta nella vita, pensateci.
Non voglio recensire il lavoro di quest artista, classe 1976, che non le manda certo a dire, che ha la sua forza proprio nel messaggio. Mentre per Francesco Renga è un giorno bellissimo, per Nek invece è la vita la cosa più bella che possiede. Ok sono artisti con finalità diverse, non so quali onestamente, probabilmente la musica leggera è così definita in modo appropriato, ma facendo una panoramica sulla musica italiana, contestualizzandola al periodo storico sociale e perchè no politico attuale. Tralasciamo autori con la A maiuscola del calibro di Franco Battiato o del compianto De Andrè, che sempre hanno creduto nella musica come importante veicolo per far arrivare sentimenti, inquietudini, gioie e dolori, indipendentemente dal contenuto sociale, politico, religioso delle loro opere, il messaggio quando ben espresso arriva forte e chiaro. Quanti tra i rappresentanti attuali della musica italiana, rispecchiano con le loro canzoni il disagio, ma soprattutto la realtà, sicuramente difficile da digerire, in cui viviamo. Probabilmente esistono logiche commerciali che le major della musica ovviamente non vogliono abbandonare, basta dare un’occhiata alle vendite degli artisti in vetta alle classifiche, probabilmente la bolla di idiozia sulla quale ci vorrebbero rinchiusi è presente come componente forte sull’intrattenimento, sulla musica. Chiunque infatti nè conosce il potere, i governi la temono, come temono ogni forma di espressione capace di liberare la mente, di stimolare la materia grigia. Storicamente i più importanti movimenti di protesta giovanile sono stati accompagnati, altre volte sono stati preceduti dalla nascita di importanti movimenti musicali, penso agli anni 60/70, penso al grunge ed al fermento di Seattle degli anni ’90. Purtroppo nell’Italia omologata al peggio
“La musica non dice più niente
è una strategia che tranquilizza la gente
ci sono addirittura delle parole che non puoi dire
tu le usi anche se non le puoi sentire.”
Fabri Fibra – Escort dall’album Controcultura
I reality mostrano nelle loro vetrine grandi talenti, ugole forti, rinchiuse in schemi prettamente commerciali. Tanto l’importante è la forma, arrivare lì in cima nel più breve tempo possibile. Il contenuto non viene neppure preso in considerazione. Tu metti ciò che ti è stato donato da madre natura, ovviamente non il cervello, al resto pensiamo noi.
Omilos Associazione Culturale è lieta di augurare a tutti un buon Natale ed un felice anno nuovo. Come si può evincere la situazione del nostro Paese è delle migliori, l’hanno si concluderà in bellezza. Verrà approvata la riforma Gelmini che tanto ha fatto discutere, che tanto porterà via al futuro dei nostri figli, e conseguentemente al futuro dello Stato. Ma non preoccupatevi, a vigilare su di loro ci saranno il prode La Russa e Maroni che con il manganello metteranno in riga anche i più disobbedienti. Tra cortei e scioperi di tutte le classi, dagli operai, agli studenti, ai professori, agli organi di polizia, il nostro governo è stato salvato dalla campagna acquisti del presidente del Milan Berlusconi, che si è fatto prendere un po’ la mano, tant’è che pure Cassano voterà la fiducia. Per tutti loro così una meritata pensione di svariate migliaia di euro, guadagnata col sacrificio di mesi e mesi di duro “lavoro”. Alla faccia dei pensionati!
Sul fronte opposto si prepara il terzo polo, ove defluiscono come in un’immensa cloaca i finiani con i Casini ed i Rutelli, mentre aspettando Godot, il PD continua nella sua inesistente opera di opposizione, tant’è che per sentire delle parole decise e sincere che corrispondano a realtà, bisogna aspettare il buon Tonino di Pietro, che trabuttante di passione politica e completamente glabro sulla lingua, finalmente si toglie quel sassolino nero dalla scarpa e come si evince dal suddetto video, ammonisce col giusto epiteto sua giovinezza Ignazio.
20 dicembre 2010
I sindacati di polizia manifestano ad Arcore “Gasparri pericoloso, la piazza è un diritto”
Le sigle sindacali unite scendono in piazza per protestare contro i tagli al settore imposti dalla finanziaria. E sulle affermazioni del capogruppo Pdl attaccano: “Responsabilità sua se ci fossero nuovi scontri”
“Cosa c’entrano il Daspo e gli arresti preventivi invocati da Gasparri? Manifestare è un diritto. Poi se noi scopriamo che qualcuno si è macchiato di qualche reato lo perseguiamo, punto”. Parola dei poliziotti che stamane sono tornati ad Arcore, davanti alla villa di Silvio Berlusconi, per protestare contro i tagli del governo al loro settore.[...]
Intanto sul fronte padano la Lega non sa che pesci pigliare, cercando di smarcare la connivenza degli amministratori e degli imprenditori “paroni a casa nostra” con le ‘Ndrine calabresi che ormai si sono radicate nel suolo padano, dalla Lombardia al Veneto cade uno dei più tristi luoghi comuni che vedeva le cosche mafiose confinate al sud Italia, ignorando ignorantemente (scusate la ripetizione, è per enfatizzare N.d.A.) che la criminalità organizzata non ha colori politici, la mafia sta con il potere, politico ed economico.
Dove andremo a finire non lo so. Se bastano 10 cm di neve per mandare in tilt l’operoso nord-est, stiamo freschi, anche senza neve.