Sabato 17 maggio dalle ore 19.30, presso il bar Al Ritrovo a Motta di Livenza, aperitivo accompagnato dalla musica degli “Accastorta“, gruppo dalle influenze rock, folk, ska, reggae e chi più ne ha più ne metta, che animerà il locale con le proprie canzoni popolari. Accorrete numerosi.
Vittorio Umberto Antonio Maria Sgarbi (Ferrara, 8 maggio 1952), personaggio televisivo ambiguo, uomo politico (banderuola) definito da alcuni “il più grande trasformista italiano“ , candidato per il Partito Comunista Italiano (1990), Partito Socialista Italiano (1990), DC-MSI (1992), Partito Liberale Italiano (1992), Partito Repubblicano (1994), Lista Pannella (1996), Forza Italia, L’Unione (2006), Lista Consumatori (2006). Condannato nel 1996 in via definitiva per truffa aggravata e continuata allo Stato, per produzione di documenti falsi e assenteismo, quando era sovrintendente ai beni artistici per la regione Veneto. Nel 1996 dopo la sconfitta alle elezioni in Veneto dichiarò degli elettori veneti: “Sono dei deficienti. Egoisti. Stronzi. Destrorsi. Unti. Razzisti. Evasori…” . Di lui Indro Montanelli diceva “…èun volgare calunniatore, scherano (servo) di Berlusconi“; Giorgio Bocca invece aveva una considerazione maggiore: “Eroe disperato della cultura dell’idiozia “. Memorabili le controversie televisive con Mike Bongiorno, Roberto D’Agostino, il Trio Medusa, Valerio Staffelli, Alessandra Mussolini, Alessandro Cecchi Paone, Milo Infante, Piero Ricca e Marco Travaglio.
Non a caso, invitato alla trasmissione AnnoZero di Michele Santoro, si é esibito in uno show degno del più educato scaricatore di porto, probabilmente con l’intento preciso di farsi allontanare dalla trasmissione, così da muovere l’accusa di scarsa pluralità e di far sospendere il format. Il presidente della RAI Petruccioli si è molto arrabbiato con Santoro perchè “appalta il servizio pubblico a Grillo”, avendo fatto vedere a chi non era in piazza il 25 aprile scorso, il V2-DAY promosso dal comico genovese, fatto scomodo ovviamente ai pariti politici. Peccato che quel giorno RAI NEWS 24 l’aveva trasmesso in diretta il V2-DAY.
Spegnete la TV ed entrate in rete…la televisione dimentica YOU TUBE NOOO!!!
A pochi giorni dall’anniversario della morte di Aldo Moro, dedico questo video a tutti quei servitori del nostro Paese, che proprio per il loro senso del dovere, la loro onestà ed il loro coraggio, operando dentro un sistema corrotto e spesso colluso con le organizzazioni criminali, hanno dovuto fare i conti con la “ragion di Stato”, che troppe volte ormai è prevalsa sulla vita delle persone. Cosa ancora più grave, la responsabilità degli organi d’informazione, che via via stanno cancellando la memoria di questi “eroi”. Basti pensare che in prima serata il TG1 ha dedicato ad Aldo Moro un minuto e trenta secondi, nei quali nessuna parola è stata pronunciata, solo uno scorrere d’immagini inerenti alla tragica morte dello statista ed al legame di questa con le Brigate Rosse.
Nicola Tommasoli non ce l’ha fatta. Dopo 5 giorni di agonia in un letto d’ospedale, un ragazzo di Verona di 29 anni è morto, dopo esser stato ferocemente aggredito da “5 ragazzi” (il termine più corretto sarebbe bestie) che si definiscono appartenenti all’estrema destra. Non mi dilungherò in inutili dettagli che sicuramente apprenderete dalla TV fino alla nausea, ma restare in silenzio di fronte ad un episodio così grave non mi è possibile. Bisogna alzare la voce di fronte a chi alza le mani, e non importa siano Black Block, anarchico insurrezionalisti, skinhead, neofascisti, ultrà, la violenza non ha colori, non si può perdere la vita così.
La cosa più disarmante è sentire i commenti delle “alte cariche dello Stato”, che pubblico di seguito, impegnati ad usare termini il meno compromettenti possibile. Guai puntare il dito verso una violenza che riempie ahìnoi le lacune lasciate dalla famiglia, dalla scuola, dalla politica, dall’informazione……..dall’indifferenza. Ciao Ncola
FINI, C’E’ UN MALESSERE PROFONDO La morte del giovane picchiato dai naziskin a Verona per il presidente della Camera Gianfranco Fini “dimostra un malessere profondo di fronte al quale la politica non deve rinunciare ad avere un ruolo pedagogico”. “Si tratta di fenomeni diffusi non solo in Italia e non solo colorati da funeste ideologie - dice Fini parlando a ‘Porta a Porta’- che dimostrano carenza di valori di riferimento. Parliamo di giovani privi di esempi, di volontà positiva, di ancoraggio, che spesso fanno riferimento al branco e nove volte su dieci sono dei vili, incapaci di affermare la propria personalità, spesso pieni di sostanze stupefacenti e alcol”. “La società deve interrogarsi - aggiunge il presidente della Camera - sul ruolo della scuola, della famiglia, ma anche della tv e del cinema”. Bruno Vespa ha ricordato a Fini che il suo partito ha annunciato ‘tolleranza zero’ nei confronti della criminalità degli immigrati e chiede se lo stesso metro sarà usato in questi casi. “Va da sè – ha risposto il presidente della Camera - non è che un delinquente è più tale se è immigrato che se nasce sotto i portici di casa nostra”.
SCHIFANI, HA COLPITO IL BRANCO “Si tratta della classica funzione del branco, una violenza che è scatenata da giovani non appagati socialmente, che trovano soddisfazione nella violenza. È anche quello che accade negli stadi e nelle competizioni agonistiche. In questi casi bisogna coniugare la certezza della pena ad una funzione rieducativa. Si tratta di giovani che non stanno bene”. Lo ha detto il neopresidente del Senato, Renato Schifani, ospite anche lui a Porta a Porta.
CASTELLI, E’ OMICIDIO VOLONTARIO “Provo una profonda tristezza per questo ragazzo morto a causa di una stupida ferocia”. Lo ha dichiarato il senatore Roberto Castelli, Presidente della Lega Lombarda, in riferimento alla morte di Nicola Tommasoli aggredito a Verona. “Ora i magistrati non si appellino alla necessità di nuove leggi per punire esemplarmente i colpevoli - attacca l’ex Guardasigilli - Le leggi ci sono già basta applicarle. Questo è omicidio volontario - conclude Castelli - non certo preterintenzionale”.
‘LA DESTRA’ VENETA, LA POLITICA NON C’ENTRA Accertata accuratamente l’effettiva responsabilità di ogni singolo partecipante all’aggressione, la pena dovrà essere esemplare”. Lo afferma Paolo Scaravelli, Portavoce del Movimento politico La Destra per il Veneto. “Chi si rende responsabile di azioni del genere nelle quali la politica non c’entra assolutamente nulla non può nemmeno genericamente definirsi ‘di destrà - rileva Scaravelli - perchè, prima ancora che essere un delinquente, è sicuramente un deficiente nel senso etimologico del termine, nel senso che manca di quei valori e principi fondamentali di tolleranza e di rispetto che devono contraddistinguere i veri giovani di destra tra i quali non può esservi spazio per violenti o deficienti di sorta”. “In questi momenti di dolore - conclude Scaravelli - al giovane aggredito e alla sua famiglia va tutta la nostra solidarietà ed è veramente ora di finirla che episodi di questo genere siano utilizzati strumentalmente per infangare una comunità politica ed un’ intera città che, al contrario, criminalità e violenza hanno sempre combattuto”.
COSTA, CNT: UN GESTO SIMBOLO “Una donazione che per le drammatiche circostanze assume un significato di grande valore umano, sociale e civile perchè dimostra la volontà di questi genitori di saper guardare oltre la tragedia che li ha colpiti ponendo in essere un gesto positivo, di altruismo e solidarietà in risposta ad un episodio tanto efferato”. Così il direttore del centro nazionale trapianti Alessandro Nanni Costa commenta il sì dei genitori al prelievo degli organi di Nicola Tommasoli. “È proprio grazie ad questi esempi di grande generosità che riusciamo, ogni giorno, a curare e dare speranza a tanti pazienti malati. Per questo - continua Nanni Costa – desidero ringraziarli a nome di tutti i pazienti e di tutta la comunità trapiantologica. Sono questi gesti e queste storie che, ogni giorno, ci motivano ad andare avanti nel nostro lavoro e ci confermano nella convinzione che il nostro, al di là degli episodi drammatici con cui ci tocca fare i conti, è un Paese di persone generose e solidali”.
Elena mi segnala un articolo scritto da Antonella Marrone, spero contribuisca ad accendere una discussione…nota dolente di questo blog.
V2-Day per l’informazione? Ma quale informazione?
Torna Beppe Grillo. Oggi, mentre si celebra la Liberazione in tutta Italia, le piazze si riempiranno anche di banchetti grilliani per il V2-Day con la raccolta delle firme per tre referendum: abolizione dell’ordine dei giornalisti; abolizione del finanziamento pubblico all’editoria; abolizione della legge Gasparri. La “politica” di Grillo fino a queste elezioni ha dato - anche se non clamorosi - i suoi frutti. Non ci sono state valanghe di voti, ma Di Pietro ha fatto il suo massimo storico, l’astensionismo (con schede bianche e nulle) ha raggiunto il suo bel 20%, le liste a lui ispirate non sono naufragate del tutto. Non è difficile ipotizzare gran fortuna anche per questi tre nuovi spunti di battaglia politica che si accompagnano a quella più generale in difesa della Costituzione. Saranno tutti d’accordo con Grillo quando parla di “Libera informazione in libero Stato”. Il rischio,però, è quello di fare di tutte le erbe un fascio, di “semplificare” e dunque di erodere democrazia. Per questo ci permettiamo di dissentire sul secondo referendum, quello che vorrebbe abolire il finanziamento pubblico all’editoria. E non perché, come sarebbe banale dire, siamo un giornale di partito e senza finanziamento pubblico non ce la faremmo a sopravvivere. No. Crediamo che lo Stato debba garantire la pluralità dell’informazione in forme e modi che possono essere discussi e condivisi, ma che non devono venire meno, per il semplice fatto che, anche in questo campo, sopravviverebbero solo i più forti. Grillo vuole che sia il mercato a fare piazza pulita in modo tale che piccoli editori e dunque piccole voci non possano neanche affacciarsi a una vita pubblica? Questo lo troviamo molto poco democratico e certamente anticostituizionale. Già oggi nell’editoria “vince” chi ha più soldi, chi trova la pubblicità, chi spaccia per informazione cumuli di carta patinata, chi vende con i giornali tazze e tanga. Non è giusto che - per combattere le sovvenzioni a pioggia - si butti via un principio democratico e pluralista. E non è giusto assimilare questo tema con gli altri due che, invece, hanno altre profondissime ragioni per essere messi in discussione. Sia un ordine (quello dei giornalisti) codino e inutile (visto che non interviene mai quando dovrebbe sulle cose su cui dovrebbe), sia su una legge della televisione che grida vendetta per la vergogna in cui ha gettato il nostro sistema televisivo. Lasciare che lo Stato aiuti i “piccoli” vuol dire lasciare entrare nel flusso di un’informazione libera coloro che, altrimenti, non ci entreranno mai, almeno con la carta stampata. Che potrà anche avere i “giorni contati” (e non è così, lo si dice da almeno 15 anni), ma resta ancora un “viatico” informativo (con la radio e le tv) di tutti quelli che non hanno Internet e blog da cui dare e ricevere informazioni.
Che il nostro sia un Paese in cui l’informazione è in mano ad imperi economici e partiti politici è un dato di fatto che solo gli stessi organi di informazione, ovviamente non ammettono. Premettendo che sistono ancora molti giornalisti degni di questo nome, in molti altri casi essi non sono altro che scrittori al servizio del loro datore di lavoro, con un atteggiamento servile che non fa certo onore alla categoria. Il fatto che questi signori guadagnino esclusivamente da pubblicità e finanziamenti statali per milioni di euro ha dell’incredibile. Avrete sicuramente notato il faccione di Beppe Grillo alla vs. destra ed il simbolo del V2-Day, organizzato dal comico genovese per il secondo anno, questa volta per raccogliere firme per tre referendum.
ABOLIZIONE DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI. L’ordine dei giornalisti di Mussolini ha creato una csta autoreferenziale. Informare è un diritto di tutti.
ABOLIZIONE DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO ALL’EDITORIA. Il finanziamento pubblico all’editoria costa un miliardo di euro all’anno. I politici pagano gli editori per poterli usare e controllare.
ABOLIZIONE DELLA LEGGE GASPARRI. In nessuna democrazia del mondo una legge vergognosa come la Gasparri consegna le televisioni a un gruppo privato come Mediaset e ai partiti. L’informazione va restituita ai cittadini.
Due amici ci hanno scritto. Hanno chiesto al comune l’autorizzazione per allestire questo 25 aprile un banchetto per la raccolta delle firme anche a Motta, presto vi darò conferma attraverso il blog del luogo preciso (molto probabilmente in Piazza Luzzati davanti al municipio)e dell’orario in cui potete contribuire, con una firma, a ripristinare un po’ di legalità e credibilità al vostro beneamato Paese, ovviamente potete dare una mano anche voi a Francesco e Fiammetta, visto che saranno presenti al banchetto per tutta la giornata.
Jambo a tutti,
Tornata Nairobi alla normalità in un clima di ripresa piena, Karibu Afrika, in collaborazione con Africa Peace Point, ripropone l´ottava edizione al corso “Studying Africa in Africa”.
Stiamo riorganizzando i gruppi partenti nei mesi di Settembre e Ottobre, a breve sarete informati sugli incontri di presentazione del corso.
Quanti fossero interessati a partecipare sono invitati a comunicare al più presto l’ adesione mandandoci una mail a: karibu.afrika@libero.it, oppure chiamando il 3407777318.
A quanti di voi hanno già partecipato chiediamo un aiuto nel diffondere il più possibile l’inziativa.
Grazie a tutti!
Elena
Karibu Afrika Onlus
Via Santa Sofia 5, Padova
3407777318 karibuafrika@libero.it
www.karibuafrika.it
A conclusione di queste 4 serate del venerdì sera, Omilos Associazione Culturale ringrazia di cuore gli artisti che si sono avvicendati sul “palco”, Bunna from Africa Unite, The Mellow Mood band, Furio dei Pitura Freska, i Dhl Posse e dulcis in fundo, concedetemelo un grazie di cuore ad Herman Medrano e Dj Tech.
Un ringraziamento particolare non può che andare a Luca e allo staff del bar Al Ritrovo, senza il quale non saremmo riusciti a riportare un po’ di vita a questa Piazza Luzzati fredda e vuota ormai da troppo tempo. Le foto dei concerti le potete trovare ovviamente qui in basso a dx (se ancora non ci avete fatto caso), cliccate sopra ad una di esse e potrete vedere tutte le scene immortalate in questi 4 venerdì sera ormai già passati. Comunque non temete, abbiamo già in serbo per voi altre sorprese che, molto probabilmente avranno come scenario la piazza di Motta di Livenza, approffittando della bella stagione ormai alle porte.
Un grazie personale, e qui mi congedo, a Pablo, Francesco C, Elena, Carmen(from London), Ivana, Elisa, Francesco B, Marco e tutti coloro che hanno voluto ed hanno creduto fin dall’inizio a questo progetto. Rinnovo l’invito a chiunque volesse dare il proprio contributo a farsi avanti….LUNGA VITA A OMILOS!!!
Pubblico un articolo segnalato da Elena, scritto da Marco Revelli.
Le elezioni della povertà cancellata
Potrebbe sembrare incredibile. Persino impossibile. Eppure è così. Il tema che dovrebbe essere al centro del dibattito politico, tanto più nel suo momento cruciale, la chiusura di una campagna elettorale in cui si decidono gli equilibri futuri e l’assetto del paese, al centro non c’è. E neanche alla periferia, che ne so, magari annidato in qualche passaggio secondario di un comizio… Niente. I due protagonisti principali di questa desolante vicenda elettorale di molto hanno parlato, di Ronaldinho e di Totti, di donne e di film, l’uno svendendo bolli automobilistici, l’altro spacciando l’ottimismo come nuova virtù teologale, ma alla questione neppure un accento. E gli altri, i «piccoli», erano probabilmente troppo occupati a portare a casa la pelle, per guardarsi anche solo intorno. Mi riferisco, naturalmente, all’allarme lanciato dal Direttore generale della Fao, il senegalese Jacques Diouf, proprio a Roma, proprio nel giorno della kermesse finale della nostra campagna elettorale, a proposito della «crisi alimentare globale» in corso, destinata ad aggravarsi drammaticamente nei prossimi mesi: «Se il cosiddetto Nord del mondo non cambierà modello di sviluppo - ha detto -, la bolletta per i cereali nei paesi poveri continuerà a crescere e le rivolte popolari e sociali che oggi colpiscono Egitto, Tunisia, Senegal, Burkina Faso, Camerun, Guinea, Haiti e tanti altri paesi poveri, dilagheranno». Il giorno prima Robert Zoellick - non un esasperato agitatore no-global ma il presidente della Banca Mondiale -, non era stato meno allarmante, dichiarando che «l’aumento dei prezzi degli alimentari taglierà almeno sette anni sul cammino della riduzione della povertà» a livello mondiale, ottenendo la stessa sordità da parte del mondo politico. E anche (con poche eccezioni, tra cui questo giornale), in quello giornalistico. Eppure, se si guardano i dati, allarmi come questi appaiono persino moderati. Addirittura reticenti. Ci parlano di un’emergenza globale in atto, destinata molto probabilmente a cambiare radicalmente gli scenari politici e sociali, non solo alla periferia del mondo, ma anche nei suoi vari centri, nelle cittadelle dello sviluppo e del cosiddetto benessere. Il prezzo del grano, ad esempio, che nell’ultimo anno ha subito un aumento del 56% - come è stato detto in questi giorni -, è tuttavia da almeno un quinquennio (da quando siamo entrati in una nuova fase della globalizzazione, cioè) che sale con continuità: costava 161 dollari alla tonnellata nel 2003, è salito a una media del 10% all’anno fino al 2006, poi del 10% al mese a partire dall’inizio del 2007. Oggi costa più di 480 dollari, con un aumento di più del 400% nel quinquennio! Il riso, che costava 300 dollari alla tonnellata nel 2000, oggi è quotato 880 dollari (quello di media qualità, mentre quello aromatico di alta qualità «schizza per la prima volta oltre i mille dollari», esattamente come la quotazione dell’oro). Il frumento entra costitutivamente nell’alimentazione di base di almeno due terzi della popolazione mondiale: quella che destina all’alimentazione circa l’80% del proprio reddito. Dal riso dipende la sopravvivenza di due miliardi e mezzo di persone nella sola Asia, dove si concentra oltre un miliardo di poveri assoluti (quelli con meno di 2 dollari al giorno). E’ stato calcolato che per ogni punto percentuale in più nel prezzo dei cereali, circa 16 milioni di persone si aggiungeranno a quelli che già sono a «rischio fame»; e che già allo stato attuale delle cose nel mondo circa 25.000 persone al giorno muoiono di fame o per cause correlate alla povertà. Che accadrà se l’attuale dinamica dei prezzi dovesse prolungarsi, o anche solo se non si verificasse una consistente riduzione? La questione è tanto più allarmante se si considerano le cause «dell’inflazione alimentare». Giocano, va detto, alcuni fattori contingenti: condizioni climatiche avverse, il gelo cinese, la siccità australiana, i parassiti del riso vietnamiti. E la devastante «finanziarizzazione» del mercato alimentare - il boom dei futures sui cereali, diventati appetitose occasioni di investimento speculativo dopo la crisi dei mutui e la caduta del mercato azionario - da cui dipende la catastrofica «volatilità» dei prezzi alimentari (solo nell’ultima settimana alla «borsa» del riso il costo è salito di 100 dollari…). Ma tutti gli analisti sottolineano le ragioni «strutturali» del fenomeno. Tutti, con esasperante monotonia, ricordano, nell’ordine, oltre ai mutamenti climatici (che non possono più essere considerato una «contingenza» ma una costante connessa con le attività umane), la riduzione delle terre coltivate e delle risorse idriche consumate dall’industrializzazione, l’aumento del tenore di vita di parti non maggioritarie ma consistenti di popolazione in Cina e in India (e dunque il mutamento del loro regime alimentare), oltre alla dissennata corsa ai biofuels, ai carburanti biologici, scatenata dall’Occidente, Stati uniti ed Europa in testa, come risposta alla crisi petrolifera. Fattori questi tutti, senza eccezione, difficili da modificare in tempi brevi, connessi come sono al nostro sistema di vita. Fattori «strategici» del modello socio-produttivo e dello stile di vita caratteristico della «società globale» quale è stata pensata e realizzata come unico sistema possibile e perseguibile! E quale si rivela, invece, umanamente e socialmente insostenibile. Siamo dunque, si direbbe, alla resa dei conti. O meglio: al punto in cui l’umanità - il pianeta - ci presenta i conti della nostra follia. Può darsi che a Roma si considerino semplici rumori di fondo lo strepito delle rivolte per il pane (e per il riso) che viene dalle periferie dell’impero. E che affaristi e buonisti variamente contrapposti o ricombinati, pensino che potremo continuare a giocare nella fiera della vanità che è diventato lo spazio politico mediatizzato; che le cose serie saranno il bollo auto o le grandi opere, il business di Publitalia o quello delle cooperative non più rosse. Ma non sarà così. Intanto perché la tragedia delle periferie è detinata a varcare i nostri confini, non solo in forma di flussi migratori, ma anche di «inflazione alimentare» indotta. Di «importazione di poveri» non solo perché i poveri del mondo muoveranno verso di noi, ma anche perché i nostri poveri aumenteranno. Già stanno aumentando, con i prezzi alle stelle della pasta, del pane, del riso e del latte. E poi perché nessuno può più, moralmente, ritenersi innocente per quanto avviene là, nel momento in cui, anche solo con una scelta di consumo, un pieno in più all’auto, un investimento in banca, un piatto in tavola, si decide il destino (mortale) di altri, invisibili ma reali. Forse allora, davvero, quello di questi due giorni è stato un gioco, a cui milioni di noi abbiamo giocato con gli occhi bendati.