OMILOS

Associazione culturale

Processo breve?

Pubblicato da associazioneomilos su Mercoledì 18 Novembre 2009

Alcune delucidazioni sul cosiddetto “processo breve”.

“Processi brevi”, quant’è lontana l’Italia dall’Europa

di Silvia Buzzelli*

La prima parola che viene in mente leggendo articoli e notizie in cui si parla di “processo breve”, e dello schema di disegno di legge che lo contiene, è “indecente”.
Non si tratta dell’ennesima parola forte, ad alto impatto emotivo, con la quale bollare l’assalto che il potere politico sta conducendo nei confronti della Costituzione, della giustizia e della magistratura. “Indecente” è termine assai preciso: il suo contrario (cioè “decente”) è stato utilizzato da un intellettuale (Margalit) per qualificare la società che non conosce umiliazioni.
L’indecenza, insomma, comincerebbe proprio nel momento in cui si umilia qualcuno.
E il disegno di legge sul “processo breve” umilia soprattutto la Corte di Strasburgo, avvilendone il ruolo di garante della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Non è passato un mese da quando i giudici europei sono stati oltraggiati per aver osato rammentare all’Italia che il crocefisso, al pari di qualsiasi altro simbolo religioso, non andrebbe esposto nei luoghi pubblici. Se lo si fa, si violano il diritto all’istruzione e la libertà di pensiero, diritti che la Convenzione europea garantisce e protegge.
Vicenda davvero emblematica quella che ha per oggetto la croce. Nessuno (o quasi) ha letto le sedici pagine che compongono la sentenza (a tal punto che la Corte europea finisce per essere confusa con la Corte di giustizia delle Comunità europee). Tutti (o quasi), però, si sentono in dovere di criticare, in maniera spesso sguaiata, il provvedimento; comunque ne prendono le distanze, ignorando con superficialità gli autentici contorni della questione.
A pochi giorni dagli attacchi feroci, ecco la situazione ribaltarsi. La medesima Corte viene ora indicata quale musa ispiratrice dell’iniziativa sul “processo breve”: bisogna cambiare per forza, si sostiene, lo esigono i giudici di Strasburgo che migliaia di volte hanno condannato lo Stato italiano per la durata irragionevole dei suoi processi. Va tutelato “il cittadino contro la durata indeterminata dei processi” (strana intestazione del disegno di legge, quando mai i processi sono indeterminati, e la prescrizione verrebbe da chiedersi?)
Così si strumentalizza il prezioso lavoro della Corte europea, si tradisce il suo modo di procedere disincantato che unisce l’analisi specifica del caso singolo alla raffinata disquisizione teorica.
Così si miscelano pericolosamente concetti fra loro differenti: la ragionevolezza nulla ha da spartire con ciò che si presenta breve, veloce, sommario. E’ il metro col quale la Corte di Strasburgo calcola la durata di ogni processo dall’inizio alla fine (la categoria dell’indeterminato è una bizzarria italiana).
Non c’è un limite predeterminato: questo è il punto. Tutto appare relativo e variabile, a seconda dei comportamenti dei protagonisti e delle tipologie di processo.
I giudici, per stabilire se quella vicenda in realtà abbia oltrepassato la soglia del ragionevole, considerano una serie di elementi. Conta, ad esempio, la scarsa diligenza delle autorità pubbliche, non esclusivamente l’inerzia imputabile ai magistrati. In certe occasioni pesa l’abuso delle tecniche ostruzionistiche impiegate dalla difesa (nel giusto processo mancano obblighi di collaborazione, però alcuni atteggiamenti della persona accusata possono risultare poco, se non per niente esemplari, tanto che chi li pone in essere non potrà poi lamentarsi dell’eccessiva lunghezza della sua vicenda, se ha contribuito a dilatarne i tempi).
Ogni processo è una storia a sè: ci possono essere vicende giudiziarie complesse, particolarmente complesse, oppure ordinarie. Esiste, inoltre, la categoria degli affari prioritari in cui, essendo alta la “posta in gioco”, bisogna fare in fretta, poiché il ricorrente ha subito violenze da parte della polizia o si trova detenuto, magari in cattive condizioni di salute.
Emerge un dato piuttosto interessante che si conosce consultando le statistiche europee (gli organismi del Consiglio d’Europa sfornano in continuazione relazioni, schemi, rapporti che, di tanto in tanto, andrebbero almeno sfogliati): sono i processi dell’area extrapenale, civile e amministrativa quindi, a trascinarsi per più anni.
Perché, allora, l’allarme riguarda unicamente la sfera penale: che qualcuno abbia interessi personali da difendere? Chissà.
Ancora una domanda.
La Corte di Strasburgo ha individuato i vari punti di sofferenza che affliggono l’intero sistema della giustizia penale italiana: contumacia, mancato rispetto del contraddittorio, sovraffollamento delle carceri, espulsioni troppo facili e disinvolte di individui disperati verso paesi che praticano la tortura. Sono davvero questioni di nessun conto? Chissà.
Continuando ad occuparsi di “cose europee” si fanno scoperte, ecco l’ultima: fuori dai confini nostrani l’aggettivo “ragionevole” non basta più, oramai si è fatto un passo avanti; la durata del processo deve essere addirittura “ottimale e prevedibile”.
L’Italia, inadempiente agli obblighi internazionali, ritardataria, poco informata, lontana dall’Europa non se ne sta, probabilmente, neppure accorgendo.

* Professore di procedura penale europea nell’Università di Milano‐Bicocca

(17 novembre 2009)

A domani con la privatizzazione dell’acqua.

 


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Ad ognuno la sua croce

Pubblicato da associazioneomilos su Martedì 17 Novembre 2009

Che siate cattolici, musulmani, buddisti, induisti, ebrei, atei, laici, la figura di merda che per l’ennesima volta ci hanno fatto fare questi omuncoli non rappresentanti del popolo Italiano, quello con la I maiuscola è da incorniciare. Possibile che dobbiamo sempre contraddistinguerci nel male più che nel bene. La sentenza della Corte Europea sul crocifisso nelle aule scolastiche non fa altro che sancire ciò che due articoli della nostra Costituzione,cioè l’art.7 che recita: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani…” e l’art.8 che recita: ”Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge…”. Tutte quelle belle parole di chi vuole difendere la religione cattolica, i La Russa e Borghezio di turno se ne stiano zitti. La realtà italiana ha trasformato la religione in un fattore di comodo, tutti i giorni sputiamo sui valori del Cristianesimo. E voi elettori, gli stessi che vi inalberate di fronte a chi vuole togliere la croce dalle aule, siete gli stessi che nei grossi centri commerciali, le vere chiese moderne, acquistano l’albero di Natale già ad ottobre, ancora prima della commemorazione dei defunti. E’ solo un esempio.

Questa volta sarò breve.
Ho dovuto aspettare qualche giorno per superare lo choc procuratomi da un ministro della Repubblica che gridava, con la sua voce roca, come un tarantolato, con gli occhi fuori dalle orbite, le vene del collo gonfie e rosse: “Devono morire!”, e ripeteva, come una giaculatoria, però urlata, queste due parolette, che talora invertiva: “Morire, devono!”, alla siciliana. Siciliano è in effetti – e spiace per l’Isola meravigliosa – il signore (si fa per dire) in questione: un ex picchiatore fascista divenuto coordinatore dell’ala costituita da Alleanza Nazionale in seno al Popolo delle Libertà. Insomma, il signore in parola, pizzetto e baffi vagamente satanici, è il mitico Ignazio La Russa. Un ministro in carica che commentava così l’ormai famosa sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo, sulla presenza del crocefisso nelle aule scolastiche. Ne abbiamo viste, lette e sentite, di tutti i colori, da quel dì. Abbiamo letto le banalità cerchiobottistiche del Corriere della Sera; ma anche su altri giornali più di un commentatore si è sentito in dovere di dire che la sentenza della Corte non era vincolante. E che era esagerata.

Ma soprattutto abbiamo assistito a una fiera di volgarità che ha avuto momenti di autentica barbarie. Al primo posto, se volessimo stilare una graduatoria, distaccando di molte lunghezze il pacato La Russa, si colloca il solito Vittorio Sgarbi, il quale si è esibito, tra l’altro, essendo sindaco in Sicilia (ancora!): esempio vivente di come la televisione possa tirar fuori da ciascuno il suo peggio, che, in costui, è moltiplicato per un fattore 1000 si può dire ogni mese. Accanto a lui, in una kermesse televisiva, immortalata dal benemerito Blob, abbiamo potuto ammirare un sedicente psichiatra, già deputato, ora imbonitore televisivo; e, nella stessa trasmissione, abbiamo potuto non soltanto notare gli insulti scaraventati su quanti cercavano di tenere alta la bandiera almeno della decenza laica, ma ammirare enormi crocefissi appuntati sulle giacce e le maglie e le tonache (il prete non mancava, naturalmente) dei presenti. Anticipazione delle campagne volte a “popolarizzare” il crocefisso, di cui abbiamo avuto qualche notizia, o addirittura delle incursioni squadristiche volte a imporlo. A quando i nuovi Cavalieri dello Spirito Santo ci vorranno tatuare da qualche parte la croce?

Insomma, il Ku Klux Klan avanza. E trova una sponda compiaciuta nelle gerarchie ecclesiali, a cui non par vero di assistere a tale mobilitazione in difesa del “simbolo”della “vera fede”, salvo poi ricordare – ma questo non pare sia stato fatto – che in nome di quel simbolo i cattolici hanno sterminato altri cristiani, e anche i protestanti non si sono tirati indietro nella realizzazione di attacchi sistematici, di persecuzioni e violenze su varie confessioni religiose tutte cristiane. E che dire delle performances di quei politici di governo che ora pretendono, per contrastare la ventata di laicismo proveniente dal Nord Europa, di obbligarci tutti, nelle scuole, nelle università, negli uffici, a inchiodare di nuovo il Cristo al muro: non come uomo, ma come effigie.

E tutti a sproloquiare sulle radici giudaico-cristiane del Vecchio Continente, mentre si producono forme di inciviltà, anzi di vera crudeltà, nell’indifferenza generale: sono cristiani, quelli che nelle amministrazioni comunali (di vario colore) stanno trasformando le panchine pubbliche, onde renderle non fruibili da qualcuno che, senza tetto né letto, voglia riposare le sue stanche membra? No. Quel qualcuno non può dormire su una panchina. Non può allungarsi. Può al massimo star seduto, in modo composto, con gli occhi bassi. Meglio naturalmente, invece se raccoglie i suoi stracci e li porta lontano. Insomma, deve andarsene. Dove? Non importa. Oppure la risposta è più netta, ove si tratti di stranieri, possibilmente dalla pelle scura, o da tratti somatici magari europei, ma riconoscibili come “dell’Est”: per loro le radici cristiane non valgono. O valgono poco. Per loro la risposta, ad ogni pur flebile protesta, è: “Vattene a casa tua!”. E qual è la loro casa? E in cosa è diversa dalla nostra? E il diritto universale all’ospitalità teorizzato da Kant alla fine del Settecento? Non è forse Immanuel Kant, genio immortale del Pensiero, un padre della “identità europea”? Ammesso esista, l’identità europea.

Già, sono tutti cristiani, anzi cristianissimi. Gli stessi che in nome di un sedicente “partito della vita”, si oppongono alla ricerca scientifica, si oppongono alla “pillola del giorno dopo”, si oppongono all’aborto, all’eutanasia; e vogliono addirittura reintrodurre il matrimonio coattivo, cancellando il divorzio dal nostro orizzonte. E così via. Cristiani mentitori, amici dei criminali, e da loro quindi favoriti, cristiani che rubano sul peso, che evadono le tasse, che organizzano truffe in grande e piccolo stile; cristiani compratori e venditori di corpi femminili di cui sono “utilizzatori”. Cristiani pronti a giurare e spergiurare su quel povero Cristo messo in croce. Che vorrebbero imporci, loro; proprio loro che dall’esperienza, reale o simbolica, di quell’uomo, dai suoi insegnamenti, non hanno appreso nulla. E lo bestemmiano nei loro comportamenti ogni giorno. Senza remore né turbamenti. E intanto lo evocano, quasi fosse un loro paladino. Il che equivale a reiterare, ogni giorno la crocifissione del Cristo.

Angelo d’Orsi

(17 novembre 2009)

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No alla droga

Pubblicato da associazioneomilos su Lunedì 16 Novembre 2009

Da qualche giorno per TV fanno passare uno spot nel quale dei calciatori, che guadagnano fior di miliardi, che come lavoro danno calci ad un pallone, che non hanno il mutuo da pagare, la rata della macchina, la caldaia che esplode proprio il primo giorno d’inverno, fanno un importante appello “contro la droga”. Efficace devo dire. In Italia il consumo di alcool e cocaina è tra i più alti d’Europa. L’alcool è tra le sostanze psicotrope più pericolose e legali, pubblicizzata con frequenza martellante tra uno spot di automobili ed uno di telefonini. La cocaina oramai è scesa a “tariffe” talmente abbordabili che il suo consumo non è più d’elite. Abbiamo ministri che scelgono di fare il test antidroga con esibizionismo vergognoso, nel giorno che scelgono loro. Abbiamo una legge che equipara droghe leggere e pesanti allo stesso livello, senza alcuna base medica o scientifica. Abbiamo le forze dell’ordine che combattono giorno e notte per ostacolare lo spaccio ed il traffico di sostanze stupefacenti, una delle principali fonti di guadagno delle organizzazioni criminali. Arrivati a questo punto, è un po’ come la prostituzione. Magari la soluzione giusta è proprio rendere legali questi due fenomeni, regolarizzarli. Così da controllarli. In questo modo il mestiere più antico del mondo verserà anch’esso i contributi, in questo modo chi volesse esercitare di propria sponte avrà tutte le garanzie previdenziali e le tutele sanitarie che spettano a qualsiasi lavoratore. Magari se uno potesse coltivare la propria piantina di Marijuana a casa tra i pomodori eviterebbe di ricorrere al pusher di fiducia, e magari il ragazzetto dissuaso da quella ormai persa illegalità non si avvicinerebbe nemmeno allo spinello, considerandolo alla stregua di una sigaretta. Non lo so ragazzi e mi scuso per questo groviglio contorto di considerazioni, ma quello spot mi ha scatenato una serie di domande che ho succitato. Spero di avervi creato talmente tanta confusione in testa, che qualcuno di voi prenderà la tastiera e finalmente scriverà un commento: – Ma smettila drogato!

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Senza parole

Pubblicato da associazioneomilos su Giovedì 12 Novembre 2009

La visone di questo filmato, per il suo contenuto impressionabile, è consigliabile ad un pubblico adulto.

E’ stato difficile trovare un titolo per questo post. Probabilmente lo sdegno annebbia la mente. Mi sono venute in mente quelle vignette dei settimanali di enigmistica, purtroppo questa volta non c’è niente da ridere. E’ grave che accadono episodi di questo tipo nelle nostre carceri e nei nostri commissariati. E’ difficile comprendere come le persone che dovrebbbero proteggerti, forti della divisa che indossano e dei valori che essa rappresenta, possano ridursi schiavi della violenza, possano ridurre un ragazzo fermato per detenzione di sostanze stupefacenti in condizioni tanto gravi da ucciderlo. E’ inamissibile che lo Stato anzichè fare chiarezza ed eliminare le mele marce presenti all’interno degli organi di polizia, faccia quadrato attorno a sè, negando palesemente l’evidenza dei fatti, con affermazioni di giorno in giorno contradditorie. In questo modo c’è il rischio di alzare un muro tra i cittadini e le forze dell’ordine. Se viene meno la fiducia in coloro che dovrebbero difenderci e garantire la giustizia, si aprono scenari pericolosi per questo Paese.

In memoria di Stefano Cucchi, Francesco Aldovrandi e tutti coloro sono caduti sotto i colpi dell’inGiustizia.

Un onorevole incivile e un commento esemplare

Il Giovanardi mannaro

di Francesco Merlo, da Repubblica, 10 novembre 2009

Suscita rabbia e pena, una pena grande, il sottosegretario Carlo Giovanardi, cattolico imbruttito dal rancore, che ieri mattina ha pronunziato alla radio parole feroci contro Stefano Cucchi. Secondo Giovanardi, Stefano se l´è cercata quella fine perché «era uno spacciatore abituale», «un anoressico che era stato pure in una comunità», «ed era persino sieropositivo». Giovanardi dice che i tossicodipendenti sono tutti uguali: «diventano larve», «diventano zombie». E conclude: «È la droga che l´ha ridotto così».

Giovanardi, al quale è stata affidata dal governo «la lotta alle tossicodipendenze» e la «tutela della famiglia», ovviamente sa bene che tanti italiani – ormai i primi in Europa secondo le statistiche – fanno uso di droga. E sa che tra loro ci sono molti imprenditori, molti politici, e anche alcuni illustri compagni di partito di Giovanardi. E, ancora, sa che molte persone «per bene», danarose e ben difese dagli avvocati e dai giornali, hanno cercato e cercano nei cocktail di droghe di vario genere, non solo cocaina ed eroina ma anche oppio, anfetamine, crack, ecstasy…, una risposta alla propria pazzia personale, al proprio smarrimento individuale. E alcuni, benché trovati in antri sordidi, sono stati protetti dal pudore collettivo, e la loro sofferenza è stata trattata con tutti quei riguardi che sono stati negati a Stefano Cucchi. Come se per loro la droga fosse la parte nascosta della gioia, la faccia triste della fortuna mentre per Stefano Cucchi era il delitto, era il crimine. A quelli malinconia e solidarietà, a Stefano botte e disprezzo.

Ci sono, tra i drogati d´Italia, «i viziati e i capricciosi», e ci sono ovviamente i disadattati come era Stefano, «ragazzi che non ce la fanno» e che per questo meritano più aiuto degli altri, più assistenza, più amore dicono i cattolici che non “spacciano”, come fa abitualmente Giovanardi, demagogia politica. E non ammiccano e non occhieggiano come lui alla violenza contro “gli scarti della società”, alla voglia matta di sterminare i poveracci; non scambiano l´umanità dolente, della quale siamo tutti impastati e che fa male solo a se stessa, con l´arroganza dei banditi e dei malfattori, dei mafiosi e dei teppisti veri che insanguinano l´Italia.

Ecco: con le sue orribili parole di ieri mattina Giovanardi si fa complice, politico e morale, di chi ha negato a Stefano un avvocato, un medico misericordioso, un poliziotto vero e che adesso vorrebbe pure evitare il processo a chi lo ha massacrato, a chi ha violato il suo diritto alla vita.

Anche Cucchi avrebbe meritato di incontrare, il giorno del suo arresto, un vero poliziotto piuttosto che la sua caricatura, uno dei tanti poliziotti italiani che provano compassione per i ragazzi dotati di una luce particolare, per questi adolescenti del disastro, uno dei tantissimi nostri poliziotti che si lasciano guidare dalla comprensione intuitiva, e certo lo avrebbe arrestato, perché così voleva la legge, ma molto civilmente avrebbe subito pensato a come risarcirlo, a come garantirgli una difesa legale e un conforto civile, a come evitargli di finire nella trappola di disumanità dalla quale non è più uscito.

Perché la verità, caro Giovanardi, è che gli zombie e le larve non sono i drogati, ma i poliziotti che non l´hanno protetto, i medici che non l´hanno curato, e ora i politici come lei che sputano sulla sua memoria. I veri poliziotti sono pagati sì per arrestare anche quelli come Stefano, ma hanno imparato che ci vuole pazienza e comprensione nell´esercizio di un mestiere duro e al tempo stesso delicato. È da zombie non vedere nei poveracci come Cucchi la terribile versione moderna dei “ladri di biciclette”.

Davvero essere di destra significa non capire l´infinito di umiliazione che schiaccia un giovane drogato arrestato e maltrattato? Lei, onorevole (si fa per dire) Giovanardi, non usa categorie politiche, ma “sniffa” astio. Come lei erano gli “sciacalli” che in passato venivano passati alla forca per essersi avventati sulle rovine dei terremoti, dei cataclismi sociali o naturali.

Giovanardi infatti, che è un governante impotente dinanzi al flagello della droga ed è frustrato perché non governa la crescita esponenziale di questa emergenza sociale, adesso si rifà con la memoria di Cucchi e si “strafà” di ideologia politica, fa il duro a spese della vittima, commette vilipendio di cadavere.

Certo: bisogna arrestare, controllare, ritirare patenti, impedire per prevenire e prevenire per impedire. Alla demagogia di Giovanardi noi non contrapponiamo la demagogia sociologica che nega i delitti, quando ci sono. Ma cosa c´entrano le botte e la violazione dei diritti? E davvero le oltranze giovanili si reprimono negando all´arrestato un avvocato e le cure mediche? E forse per essere rigorosi bisogna profanare i morti e dare alimento all´intolleranza dei giovani, svegliare la loro parte più selvaggia?

Ma questo non è lo stesso Giovanardi che straparlava dell´aborto e del peccato di omosessualità? Non è quello che difendeva la vita dell´embrione? È proprio diverso il Dio di Giovanardi dal Cristo addolorato di cui si professa devoto. Con la mano sul mento, il gomito sul ginocchio e due occhi rassegnati, il Cristo degli italiani è ben più turbato dai Giovanardi che dai Cucchi.

(10 novembre 2009)

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Camicie verdi: il gran finale

Pubblicato da associazioneomilos su Mercoledì 11 Novembre 2009

Ecco il gran finale di un documentario che, a mio avviso, fa trasparire l’alto grado di civiltà e di cultura dei rappresentanti della Lega Nord. Sfido chiunque a non iscriversi al partito con questo popò di leader.

Scusate il sarcasmo ma proprio non ce la faccio. Non affiderei nemmeno un gregge di pecore a questi qui. Soprattutto per la sorte delle povere pecore nere. Sfido chiunque abbia un po’ di cervello a giustificare i proclami e le dichiarazioni dei portavoce di questo partito. Fatto recentissimo la tentata istituzione di un’accademia di “polisia padana”. Tutto ciò è gravissimo e la colpa è deve ricadere sulle urla animali dei vari Borghezio/Calderoli/Gentilini di turno, che parlando alle folle, parlando anche a elementi deboli della società, non possono sottrarsi alle responsabilità di reazioni violente e incivili dei loro seguaci.

Mentre l’Europa prende coscenza dell’arrichimento sotto tutti i punti di vista, di una società multietnica e multiculturale, il nostro Paese viaggia nella direzione opposta, sotto il falso spettro di una sicurezza messa in pericolo secondo loro, dalla crescente immigrazione. L’infondere la paura nella gente, attraverso un martellante gioco di disinformazione, è una cosa subdola e deprecabile, soprattutto perchè maschera di semplici giochi di potere, che hanno come unico obiettivo la poltrona, anzichè il reale bisogno dell’elettorato.

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I conti non tornano

Pubblicato da associazioneomilos su Martedì 10 Novembre 2009

 

Il 10 settembre 2009, la Corte dei Conti prende a esame il contratto stipulato dal Ministero della Salute con l’azienda farmaceutica Novartis, pubblica la delibera n. 16 della quale riporto i passaggi a mio avviso più importanti, ad ogni modo allego tutto il testo, per chi volesse leggerla attentamente.

[...]

1)      la decima premessa – parte integrante del contratto – precisando che l’esito delle ricerche, la capacità di sviluppare con successo il Prodotto, i tempi di produzione, la qualità dell’inoculo virale, la capacità produttiva e il lancio del prodotto sono ancora in corso di definizione, sembra vanificare a favore della Novartis tutti i successivi vincoli contrattuali; [...]

4)      l’art. 4.1 stabilisce che il Ministero accetti il prodotto anche in assenza dell’autorizzazione all’ammissione in commercio in Italia, concordando in tal caso un generico “Quality Agreement”; [...]

6)      l’art. 4.4, riguardante eventuali difetti di Fabbricazione o Danni Fisici del prodotto, richiede l’accordo della Novartis sull’esistenza degli stessi;

7)      l’art. 4.5 prevede rimborsi al Ministero per danni causati a terzi, limitatamente a causa di Difetti di Fabbricazione, mentre ai sensi dell’art. 4.6 il Ministero dovrà risarcire Novartis per danni causati a terzi in tutti gli altri casi;

8)      l’art. 9.3 prevede il pagamento alla Novartis di euro 24.080.000 (al netto di IVA) ai fini della partecipazione ai costi in caso di non ottenimento dell’autorizzazione all’immissione in commercio del Prodotto, senza alcuna specificazione in merito ai criteri di quantificazione del predetto importo; [...]

11)      il contratto appare carente di parere di organo tecnico in grado di attestare la congruità dei prezzi in esso concordati.

Alla luce delle considerazioni della Corte dei conti, veniamo a sapere che:

-  Anche se la Novartis non arrivasse in tempo a fornire i vaccini, noi pagheremmo lo stesso 24.08.000 euro. (Vedi punto 8).
-  Il Ministero pagherà Novartis anche in caso di “non ottenimento dell’autorizzazione all’immissione in commercio del Prodotto”. (Vedi punto
-    Il fornitore (nel caso specifico Novartis) pagherà l’IVA alla consegna e non alla stipula del contratto. (Vedi punto 2)
-   Nell’eventualità che ci siano difetti di fabbricazione, sarà la Novartis a dire l’ultima parola sulla consistenza degli stessi. (Vedi punto 6)
-    Novartis pagherà i danni in caso di difetto di fabbricazione, in tutti gli altri casi di danni a terzi pagherà il Ministero. (Vedi punti 6 e 7)
-  Per la Novartis non è prevista alcuna penalità. (Vedi punto 3).

La Corte dei conti conclude il documento affermando “Queste dettagliate deroghe – anche se non del tutto esaustive – inducono la Sezione a ritenere il provvedimento al di fuori degli ordinari schemi contrattuali e di conseguenza – nel riconoscere l’eccezionalità e somma urgenza dell’intervento – a non procedere alla disamina dei vari punti di rilievo sollevati dall’Ufficio di controllo.

Se ce ne fosse bisogno, abbiamo avuto ulteriore prova della incapacità dei nostri governanti nello spendere i soldi dei cittadini governati, come ci attesta la conclusione del documento al punto 11.”

da volabimbo


 

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Influenza A…nvedi dannà…

Pubblicato da associazioneomilos su Mercoledì 4 Novembre 2009

Pubblico un primo stralcio di un’intervista molto interessante a Jane Burgermeister, una giornalista austriaca che ha recentemente sporto denuncia presso l’FBI contro l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le Nazioni Unite (ONU) e diversi personaggi legati alla propagazione volontaria dell’influenza suina, con lo scopo di lucro e di depopolamento mondiale. Di seguito l’intervista a Lucia Lopalco, a capo dell’unità di Immunobiologia di Hiv del San Raffaele.

L’influenza A tra bufale (d’oro) e allarmismo di Stato

di Ilaria Donatio

“Questa storia dell’influenza A è una bufala pazzesca”. Lucia Lopalco è a capo dell’unità di Immunobiologia di Hiv del San Raffaele e insieme al suo staff, pochi mesi fa, si è aggiudicata un premio di 100 mila dollari assegnato dalla fondazione statunitense Bill and Melinda Gates Foundation.

Una bufala che riempie tutte le prime pagine di oggi, però…
Infatti, se non fossi tanto disgustata dall’assenza di professionalità che viene fuori da questa vicenda (identica all’altra di qualche anno fa, nota come influenza aviaria), ci sarebbe solo da ridere. L’unica cosa vera è che il virus H1N1 è particolarmente virulento per tutte le persone gravemente immunocompromesse. Ma si tratta di una normale influenza che una persona in salute (cioè non affetta da gravi patologie) cura con una settimana di riposo nel letto di casa propria: lo scorso anno sono morte 30 mila persone a causa dell’influenza stagionale.

Il vaccino, dunque, che senso avrebbe?
Il vaccino deve essere assunto solo da chi è affetto già da gravi patologie: un paziente sieropositivo, dunque immunodepresso, piuttosto che rischiare la vita e contrarre il virus, ha senso che faccia fronte a possibili effetti collaterali del vaccino stesso. Per le persone sane, invece, è dannoso: non ci sono controlli, in compenso, è in corso un rumorosissimo battage pubblicitario.

Pandemia sì, ma di guadagni per le case farmaceutiche?
Il farmaco è stato sviluppato da Novartis (multinazionale farmaceutica svizzera, ndr) che ha concluso con il governo un contratto capestro che la Corte dei Conti ha giudicato non valido. Il punto è che sulla base di questo contratto, se intervengono effetti collaterali dopo l’inoculazione del siero, non ne risponde la casa farmaceutica (come dovrebbe) ma lo Stato. Cosa vuol dire?

Ce lo dica lei.
Che ha pochissime sperimentazioni e, infatti, moltissimi medici (che sono i principali untori) si rifiutano di farlo.

Si può parlare di una concentrazione di casi a Napoli, come già si sta facendo (più della metà delle 17 vittime è campana ndr)?
Solo se le vittime fossero 100 e i casi riscontrati in Campania fossero 80, potremmo fare una valutazione e spingerci in un’analisi che avrebbe un senso. La domanda è: a Napoli, quanti casi di morte per l’influenza stagionale abbiamo avuto negli ultimi 10 anni? Se fossero superiori alla media nazionale, poi, dovremmo ragionare di malasanità. Ma quella è un’altra storia.

Cosa deve fare una persona sana che contrae il virus A?
Niente allarmismi: basterà una dose doppia di tachipirina. E l’assunzione di antibiotici, per evitare infezioni batteriche in chi abbia le difese immunitarie già compromesse.


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The music is not over

Pubblicato da associazioneomilos su Martedì 3 Novembre 2009

Omilos Associazione Culturale e Accastorta Folk’en Roll Bend hanno deciso dopo un periodo di convivenza, di sposare un unico progetto. Sarebbe stato stupido continuare a viaggiare su strade parallele condividendo la stessa meta. Omilos ormai la conoscete, grazie alle nostre iniziative, grazie a questo blog, grazie al lavoro quotidiano di un manipolo di persone, per cui fidatevi. Crediamo molto in questo trio di recente formazione, in grado di accontentare un vasto pubblico, dai grandi ai piccini. La loro musica apparentemente semplice, incalzante, senza grosse pretese, è arricchita da testi del tutto originali, testi che raccontano di noi, delle nostre esperienze comuni, della nostra terra, azzerando tutto, cercando di rimodellare quell’appiattimento culturale che ha “piallato” anche il mondo della musica.  La fusione di generi come il folk, il blues, il rock, lo ska, il reggae, creano un sound innovativo tutto da ballare. Rieduchiamo le nostre orecchie al piacere della musica con la M maiuscola. Artefici del progetto: alla chitarra e voce degli Accastorta Emanuele Dall’Acqua, al basso, l’anima blues Alessandro Caicco, al cajon e alle percussioni Francesco Serafin.

Vi invito ovviamente alla visita del loro sito attualmente in fase di completamento a questo link

www.accastorta.wordpress.com

oppure alla pagina myspace:

www.myspace.com/accastorta

Stay with us…

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Non ci resta che…ridere

Pubblicato da associazioneomilos su Lunedì 2 Novembre 2009

Iniziamo questo lunedì piovoso con un articolo di Andrea Scanzi, che commenta con la sua solita ironia l’episodio del servizio andato in onda su canale 5 sul pedinamento nei confronti del giudice Mesiano (comunista). Continua inoltre con due interventi di La Russa e Lupi. Buona lettura.

I tre dell’Ave Berlusca: Spinoso, Lupi, La Russa

di Andrea Scanzi

Buongiorno. Vi scrivo dal confino malesiano. Sono stato spedito a Kuala Lumpur dal governo. Adesso vivo al trentasettesimo piano di un grattacielo abitato da terroristi del Borneo che si cibano di bacche mefitiche. L’Esecutivo mi ha – giustamente – punito dopo che è spuntato un video, girato da quattro carabinieri albini, in cui mi si vedeva vagamente preso durante una seduta di trampling estremo con Mara Carfagna. La Carfagna, per l’occasione, indossava delle babbucce con tacco 12. Era una cosa molto cool, ma Berlusconi non ha apprezzato l’esibizione.

Uffa.

Ho così ricevuto una telefonata da Giulio Tremonti. Aveva la erre così moscia che mi sono addormentato come un bambino toccato dal palmo della mano di Jean-Baptiste Adamsberg (questa è carina: lo so, io leggo Fred Vargas e voi no. Voi leggete solo Scalfari. E si vede: siete tristi). Giulio mi ha accusato di mille nefandezze. Avevano fatto ricerche su di me, frugando negli archivi di MicroMega. Si è così scoperto che a 12 anni ho rubato un’Uni Posca e che a 20 mi ero iscritto al Fan Club dei Negrita: inaccettabile. Credevo di avere già scontato questi errori, frequentando nelle sale stampa Pierino Vanesio, ma Tremonti non ha potuto esimersi dal comminare la condanna. Cioè il confino (cioè la villeggiatura, cit).

Ed eccomi qua. In Malesia. A mangiare ‘sto cavolo di Nasi Lemak, che nella forma ricorda vagamente il profilo di Daniele Capezzone.
Va be’, nessun dramma. La vita va avanti, fortunatamente senza di voi.

In queste settimane non è successo molto. Luigi Amicone ospite a Porta a Porta, Cicoria Rutelli via dal Pd (VAMOS), Andreas Seppi che perde (perfino) con Jan Hajek. Cose che fanno bene alla vita (soprattutto la prima).

Ho poi scorto tre Moloch all’orizzonte. Tre fari nella notte, ancore a cui aggrapparsi quando c’è bonaccia. A essi, adesso, guardo. E naufragar mi è dolce in questo mar (cit).


Anna Spinoso va alla guerra

Ieri avevano Spinoza, oggi abbiamo Spinoso: Annalisa Spinoso. La giornalista che ha vergato i testi sontuosi per accompagnare l’epico pedinamento del giudice Raimondo Mesiano.

Se n’è parlato poco, perfino dalle vostre parti (quelle dell’opposizione eversiva), asserendo che “in fondo è solo una precaria” e “ha solo eseguito gli ordini”. Che siete esecrabili, lo si capisce anche da questo: tutti gli under 45 sono precari nel giornalismo italiano e la scusa dell’ “ha eseguito gli ordini” era la stessa usata dai nazisti. Se vuoi fare il giornalista, o hai un minimo di nerbo o tanto vale abbonarsi subito a Super Tennis.

annalisa_spinoso_mesianoLady Spinoso, va da sé, è una che ha coraggio e nulla teme. E’ lei la nuova Fallaci. Non fa sconti, non accetta pressioni. Libera, pasionaria, incalzante. Ce lo spiega in questa pagina. Nella foto sorride, affabile. Il caschetto biondo, l’espressione di chi a scuola non ti passava il compito neanche se morivi e quando facevi sciopero era la prima a entrare in classe (“Io mica son come loro, professoressa. Anzi verrei volontaria all’interrogazione, umilmente s’intende”).

Nella pagina, Lady Spinoso si racconta. La sua è una biografia impegnativa, ponderosa. Roba forte. Già l’esordio è di quelli impegnativi: “Finalmente sono qua!” (già, finalmente). Poi un’ammissione: “Dopo qualche difficoltà con l’esame di inglese” (figurarsi per quello di italiano), “sono riuscita a passare la selezione per il praticantato” (menomale: se poi la bocciavano, era un casino per tutti).

Proseguiamo. “Tra qualche mese potrò definirmi giornalista…che MERAVIGLIA!” (Wow, che MERAVIGLIA!: a proposito, diffidate da quelli che usano i puntini di sospensione e i punti esclamativi come se piovesse. E’ quasi sempre gente che non conosce la distinzione tra scrivere e comporre un sms).

Ancora: “Mi dicono (chi? Brachino? La D’Urso? Pio Pompa?) che è buona cosa scrivere nel curriculum vitae (scritto in corsivo: certa gente è attentissima alla formattazione, forse per celare le lacune su forma e contenuto) qualche informazione sulla mia… vita” (ahahhahahahah, ha fatto la battuta. E ha ancora usato i punti di sospensione. Perché uno deve scrivere come se vivesse sempre dentro un orgasmo? Mah).

Ancora: “Mi stupisco anche io quando penso che da sei anni ho sempre la stessa idea: fare la giornalista” (mi stupisco anch’io).

Ancora: “Amo la satira, in tv poi è il massimo” (certo, infatti in tivù la satira neanche c’è. Cosa guarda ogni giorno la Spinoso, Nuvolari Channel?).

Ancora: “Ma ho sempre lavorato (come tutti, a parte Sgarbi)… (puntini di sospensione, guai se mancano) mi piace essere un tipo indipendente! (e si vede (!!!!!) ).

Infine: “Oggi sono una giornalista praticante e mi piacerebbe tanto realizzare i miei sogni”.
Ce l’hai fatta, Annalisa. Sei la dimostrazione che l’american dream, nei secoli, ha cambiato paese e fattezze. E’ emigrato in Italia, dove vive – pure lui – di fame e stenti.

Brachino ciucciagli il calzino

Tanti hanno parlato del pedinamento del giudice Mesiano, con la solita sterile propensione all’esagerazione bolscevica: rischio democratico, abuso di potere, intimidazioni mafiose. Bla bla bla, che palle che siete.

Il servizio mandato in onda da Mattino5 è in realtà un saggio letterario. Un capolavoro di prosa. Un punto di non ritorno della lingua italiana.

Cosa mostri il video lo sappiamo. Ma nessuno ha dedicato analoga attenzione al testo. Alla parola che, magicamente, da scritta si fa suono. Mantra. Verbo orale. In una parola (anzi due): Spinoso RuleZ.

Ne sia fatta una seria esegesi.

1) Spinoso RuleZ

(parte una musica dei Red Hot Chili Peppers che era già vecchia quando l’hanno incisa. A proposito, diffidate anche da chi ascolta i Red Hot. Sono persone che nascondono qualcosa, come gli astemi e le mani di Silvan. I Red Hot sono tutto o niente, né rock né pop, cerchiobottisti: insidiosissimi, perché melliflui e finto rivoluzionari.
Va be’, sticazzi con i Red Hot. Chi se ne frega. Torniamo a Lei, ad Annalisa. Pochi attimi e la Spinoso ci elettrizza con un cipiglio verbale che non fa sconti a nessuno. Daje Anna, facce’ mori’).
“Sono passate poco più di 24 ore da quando con la sua sentenza ha condannato la Fininvest (cioè loro) a pagare uno dei risarcimenti più alti della storia giudiziaria d’Italia. 750 milioni di euro in favore della Cir di Carlo De Benedetti (questa è la premessa di default, che Brachino gli ha detto di inserire all’inizio, altrimenti la casalinga di Voghera non avrebbe capito una mazza di quel servizio – neanche dopo averlo visto, lo so, ma non state lì a grattugiare ogni volta gli zebedei).

2) La passeggiata eversiva del Giudice

“Ed ECCOLO in giro per Milano, il giudice Raimondo Mesiano (e già qui uno capisce che i giudici sono eversivi: addirittura vanno in giro. Che insolenza, di questi tempi, andare in giro. Che maleducazione. Che oscenità. Vergognosi che non sono altro). Nel suo weekend lontano dalle scartoffie (“o” chiusa, che tradisce le origini della Poetessa) dei tribunali e dagli impegni istituzionali, sveste la toga (e certo: andare in giro con la toga sarebbe sì stato stravagante) e si cala nei panni di comune cittadino (anche questa sarebbe cosa normale, ma il tono di Lady Spinoso è perennemente tendenzioso. Uno la ascolta e pensa: cazzo, ma questo Mesiano ADDIRITTURA si cala nei panni di comune cittadino? Ma allora è proprio un farabutto. L’intento – il sottotesto – è quello). Certo, non di cittadino qualunque (ah ecco, lo dicevo io che questo qua nascondeva qualcosa). Alle sue stravaganze (quali?), in realtà, siamo ormai abituati (ma anche no). Passeggia l’uomo Raimondo Mesiano (passeggia? PASSEGGIA? Ma come osa, questo sociopatico? PASSEGGIA? Questa toga rossa PASSEGGIA? Questo disonesto schifoso??? Vergogna) per le strade milanesi.

3) Avanti e indietro, avanti e indietro (addirittura)

“Davanti al negozio del suo barbiere di fiducia, attende il turno (e rispetta la fila: pure un po’ tonto, il Mesiano). E’ impaziente, non riesce a stare fermo (davvero un criminale: non riesce a stare fermo. Com’è che ancora è a piede libero?). Avanti e indietro (oddio, Annalisa, camminare in alto e in basso sarebbe più difficile, dovresti essere un canguro o un venusiano con la labirintite. E’ dura. Ma se lo dici tu, io mi fido). Si ferma, aspira la sua sigaretta (che magari è pure uno spinello, eh Antonella? Dai che lo hai pensato, su. A noi puoi dircelo). E poi ancora: avanti e indietro (recidivo, il Mesiano. Ci vorrebbe l’ispettore Callaghan, per quelli come te. Poi così la smetti di andare avanti e indietro). Forse non sa ancora che il CSM lo sta promuovendo con un bel 7, che per un magistrato equivale a un 30 e lode universitario (tendenzioso mode on: “Mesiano è stato promosso perché ha bastonato Berlusconi”. Ma Lady Spinoso è INDIPENDENTE, ce lo ha già detto). Insomma, il massimo dei voti (a cui Lady Spinoso è abituata, inglese a parte). E un bell’aumento di stipendio. Lui va avanti e indietro (pronunciato con fare teatrale, recitato, enfatico: “avaaaanti e indieeeetro”. Scandito. Brava, questa Annalisa. Mi ricorda Mariangela Melato quella volta che era malata e non si presentò a teatro). Aaavaaanti e indieeeetro (proprio gli piace, questa cosa dell’avanti e indietro: ma se Mesiano disgraziatamente starnutiva, la Spinoso che faceva? Lo accusava di diffondere l’influenza A per infettare gli elettori del centrodestra?). Si rilassa solo al momento di barba e capelli (comprensibile: se avesse camminato avanti e indietro anche durante il taglio, il barbiere lo avrebbe conciato peggio di Edward Mani di Forbice).

4) La tolettatura del Calzino Turchese

“Finita la toilette (termine che si suole usare coi cani), continua la sua passeggiata. Due sole volte si sofferma: una al semaforo (ed è un peccato. Non si fosse fermato a) un tram lo avrebbe messo sotto, b) la Spinoso avrebbe avuto lo scoop 3) ci sarebbe un magistrato “mentalmente disturbato e antropologicamente diverso” in meno) e l’altra a pochi metri dal passaggio pedonale, per accendere l’ennesima sigaretta della mattina (anche tabagista, il Mesiano. Davvero un ergastolano. Che per caso fosse anche uno dei membri della Banda della Magliana, con Crispino e Renatino?). Come se fosse uno spot all’incontrario (???? Ma che dici, Lady Spinoso???).

Prima di uscire dal nostro campo visivo, ci regala un’altra stranezza (un’altra? Addirittura? Non bastavano camminare, fumare, rispettare i semafori e sedersi dal barbiere? Sei irrecuperabile, Mesiano. Dipendesse da me, non scapperesti alla garrota). Guardatelo (guardiamolo) seduto su una panchina (atto di per sé eversivo: di solito una panchina la si brucia, magari con sopra un barbone o un omosessuale). Camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese (di cui si è ampiamente parlato. Io lo ricorderò volentieri, se non altro è stata l’ultima non-mossa di Franceschini), di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare (ahahahah, ha rifatto la battuta, quella mattacchiona della Spinoso. Che sagoma).

5) Conclusione:

“Quelle mandate in onda su Canale 5 sono riprese parziali. Io non sono come mi hanno descritto. Ho anche io una vita normale come tutti: faccio festini nelle mie ville, vado a puttane e organizzo orge con minorenni” (Carina, vero? Sì, ma sfortunatamente non è di Lady Spinoso. E’ di quel deviato di Daniele Luttazzi).


Guarda arrivano i Lupi (sulla democrazia addormentata)

on-maurizio-lupi-pdl-300x225E’ cosa nota come io ami, quasi fisicamente, Maurizio Lupi. Non lo nascondo, né voglio farlo: mi piace. Non quanto Laura Ravetto, ma mi piace. Mi piace quella sua espressione increspata, di chi ha annusato i propri calzini rimanendone un po’ deluso. Adoro quella pettinatura passata sopra una pressa di bitume, ammiro quella fisionomia quadrata unicamente interrotta – nella sua perfezione geometrica – da orecchie fieramente a punta. Protese verso il cielo come dardi nello spazio celeste (o turchese).
Ecco: le orecchie di Maurizio Lupi sono dardi. Dardi verso il cielo. Arcobaleni d’amore. Io li vedo. E ne godo.

Lupi è un grande. Un grande vero. Dei droidi berlusconiani, è forse il più curioso. Gli altri interrompono, parlano sopra. Puah, che banalità plebea. L’Homo Lupi no: lui alza il braccio (destro), dice “Sì lo so, hai ragione” (quindi ti dimostra che è democratico), poi però aggiunge “Però lasciami finire”.
E parla mezzora.
Fenomeno.

Lupi è un interruttore altrui, ma dai modi garbati. Più che uno squadrista, è una timorata staffetta che si fa saltare in aria sul fronte nemico.

Uomo aduso (?) a frequentare la milizia nemica, è spesso ad Annozero, contenitore di persone (?) con cui non berrei neanche un bicchiere di Cedrata guatemalteca (ah già, dimenticavo: qui in Malesia non c’è; me la mandi quella cassa sotto il lavabo, Amicone?).

Giovedì scorso, Lupi è riuscito a innervosire Marco Travaglio, risultato che nel centrodestra vale più del Parco della Vittoria a Monopoli.
Si effettui, ora, la solita (seria) esegesi. Abbacinandoci innanzi al fiero cipiglio dell’Homo Lupi.

1. Travaglio come Mengele

“Visto ovviamente che… dopo l’intervento del…. Ehhhh (ehhhh)…. L’intervento del Dottor Travaglio (quando stanno per bastonarti, di solito ti chiamano “Dottore”: in questo modo la supposta fa male lo stesso, però è foderata d’oro e non crea allergie) qualcosa sarebbe accaduto perchéééé…..Io…. guardi (scrolla la testa, sconvolto dalla bruttezza del conclave a cui è costretto a partecipare) penso ovviamente (ovviamente, eh) il male possibile (si dice “tutto il male possibile”, Maurizio, ma te la perdono) del Dottor Travaglio (un’introduzione moderata, dai) ma non pensavo fosse anche irresponsabile. (Pausa satura di gravosità: c’è tensione nell’aria). Perché dire le cose che ha detto il Dottor Travaglio (lo sta insultando manco fosse Mengele, però lo chiama sempre Dottore) qui oggi stasera (domani dopodomani e nell’immensità eterna) che non sono vere del riciclaggio del reato di mafia è da ir-re-spon-sa-bi-li (Travaglio interviene: che palle che sei, Travaglio. Ma stai zitto, una buona volta. Sempre con quella faccina garbata che nasconde una vita di peccati e reati. E poi sei pure astemio. Meriteresti il confino anche tu). Lei guardi, lei guardi (sì, lui guarda: ora però vai avanti), non solo è irresponsabile, ma dice sempre bugie (dote notissima di Travaglio: dire bugie. Lo sanno tutti) e ha fatto la sua fama sulle menzogne che dice (come no. Sulle menzogne che dice e sui giri di gin tonic al bar con Peter Gomez). Però, siccome io non ho avuto la possibilità di interromperla perché lei fa la sua solita predica che nessuno può interromperla, almeno ascolti… NO! (vai Lupi, vai: incazzati e sfascia tutto)… Io sono disponibile sempre (come no), mi metto a un confronto, a un dibattito anche se siamo in cinque contro uno quattro contro uno (cioè ad Annozero: malizioso, il Lupi. Così ti voglio. Stendili tutti, man. Spettinalo, quel borioso di Santoro). Non mi interessa, perché credo nemenemenelle (nelle) miei idee. Lei invece ha sempre la sua solita fortuna, cioè per cui (???) lei è sempre protetto (sì, soprattutto dalla Rai) chissà perché è il Santo Inquisitore. Comunque….a proposito di posto fisso, forse lei ha lottato per avere il posto fisso in questa trasmissione (certo: un posto fisso blindatissimo e mai oggetto di polemiche)”.

2) Homo Homini Lupi

Qui Lupi legge cose a caso, di cui peraltro ignora il significato. E’ l’oblio, il sonno, la catarsi.
Al minuto tre, Travaglio prova a intervenire. L’Homo Lupi rincara la dose e dà il meglio di sé.

“A lei (Travaglio) non gliene frega niente, a me interessa! Perché avendo scritto – grazie, lei è molto gentile (non si sa con chi stesse parlando, forse parlava da solo e ringraziava se stesso) – avendo scritto avendo approvato quella legge (lo scudo fiscale), io le garantisco che non avrei mai approvato – a lei può fregargliene o meno (Lupi ama gli incisi, è il suo amabile vezzo. C’è chi fuma e chi parla per incisi, chi siete voi per irriderlo? State zitti) – una legge che permetteva ai mafiosi ai riciclaggi (gesticola) a quelli a tutti quelli (ahi, si sta inceppando il droide) che lei ha citato di poter utilizzare questo strumento. Anzi, l’orgoglio con cui ho approvato questa legge è che finalmente – non so perché non l’han fatto gli altri (eh, chissà perché) – finalmente eeeeinizia (?) ad esserci una lotta all’evasione fiscale DURA (ahahahahahhahaha) secisicisise (si: è facile, Maurizio. “Si”, senza accento) insedia una task-force contro l’evasione fiscale, è lo strumento è lo strumento (effetto eco) in accordo con gli altri paesi per poter fare questo. E un’ultima cosa, mi permetta (certo che ti permetto, diamine. Che fai, scherzi? Mica sono Santoro). Lei (Travaglio) è talmente cinico che tutto quello che noi abbiam visto all’inizio della trasmissione non gliene interessa assolutamente nulla” (amen).

3) Lupi è un uomo libero (né destra né sinistra)

Al minuto nove c’è l’acme della polemica. Qui Lupi sembra accusare una sincope, svolge lo sguardo al cielo. Panico tra i presenti: no, niente, era solo un’interpretazione di Vercingetorige, re degli Alterni, prima del patibolo, al cospetto di Giulio Cesare (che ora sarebbe Travaglio).

Quindi l’epilogo, giacché tutto finisce (tranne Berlusconi).

“Ovviamente lei, che si ritiene il più laico dei laici (Travaglio è cattolico), è peggio dei più grandi clericali che esistano a questo mondo. E’ veramente il peggio che abbia mai visto (e alè, in punta di fioretto). Ma detto questo (cioè trattare una persona alla stregua di Pol Pot, roba da nulla), no no detto questo (sì ma mica ti ho interrotto: con chi ce l’hai? Stai calmo, Maurizio. Io ti voglio bene) vorrei che vorrei (vorrei che fosse lei, cit) che lei evitasse come ha fatto all’inizio di di poi (addio, è andato anche lui: ce ne fosse UNO che regge sino alla fine. E sì che con Lupi ci avevo sperato) di iniziare la trasmissione parlando di De Benedetti di Omnitel eccetera (eccetera)”.

Qui Lupi si inabissa in un insondabile elogio di Mediolanum, ovviamente non per interesse personale. Infatti, incalzato dall’inaccettabile (Dottor) Travaglio, l’Homo Lupi esala la battuta del secolo: “La differenza tra me e lei è che io non devo difendere nessuno (ahahahahahahahhahaha: IDOLO), lei deve difendere se stesso attraverso questa caricatura che si è fatto. Ma ogni tanto può anche essere diverso? Può pensare che davanti a lei ha persone che credono in ideali (ahahahah), in valori (ahahahahahah), che pensano che la politica sia mettersi al servizio (ahahahahahahahah) della gente comune? Mi dispiace. Io vivo la vita in questo modo (ognuno ha i suoi problemi, ti fa onore parlarne in pubblico Maurizio) e la responsabilità che ho la esercito in questo modo. Ed è per questo che lei (il Dottor Travaglio) quando mi trova ha la coda di paglia. E si spaventa (ahahahahahahhahahaha). Ehhhhhhhhhhhhhhh”.
Glossa finale: Ehhhhhhhhhhhhhhhhhh.

P.S. Il titolo del paragrafo è una (semi) citazione da Ivan Graziani. Mi tocca dirvelo, perché oltre a Roberto Vecchioni non siete mai andati (e si vede: siete tristi).


Insalata La Russa

3745934975_249dc20e88_mIgnazio La Russa non è semplicemente un uomo. E’ l’ologramma di Dick Cheney, un Donald Rumsfeld all’amatriciana. Un generale senza guerra. In questa dolorosa condizione, senz’altro straniante, che ne ha fatalmente eroso le corde vocali, Egli vive e lotta insieme a noi.

L’ho avvistato ieri a Ballarò, con la mia Parabola montata su un koala scampato alla pena capitale di Sumatra. E’ stato uno spettacolo straordinario (La Russa, non il koala). Ignazio ha fieramente guerreggiato, trovando negli studi di Floris la sua trincea. Ed è stata mitraglia (nulla a che vedere con la telefonata di Berlusconi, ma io sono uno che sa accontentarsi delle piccole cose).

Se ne analizzi la virulenza.

1) Sognando Fazio

(minuto 3.05 del reperto. La Russa è paonazzo, devastato da uno sdegno incurabile. Il pizzetto, di per sé diabolico, si è trasfigurato. La laringe, di per sé diabolica, si è trasfigurata pure lei. Lo si dica: è l’Armageddon. La porta di Satanasso si è aperta. E noi, tremebondi, la stiamo osservando). “Ma lei (Floris) ha il dovere di intervenire quando qualcuno (Concita De Gregorio) dice una cosa palesemente falsa! No no no Fazio non si permetta! (veramente sarebbe Floris). Fazio… come cazzo si chiama? (vai tranquillo, Ignazio, parla come se fossi nella bettola sotto casa. Se ti scappa anche un rutto, noi siam qua. Si sa, il rutto è virile. E magari pure una bella scozzatina di testicoli). Floris, non Fazio (ah ecco). Fazio è molto meglio (su questo non avevo dubbi: Fazio è adorato dal centro-destra, lo sanno tutti tranne Michele Serra – qualcuno glielo dica). Floris, lei ha il dovere di intervenire quando qualcuno… ehhh (eh cosa? Perché ti sei fermato sul più bello, Ignazio?) Eh no, Floris. FLORIS. Floris eheh (eheh), non Fazio. Ha ragione, è un’altra trasmissione, molto migliore (eddai: ma tu guarda come Fazio Fazio tiri nel centrodestra. Strano, eh?)”.

La De Gregorio finisce il ragionamento. Poi riprende Ignazio: vai Dick Russa. “Ma nooooo lei pensa che ci sia il bisogno che io intervenga? (oooh, finalmente una domanda retorica intelligente. Rispondo io: no, La Russa, non credo ce ne sia bisogno. Ma tanto so che non mi ascolterai). Ci hanno raccontato (appunto) che la colpa di tutto quello che è successo a Marrazzo, sapete di chi è? E’ colpa di Berlusconi! (applauso, ma un po’ timido: la claque si aspettava di meglio). Ce l’ha spiegato il direttore de L’Unità. Ma come, Berlusconi? Ha preso la notizia (di Marrazzo), non gliela doveva dare (a chi?), gli doveva lui (ehhh?) doveva costringere Berlusconi a denunziare (denunZiare, con la “z”. Chissà perché, quelli di An dicono “vi” e “denunziare”. Arcaismi del Ventennio, forse) lo poteva fare da solo (non ho capito NIENTE). Allora anziché (qui la De Gregorio, comunista e donna, interviene: gli effetti saranno devastanti), scusa direttore, non ho nessuna stima delle cose che hai detto (e torna a fare la calza, femmina)”.

Glossa finale: è un mondo bellissimo. Quasi quasi resto in Malesia.

E ora scusate, ma prima di chiedere l’amicizia ad Annalisa Spinoso su Facebook, salgo a cavalcioni su un’upupa viaggiatrice; rapisco Ciccio Rutelli e la Palombelli, li lego e li iscrivo alle liste di collocamento del Popolo della Libertà. Sia mai che il virus si insinui anche lì. Come una svista. Come una distrazione. Come un dovere

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Camicie verdi 3/5

Pubblicato da associazioneomilos su Venerdì 30 Ottobre 2009

Ci scusiamo per il mancato aggiornamento di questi giorni del nostro blog. L’impegno di tutta la redazione è costante, spostato ora su due fronti, a breve i dettagli. Siamo al 3° episodio del documentario sulla Lega Nord. Come al solito auguro una buona visione a tutti.

Omilos FS

P.S.: consultate la pagina events

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