Elena mi segnala un articolo scritto da Antonella Marrone, spero contribuisca ad accendere una discussione…nota dolente di questo blog.
V2-Day per l’informazione? Ma quale informazione?
Torna Beppe Grillo. Oggi, mentre si celebra la Liberazione in tutta Italia, le piazze si riempiranno anche di banchetti grilliani per il V2-Day con la raccolta delle firme per tre referendum: abolizione dell’ordine dei giornalisti; abolizione del finanziamento pubblico all’editoria; abolizione della legge Gasparri. La “politica” di Grillo fino a queste elezioni ha dato – anche se non clamorosi – i suoi frutti. Non ci sono state valanghe di voti, ma Di Pietro ha fatto il suo massimo storico, l’astensionismo (con schede bianche e nulle) ha raggiunto il suo bel 20%, le liste a lui ispirate non sono naufragate del tutto. Non è difficile ipotizzare gran fortuna anche per questi tre nuovi spunti di battaglia politica che si accompagnano a quella più generale in difesa della Costituzione. Saranno tutti d’accordo con Grillo quando parla di “Libera informazione in libero Stato”. Il rischio,però, è quello di fare di tutte le erbe un fascio, di “semplificare” e dunque di erodere democrazia. Per questo ci permettiamo di dissentire sul secondo referendum, quello che vorrebbe abolire il finanziamento pubblico all’editoria. E non perché, come sarebbe banale dire, siamo un giornale di partito e senza finanziamento pubblico non ce la faremmo a sopravvivere. No. Crediamo che lo Stato debba garantire la pluralità dell’informazione in forme e modi che possono essere discussi e condivisi, ma che non devono venire meno, per il semplice fatto che, anche in questo campo, sopravviverebbero solo i più forti. Grillo vuole che sia il mercato a fare piazza pulita in modo tale che piccoli editori e dunque piccole voci non possano neanche affacciarsi a una vita pubblica? Questo lo troviamo molto poco democratico e certamente anticostituizionale. Già oggi nell’editoria “vince” chi ha più soldi, chi trova la pubblicità, chi spaccia per informazione cumuli di carta patinata, chi vende con i giornali tazze e tanga. Non è giusto che – per combattere le sovvenzioni a pioggia – si butti via un principio democratico e pluralista. E non è giusto assimilare questo tema con gli altri due che, invece, hanno altre profondissime ragioni per essere messi in discussione. Sia un ordine (quello dei giornalisti) codino e inutile (visto che non interviene mai quando dovrebbe sulle cose su cui dovrebbe), sia su una legge della televisione che grida vendetta per la vergogna in cui ha gettato il nostro sistema televisivo. Lasciare che lo Stato aiuti i “piccoli” vuol dire lasciare entrare nel flusso di un’informazione libera coloro che, altrimenti, non ci entreranno mai, almeno con la carta stampata. Che potrà anche avere i “giorni contati” (e non è così, lo si dice da almeno 15 anni), ma resta ancora un “viatico” informativo (con la radio e le tv) di tutti quelli che non hanno Internet e blog da cui dare e ricevere informazioni.







