Buonasera, riporto come di consueto un articolo tratto da un importante giornale estero. Questa volta si tratta del Népzsabadsàg, il maggior quotidiano ungherese.
Dall’articolo di Jùlia Sàrkozy, del 02 lugio 2008
“Non mi faccio fermare dalle lamentele dell’UE!” ha dichiarato il ministro leghista degli Interni, Roberto Maroni, che ha ordinato la raccolta delle impronte digitali dei minorenni rom, dopo che, insieme alla CEI, anche l‘UNICEF e l’UE hanno espresso la loro perplessità nei confronti di questa forma particolare del censimento delle minoranze etniche.
Il prefetto di Napoli, nominato dal governo Berlusconi come commissario straordinario dei rom, ha già cominciato il censimento dei rom che abitano nei sobborghi della città (cioè di quei rom le cui baracche non sono state incendiate come, per esempio, è successo a Ponticelli, dove i napoletani della zona si sono vendicati così perché, secondo loro, una rom voleva rubare una bambina). Adulti e bambini vengono identificati con l’aiuto delle impronte, anche se il ministro ha ordinato la registrazione solo dei minorenni.
“Solo per la tutela dei diritti dei bambini rom” ha sottolineato Maroni, secondo il quale è giunto il momento dell’identificazione dei minorenni rom, soprattutto per poter sottrarre i piccoli schiavi dalle mani della mafia dei mendicanti. (L’europarlamentare Mohácsi Viktória, che ha recentemente visitato i campi nomadi a Napoli e Roma, invece, ha richiamato l’attenzione sul fatto che proprio le autorità sottraggano i minorenni rom dalle loro famiglie) .La CEI non condivide l’idea di Maroni: il settimanale cattolico la Famiglia Cristiana parla di un provvedimento disumano e razzista; secondo la comunità Sant’Egidio seguendo il concetto potrebbero anche stampare un codice a barre sui rom; l’ex presidente dell’Unione degli Ebrei, Amos Luzzatto, ha dichiarato che l’atto lo riporta alla tragedia della sua infanzia. Anche l’UNICEF esige chiarimenti e afferma che il fine non giustifica i mezzi. Il presidente leghista della Regione Veneta condanna il provvedimento, mentre il prefetto di Roma, costretto a fare il censimento, ha rifiutato di farlo. “Se non prendo le impronte digitali dei minorenni italiani, perché dovrei farlo ai rom?” ha chiesto Carlo Mosca che, dopo le sue dichiarazioni, è stato richiamato dal Ministero degli Interni ed è stato costretto a silenzio e all’esecuzione immediata del provvedimento.
Maroni non molla: “Neanche un passo indietro. Sono stufo del frignare di Bruxelles”, ha risposto sottolineando che è ipocrisia piangere per le impronte, invece di parlare del fatto che i minorenni rom in Italia vivono nei campi infestati da topi. Bruxelles, per il momento, è cauta: l’Unione, prima di pronunciare qualsiasi giudizio, vuole vedere il testo completo del pacchetto sicurezza elaborato dal portfolio leghista degli interni del governo Berlusconi. Anche la Croce Rossa Italiana tace: l’organizzazione procede con il censimento particolare che, come afferma, serve per registrare lo stato di salute e la situazione sociale dei rom.
Nel frattempo la stampa internazionale parla di provvedimenti in stile Mussolini e di isteria contro i rom, mentre i giornali italiani – come è successo nei confronti dei rumeni l’anno scorso – mettono in prima pagina le notizie sui criminali rom. L’unica cosa che nessuno chiede è perché l’Italia non abbia mai chiesto contributi dai fondi europei indirizzati all’integrazione dei rom, e dopo maghrebini, albanesi, cinesi, rumeni e rom dichiarati pericolosi, quale etnia di immigrati diventerà temuta dagli italiani.
Secondo i calcoli eseguiti dieci giorni fa in Italia vivono 140 mila rom (lo 0.2% della popolazione), la metà dei quali cittadini italiani, mentre gli altri arrivano da ex-Jugoslavia e Romania; il 60% sono nomadi e la metà della popolazione rom ha meno di 18 anni.
Sebbene nel teatro Shakespeare di Roma sia in corso un festival di musica rom, la Corte Suprema dell’Italia ha appena assolto il sindaco veronese condannato a due mesi di reclusione con l’accusa di razzismo. Flavio Tosi, un altro politico della stessa Lega, ha detto di no al campo nomadi progettato nella sua città, dichiarando: “I rom devono essere mandati via, perché dove ci sono loro, ci sono anche le rapine”. È una vera pazzia cosa sta succedendo in Italia – ha notato il filosofo Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, che è stato fermato da una manifestazione feroce dei cittadini contro 160 sinti rom, che da generazioni vivono dalla vendita di metalli usati e che avrebbero potuto avere una dimora grazie al sindaco.
“Anch’io sono rom, e tutti nel circo sono di origine sinti” ha dichiarato, con grande sorpresa degli italiani, la dirigente del circo ambulante più famoso Moira Orfei, conosciuta anche dai film di Fellini.
Marco Travaglio. “[...] Non si rendono conto nemmeno del fatto che a settant’anni dalle leggi razziali, stanno passando delle leggi razziali. Nell’Italia del 2008 sono già passate un paio di leggi razziali e altre sono in preparazione. Sono quelle leggi che trattano in maniera diversa i cittadini o le persone umane, a seconda della loro provenienza, della loro razza, o del colore della loro pelle. Una l’ha approvata il Capo dello Stato senza colpo ferire, senza battere ciglio: si chiama “aggravante speciale per gli extracomunitari clandestini”. Stabilisce questo: se io, italiano bianco di razza ariana, rapino un milione di euro una banca e do un ceffone a una guardia giurata becco, poniamo, dieci anni. Se lo stesso reato, la stessa rapina, per lo stesso importo di un milione di euro, dando lo stesso ceffone alla guardia giurata, lo commette un immigrato irregolare senza i documenti prende dieci anni più x. X è l’aggravante razziale . [...]“
ART. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.







