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Bosco Olmè a Cessalto…save the last trees

Pubblicato da associazioneomilos su martedì 23 settembre 2008

· il sito è di particolare pregio, è inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO ed è identificato dalla Comunità Europea quale sito di Interesse Comunitario con la codifica SIC/ZPS IT 3240008; (da Del. di G.C. n°64 del 07-06-2007)

Il toponimo “Cessalto”, testimonianza delle lontane origini, è a tutt’oggi un “organismo vivente”, poichè nel luogo continua a esistere, seppure parzialmente, la causa che lo ha generato: il bosco. Infatti l’etimologia del nome, nella sua duplice accezione di Caesus saltus (bosco tagliato) e di Cessus Saltus (bosco remoto), è strettamente colegata alla presenza in zona, fin dalla preistoria, di una fitta selva, progressivamente disboscata, a partire dall’età romana, per far sorgere il paese.

Di quel complesso forestale planiziale, parte della Silva Magna o Fetontea, rimane in vita un residuo di circa 24 ettari di superficie, il bosco Olmé, di proprietà comunale, sottoposto a vincolo e protetto sia per la presenza di specie arboree autoctone e di relitti floristici risalenti alle oscillazioni climatiche degli ultimi millenni di storia naturale, sia per la significativa componente avifaunistica ed entomologica. (Comune di Cessalto)

AMBIENTALISTI PROTESTANO CONTRO LA NUOVA STRADA

All’ingresso del Bosco Olmè disappunto per la bretella Cessalto-Ceggia

Cessalto – Protesta domenica scorsa (nella foto) all’ingresso del bosco di Olmè a Cessalto, organizzata da FAI, Italia Nostra, Lega Ambiente e WWF. Con loro anche il comitato Cittadini Ceggia e il Comitato per la salvaguardia del Bosco di Olmè.Con cartelli e manifesti per tutta la giornata hanno spiegato agli intervenuti i motivi della protesta e il proprio disappunto per la realizzazione di una bretella che unirà Cessalto a Ceggia.I manifestanti hanno detto: «Riteniamo che costruire una bretella in questa zona sia condannabile; un’altra strada circonderebbe definitivamente lo spazio verde, già caratterizzato da altri collegamenti viari.In secondo luogo, ed è forse l’aspetto più grave, determinerebbe un ulteriore abbassamento della falda acquifera. Falda che poi nutre il bosco stesso».Dal comitato di Ceggia: «Sarebbe sufficiente guardare una piantina della zona per capire che questa bretella è quanto mai dannosa. Forse ci sono accordi che noi non sappiamo, tuttavia a rigor di logica ci pare quanto meno strano che si insista». (OggiTreviso.it)

Che la moda del momento sia realizzare opere infrastrutturali sul territorio lo si sa da tempo, basti pensare al crogiuolo di rotonde e rotondine, a volte decisamente utili, molte altre praticamente inspiegabili che sono sorte negli ultimi anni. Ma che si distrugga uno degli ultimi testimoni antichi delle nostre terre, un tempo rigogliose distese di selve abitate da numerose specie, per lasciar posto ad una bretella stradale, questo non è più tollerabile. Se non riusciamo a salvaguardare il nostro territorio, non riusciremo a proteggere il futuro dei nostri figli. Non serve costruire nuove infrastrutture, strade a 3 corsie, tangenziali, passanti, se la logica degli autotrasporti non cambia, tra 50 anni avremo bisogno di altre “grandi opere”, per la felicità di amministratori arraffoni e l’infelicità dei nostri nipoti.

From “C’è un’autostrada nel bosco”Virginio Bettini (2004)

Il bosco di Olmè, che mi sta davanti, collocato nell’area veneta tra Cessalto e Ceggia, a cavallo delle province di Venezia e Treviso, che aveva ancora una superficie di 60 ettari ai primi del Novecento, si riduce a non più di 30 ettari dopo la 2° guerra mondiale. Il disboscamento negli anni Sessanta, per far posto all’autostrada Venezia-Trieste, lo riduce ulteriormente a 24 ettari. Le strade sono la sua maledizione. Il bosco, che rappresenta una delle più significative espressioni del «querceto-carpineto», cioè della vegetazione forestale potenziale della bassa pianura veneto-friulana, oggi è minacciato da un nuovo tracciato stradale.
Si tratta indubbiamente di un bosco degradato. Il suo livello di equilibrio viene ipotizzato in una dimensione non inferiore ai 100-150 ettari ed è appunto dalla considerazione del suo degrado ambientale che parte la Valutazione di Incidenza (il sito è di Importanza Comunitaria-Sic e Zona di Protezione Speciale-Zps) per giustificare la fattibilità del raccordo tra Ceggia e l’Autostrada. Una valutazione che, se condotta ai fini delle tutela del bosco, avrebbe dovuto ipotizzare un piano per il suo recupero, mentre invece trova tutta una serie di scappatoie e dimostrazioni artificiose ai fini della sostenibilità dell’infrastruttura.

Se avevate ancora qualche dubbio sulla possibilità che la Valutazione di Incidenza, detta VInc.A, non fosse funzionale e giustificativa per qualsiasi intervento sul territorio, beh, fatevelo passare, perché la storia della nuova bretella di collegamento Ceggia-Cessalto-Autostrada Venezia-Trieste lo sta a dimostrare. A monte di tutta l’operazione sta la decisione dell’amministrazione di centrosinistra del comune di Ceggia, appoggiata dall’amministrazione di centro-sinistra della provincia di Venezia, di volere a tutti i costi la bretella per alleggerire il traffico di transito nel centro storico. Alla decisione degli amministratori cerca di contrapporsi il comitato «Cittadini per il Territorio di Ceggia» il quale, nel gennaio 2004, presenta un’analisi critica della valutazione di incidenza. La Commissione Tecnica Regionale, acquisito il rapporto del comitato nel mese di marzo di quest’anno, con una procedura del tutto inusuale in quanto il Ctr dovrebbe o approvare o bocciare la variante, chiede al comune di Ceggia integrazioni e indagini sui tracciati alternativi.
La vicenda mi viene raccontata da Annalisa Guiotto, insegnante, anima e sprone del Comitato: «Siamo nel periodo delle elezioni amministrative e i candidati della maggioranza rassicurano gli elettori. Cambieranno il tracciato. E infatti, la possibilità di un diverso tracciato viene inserita anche nel programma elettorale. La giunta di centrosinistra, dopo la vittoria alle elezioni, invia alla regione veneto una seconda versione della VInc.A, con il tracciato spostato di 90 metri, ma anche questa non va bene. Ai primi di luglio è la volta di una terza versione, con tracciato a 80 metri dal margine del bosco. Poi, ai primi di settembre si scopre che esiste un progetto esecutivo, con un tracciato della strada a 30 metri. In realtà, la Commissione Tecnica Regionale avrebbe approvato la strada a 80 metri. Ed ecco il colpo di scena: la Soprintendenza avrebbe espresso parere negativo.».

Insomma, troppe valutazioni di impatto discordanti per una strada che sarebbe percorsa da almeno 12-20.000 veicoli al giorno, con sicuri effetti sia sulla vegetazione che sulla ornitofauna del bosco, ragion per cui la giunta regionale del Veneto, nel 1999, aveva deciso di tutelare il Bosco Olmè con una fascia di rispetto di almeno 150 metri. La regione Veneto ha ragione, come ha ragione la Soprintendenza. Per quanto si voglia o si possa mitigare l’impatto, lo stesso è irreversibile nei confronti del bosco e non basterà l’asfalto con qualità speciali di fonoassorbenza o l’impianto di illuminazione studiato per non attirare animali, per i quali sono previsti percorsi protetti. Gli argini di terrapieno verso il bosco con barriere fonoassorbenti rappresenteranno proprio quello che non ci vuole: la loro impenetrabile struttura lineare si andrà a scontrare con il modello frattale ed ecotonale, cioè di continua, rimodellata transizione, caratteristico dei margini di un bosco.

Nella sede della Soprintendenza, a palazzo Soranzo Cappello, sul Rio marin, a Venezia, sia il soprintendente, l’arch. Guglielmo Monti, che il suo collaboratore, l’architetto Luigi Crocchi, sono convinti che la strada avrebbe un impatto irreversibile sul paesaggio. Il ragionamento è semplice: il paesaggio della pianura, caratterizzato dalla presenza del bosco planiziale misto, deve essere valutato sulla base dei principi, sia dell’ecologia del paesaggio, che dell’ecologia urbana. Di queste analisi non si trova traccia nelle ben 4 valutazioni di incidenza con le quali gli amministratori hanno rilanciato. Dopo aver esaminato la documentazione, riconosco che, in un simile ambito, l’analisi doveva basarsi sulla biosemiotica e sui parametri dell’ecofield, quale sintesi tra abitata e nicchia ecologica, (a questo proposito consiglio la lettura dell’ultimo testo di Almo Farina, «Verso una scienza del paesaggio», pubblicato da Perdisa di Bologna), il che avrebbe consentito di valutare correttamente il valore del paesaggio legato ai resti del bosco planiziale e a una ben definita geografia del paesaggio agrario e urbano nel quale il bosco si integra.

Il valore del bosco relitto, in termini paesistici, non sta nella presenza di specie prioritarie come invertebrati, anfibi, rettili e uccelli, ma nel suo valore di ecofield, di ambiente soggettivo e di grande area ecotonale, i cui elementi si traducono parzialmente nel mosaico del paesaggio agrario. Ogni frattura, ogni elemento di frammentazione tra bosco e paesaggio agrario, come sarebbe la bretella tra Ceggia e l’Autostrada, se realizzata, porterebbe ad un impatto irreversibile, alla progressiva scomparsa del bosco stesso. Manca anche un’analisi del mosaico ambientale dell’area. L’adozione di barriere e di corridoi ai margini dell’infrastruttura non garantirebbero il mantenimento dell’attuale, precario equilibrio e i corridoi faunistici potrebbero rivelarsi un ulteriore appesantimento dell’opera. Le barriere verdi, in un simile contesto, non compensano la frattura dell’impermeabilizzazione e il monitoraggio lichenico, previsto per il controllo degli inquinanti atmosferici, non sarebbe che un fiore all’occhiello destinato ben presto ad appassire.

L’opera, quindi, non può essere realizzata né a 30, né a 80, né a 90, né a 150 metri dal bosco. L’unica compensazione possibile starebbe nel progressivo aumento dell’area occupata dal bosco, se davvero vogliamo attuare una politica di conservazione e di valorizzazione delle risorse naturali, fino al raggiungimento del valore di omeostasi, inteso come capacità del bosco e dell’insieme del paesaggio agrario antropizzato, di mantenere costanti le proprie condizioni interne. Il risultato sarebbe raggiungibile solo con l’incremento dell’estensione boscata a 4-5 volte la superficie attualmente occupata, cioè 100-150 attari. Sarebbe questo il livello in cui l’omeostasi apre alla novità ontogenetica.
Annalisa Guiotto mi porta all’entrata del Bosco ai margini della zona industriale di Cessalto. Lì c’è un pannello esplicativo il quale dice che il bosco e tutta l’area contermine rientrano nel «percorso dei fiumi e dei vini», un progetto finanziato dalla Comunità europea, Fondo Fesr, Regione Veneto, Programma regionale leader 2, Gruppo di azione locale numero 5, comune di Cessalto. Mi conduce poi a occidente del bosco, dove dovrebbe passare la bretella e qui c’è un simbolo che, in legenda, viene indicato come «Elementi Morfologici e Paesaggi di Rilievo». Infervorata mi dice: «Vede, è un’area già riconosciuta di pregio, già tutelata dal comune e dall’Unione europea. Sono stati spesi fondi pubblici. Non si può ora distruggere tutto».
Il comitato ha ragione: niente bretella tra l’autostrada-Cessalto e Ceggia, se vogliamo salvare uno dei pochi lembi rimasti del nostro paesaggio della memoria.

2 Risposte to “Bosco Olmè a Cessalto…save the last trees”

  1. [...] Leggi il post sul blog di Omilos This was written by smms. Posted on Martedì, Settembre 23, 2008, at 15:04. Filed under Segnalazioni. Tagged menatwork, omilos, vitanelterritorio. Bookmark the permalink. Follow comments here with the RSS feed. Post a comment or leave a trackback. [...]

  2. Max detto

    Bosco Olmè Santo Subito!!

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