Caldaie a biomasse
Pubblicato da associazioneomilos su Giovedì 14 Maggio 2009
Pubblico un articolo del 13/05/2009 apparso su Oggitreviso.it
«ENERGIA PULITA CON LA POTATURA DELLE VITI? SI PUÒ»
Continua il progetto della Cooperativa Agricola Livenza
Motta di Livenza – Produrre energia con la potatura delle viti? «Si può, anzi già lo facciamo».La cooperativa agricola Livenza di San Giovanni di Motta prosegue il proprio iter insieme ad una ditta tedesca. «Ad inizio dello scorso febbraio – spiega in una nota la cooperativa – il presidente della COAL, Bruno Tolfo, con il direttore Ezio Martin , il tecnico Luca Bettinelli insieme agli operai Franco Bergamo e Thomas Bergamo, si sono recati in Germania con il camion carico di rotoballe di tralci di potatura delle viti, per visitare l’azienda Heizomat. Quest’azienda produce macchine per la cippatura del legname e caldaie a biomasse. Lo scopo della nostra visita era quello di trovare una macchina adatta a cippare (ridurre i tralci in pezzetti di legno omogenei tra loro per dimensione) le rotoballe intere al fine di produrre un cippato omogeneo, di qualità, idoneo ad esser bruciato nelle apposite caldaie. La visita e la prova si sono rivelate molto valide: l’azienda ha dimostrato di avere tecnologie all’avanguardia sia in merito alle macchine per la produzione di questo cippato, sia per la produzione di caldaie dalle dimensioni variabili dai 30 Kw ai 2 Mw. L’incontro si è rivelato proficuo e l’azienda si è dimostrata interessata al nostro progetto “legno-calore”; il nostro progetto infatti si basa sul recupero delle potature della vite e sulla loro trasformazione in calore. Lo scorso 8 maggio, a seguito della nostra visita in Germania, ci sono venuti a trovare i responsabili di quest’azienda per conoscere di persona la nostra realtà, il nostro modo di lavorare, il nostro progetto. All’incontro ha partecipato anche l’azienda mottense La Termotecnica con Mauro Dantici, azienda che ci ha seguito nella realizzazione dell’impianto installato presso la nostra sede e quindi interessata a supportare questo progetto sotto l’aspetto impiantistico». In programma dunque ulteriori incontri, con l’idea della cooperativa di poter far conoscere questa tecnologia anche per il riscaldamento degli edifici pubblici.
Premettendo la buona fede dei soggetti trattati nell’articolo sopracitato è giusto soffermarsi sulla realtà inquinante che questo tipo di impianti rappresenta e come sia sbagliato parlare di sistemi ecologici per la produzione di calore. Ad avvalorare ciò che sto dicendo, pubblico un articolo del dott. Stefano Montanari, scienziato di fama internazionale esperto di nanopatologie. Leggete con molta attenzione.
A caccia di Biomasse
[...] Quando si entra nell’argomento biomasse, a riprova degli aspetti su cui si preferisce glissare, si dice che, bruciando, una pianta produce tanta anidride carbonica quanta ne produrrebbe comunque con il suo solo esistere. D’accordo. Però il problema non sta lì. Intanto bisogna sapere che ogni volta che si brucia qualcosa di organico in presenza di cloro, un elemento pressoché ubiquo, si produce la più insidiosa delle diossine, quella con quattro atomi di cloro nella molecola. Ma oltre alla diossina, la temperatura e l’ossidazione di una miriade di sostanze solo parzialmente conosciute costruiscono tutta una serie lunghissima d’inquinanti. Tanto per fare un esempio che credo sia di facile comprensione, è noto come il tabacco (una solanacea come la patata) contenga quasi 4.000 sostanze di cui si ha contezza, e di queste qualche centinaio sicuramente tossiche. Non esiste nessun motivo scientifico che possa escludere presenze analoghe in ciò che si brucia promuovendolo come innocuo. Il tabacco stesso, comunque, con i propri scarti di lavorazione rientra nella classificazione di biomassa. Poi, restando nel mio campo, si producono quantità rilevanti di micro e nanoparticelle inorganiche che originano dal contenuto appunto inorganico della pianta stessa, un contenuto tutt’altro che irrilevante e fortissimamente dipendente dal terreno in cui la pianta è cresciuta. Va, poi, tenuto conto del fatto che anche i vegetali cosiddetti vergini subiscono l’inquinamento superficiale di ciò che sta più o meno sospeso nell’atmosfera “normale”, e questo passa di conseguenza nella combustione in maniera più o meno trasformata. Di quel particolato (non commento l’ovvia ingenuità dell’autore delle esternazioni che crede che questo particolato possa essere “abbattuto”) non si è tenuto conto nel ragionamento fatto e questo è ormai in contrasto stridente con la scienza medica moderna. Al proposito esiste un’amplissima letteratura e la Comunità Europea, tra le altre istituzioni, vi dedica parecchie risorse. Si tenga presente, in aggiunta, che la stessa Comunità Europea ha da tempo recepito il cosiddetto principio di precauzione e, se non vogliamo essere i soliti arroganti fuorilegge, dobbiamo dimostrare che ciò che esce da questi impianti non fa male. In mancanza di una dimostrazione, niente centrali. È la legge.[...]







