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Lo Stato trattò con la mafia..e fin qui

Pubblicato da associazioneomilos su Martedì 20 Ottobre 2009

Che fossero gravi le parole di Pietro Grasso pronunciate ai microfoni del TG3 l’avevamo intuito, per fortuna la pausa sancita dalla domenica aveva alleviato lo sconcerto, fino a ieri mattina, quando leggendo i giornali mi sono scontrato con la dura realtà. Pubblico la reazione di Salvatore Borsellino ai microfoni di  Radio 24, fratello di Paolo, magistrato ucciso il 19 luglio del 1992 in via D’Amelio a Palermo.

”Mi sconvolgono le parole di Pietro Grasso, da un lato sembra quasi giustificare in alcune sue parole la trattativa con la mafia”. Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso il 19 luglio 1992 in via D’Amelio, a ”24 Mattino” su Radio 24 [ascolta l'intervista] per parlare di trattativa tra Stato e mafia. ”Io – ha aggiunto Borsellino – ritengo che se è vero che la trattativa può aver salvato la vita a qualche politico, allora è vero che la trattativa è stata barattata con la vita di Paolo Borsellino. Mi sconvolge questo tipo di affermazione”.

”E mi sconvolge anche l’idea di una trattativa – ha detto Borsellino – Io da anni ripeto, prima inascoltato mentre ora mi stanno arrivando conferme anche da parti istituzionali, che mio fratello è stato ucciso proprio per la trattativa. Mio fratello costituiva un ostacolo a questa trattativa, ritengo addirittura che la veemenza con la quale si è opposto ad essa ha causato la necessità di eliminarlo, e anche in fretta. Conoscendo bene mio fratello – ha aggiunto – so che avrebbe portato all’attenzione dell’opinione pubblica questa scellerata trattativa”.

”E’ pazzesco – ha aggiunto ancora Borsellino – che se ne parli oggi, 17 anni dopo. Perchè Grasso non ha fatto questa affermazione sulla trattativa nel momento in cui Mancino negava che la trattativa ci fosse stata? Perchè Martelli ha parlato solo ora? Perchè tante persone nelle istituzioni parlano oggi di cose che, se avessero denunciato 15-16 anni fa, avrebbero potuto cambiare le cose?”. Borsellino è tornato anche sul presunto incontro tra suo fratello e l’allora ministro dell’Interno Mancino, il primo luglio 1992 al Viminale, incontro che Mancino ha sempre negato: ”Ma secondo lei – ha detto – devo credere a quello che dice Mancino o a mio fratello che in una sua agenda, quella grigia, in cui appuntava ora per ora i suoi appuntamenti ha scritto proprio Mancino? Io devo credere a mio fratello che non si può essere preconfigurato un falso appuntandosi in un’agenda un incontro che non c’è stato a futura memoria”.

”Oggi – ha sottolineato – grazie alle rivelazioni di Ciancimino, al papello, posso arrivare a pensare che non sia stato Mancino a prospettare a Paolo la trattativa perchè forse Paolo ne era già al corrente. Ma le cose non cambiano perchè il primo luglio, quando Paolo per me ha incontrato certamente Mancino, ne avrà sicuramente parlato di questa trattativa. Mancino ostinatamente nega, io – ha concluso – credo a mio fratello piuttosto che a Mancino”. (Adnkronos)

(19 ottobre 2009)

Non perdete domani la seconda puntata di “Camicie Verdi”.


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