Bisogna contestualizzare
Pubblicato da associazioneomilos su martedì 5 ottobre 2010
Buongiorno a tutti. Mi esulo dal giudicare il fatto in sè, perchè una barzelletta non si giudica, tanto meno una barzelletta di cattivo gusto. Per la bestemmia lascio a voi libero arbitrio, credenti o non credenti una bestemmia rimane tale anche quando avviene all’indirizzo di un dio di cui non si crede l’esistenza o che viene chiamato con altro nome. Esiste una forma di rispetto verso il credere altrui, si può criticare o meno, ma non si deve per alcun motivo offendere. Ve lo dice uno che passando attraverso tutti i sacramenti si è trovato difronte a 1000 contraddizioni, a 1000 domande senza risposta. C’è chi dice che le risposte bisogna cercarle nella fede. Luttazzi dice che se la risposta è Cristo è la domanda che è sbagliata. Jovanotti crede solo in una grande Chiesa, che passa da Che’Guevara e arriva fino a Madre Teresa, passando da Malcolm X attraverso Gandi e San Patrignano arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano. Ma non voglio dilungarmi troppo. Infatti la cosa sconcertante è la doppia posizione presa dagli esponenti del clero di Roma nei confronti del capo di governo. Se la cosa l’avesse detta un poveraccio qualsiasi in tv a quest’ora sarebbe già stato messo al rogo. Ma di fronte ad una simile grottesca ennesima uscita dell’attuale presidente del consiglio, l’imbarazzo probabilmente è stato generale. Se infatti la carta stampata reagisce con sdegno alla seppur datata battuta del Berlusca:
[...]I quotidiani cattolici prendono una posizione contro le batture e il linguaggio del premier Silvio Berlusconi, nella fattispecie per la barzelletta volgare contro Rosy Bindi che si concludeva con una bestemmia. “Il problema è che dal deposito sia affiorata anche un’insopportabile bestemmia (anche se vecchia di mesi e mesi non è, purtroppo, meno tale)”, scrive nell’editoriale di oggi Marco Tarquinio, direttore dell’Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale italiana.
Tarquinio scrive anche che “si potrebbe ragionare all’infinito sullo strano timer che governa il rilascio mediatico di battute e gaffe ‘private’”, ma che la questione principale resta comunque l’accumulazione di queste espressioni e la loro volgarità. “C’è una cultura della battuta a ogni costo” – sostiene – “e fa brutta la nostra politica”. Il suo commento si conclude con un invito a rispettare “il dovere di sobrietà e rispetto”.
Va oltre L’Osservatore romano, denunciando anche le barzellette del premier che offendono gli ebrei: “Appaiono tanto più deplorevoli alcune battute del capo del Governo, più o meno recenti e di cui peraltro Berlusconi si è subito scusato, che offendono indistintamente il sentimento dei credenti e la memoria sacra dei sei milioni di vittime della Shoah”. Per il quotidiano vaticano, queste parole del premier “rendono tristemente attuale quanto il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana aveva detto lunedì scorso” ovvero che “il linguaggio in uso nella scena pubblica deve essere confacente a civiltà ed educazione. Fa malinconia l’illusione di risultare spiritosi o più incisivi, quando a patire le conseguenze è tutto un costume generale”.
Stempera i toni un altro rappresentante delle alte gerarchie ecclesiastiche:
dal sito di Dario Fo
Più cauto invece il commento di Monsignor Rino Fisichella: «Bisogna sempre in questi momenti saper contestualizzare le cose – spiega il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione – e, certamente, non bisogna da un lato diminuire la nostra attenzione, quando siamo persone pubbliche, a non venir meno a quello che è il nostro linguaggio e la nostra condizione; dall’altra credo che in Italia dobbiamo essere capaci di non creare delle burrasche ogni giorno per strumentalizzare situazioni politiche che hanno già un loro valore piuttosto delicato».
E’ chiaro l’empasse diplomatico nel vano tentativo di giustificare una simile gaffe (chiamiamola così) del presidente, giullare ormai noto agli occhi dell’opinione pubblica internazionale. Solo qui da noi non fa neppure tanto scandalo, tanto ha reso abitudinario quel tipo di comportamento. E tutto ciò è estremamente grave.
La prossima volta che di fronte al padre confessore racconterete tutti i vostri peccatucci, mi raccomando, stiate tranquilli, perchè qualsiasi penitenza egli vi chieda di rispettare potete sempre giustificarvi dicendo: “Padre, bisogna contestualizzare”.
A parte l’ironia che vista la situazione è d’obbligo, piangere sarebbe troppo umiliante, vi lascio con un articolo pubblicato sempre sul Fatto Quotidiano.
Arriva il papa, Costituzione sospesa
Che il ducetto bestemmiatore sia disposto a tutto per riconquistarsi l’omertà della Chiesa gerarchica può apparire scontato. Che il suo ministro degli interni – di un partito che celebrava i riti pagani celtici! – fosse pronto, con analogo bacio della pantofola clericale, a calpestare i diritti costituzionali più elementari dei cittadini di Palermo, sarà solo l’ennesimo “stupro della Costituzione” che giustamente Di Pietro ha addebitato a questo regime ogni giorno più infame.
Ma che di fronte a tanta enormità i giornali che si definiscono “indipendenti” non facciano titoli di scatola, che i loro editorialisti sempre pronti a sbandierare i “valori liberali” facciano spallucce, che le opposizioni Pd e altri Casini neppure si accorgano dello scempio compiuto, che il Capo dello Stato, che rappresenta l’unità della nazione sotto il vincolo della Costituzione, faccia lo gnorri, tutto questo lascia esterrefatti e agghiacciati.
Ieri, infatti, a Palermo sono state sospese le libertà costituzionali, e tranne questo sito non ha ancora protestato nessuno. Eppure è un vero e proprio “stupro della Costituzione” che venga rimosso uno striscione con cui dei cittadini volevano “manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altri mezzo di diffusione” (articolo 21 della Costituzione italiana, teoricamente non ancora abrogato). Quello striscione sarebbe stato un diritto anche qualora vi fosse stato scritto “Abbasso Ratzinger!” in tutte le sue articolazioni e varianti, sia chiaro. Invece riportava semplicemente una frase del vangelo di Matteo, 21,13: “La mia casa è casa di preghiera ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri”, parole che per Ratzinger dovrebbero essere le parole stesse di Dio, ma che solerti funzionari del governo del bestemmiatore e del celtico hanno fatto rimuovere, facendo intervenire addirittura i vigili del fuoco.
E non basta: nella libreria “Altroquando”, una delle librerie storiche di Palermo, di quelle poche librerie (vale per tutta l’Italia) che sono ancora centri di vita culturale anziché meri supermarket del libro, era affisso un ironico cartello che diceva “I love Milingo” [vedi video youtube qui annesso]. La polizia lo ha tolto, senza alcun mandato di alcun magistrato, violando non solo l’articolo 21 ma anche l’articolo 14, della Costituzione, che recita: “Il domicilio è inviolabile. Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale”.
Di fronte a tutto questo non è accettabile il silenzio, i furbi “distinguo”, le tiepide “prese di distanza”. E se gli intellettuali corrivi tacciono, lanciamo dai siti web una raccolta di firme.
Non solo. Chi ha ordinato di togliere striscioni e cartelli ha commesso un reato. E in Italia l’azione penale è obbligatoria. Ci domandiamo cosa aspetti la procura di Palermo ad aprire una inchiesta per individuare i responsabili di tali prevaricazioni, i mandanti – in tutta la loro catena gerarchica, perché i poliziotti obbediscono ai prefetti e i prefetti al ministro dell’interno e al primo ministro bestemmiatore – di questa inammissibile violazioni delle nostre libertà più elementari.
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Questo post è stato pubblicato il martedì 5 ottobre 2010 a 5:39 am ed è archiviato in Politica, religione, Senza Categoria. Contrassegnato da tag: Avvenire, barzelletta, Berlusconi, bestemmia, Dario Fo, Paolo Flores d'Arcais, Rino Fisichella, Vaticano. Puoi seguire tutte le risposte a questo articolo attraverso il RSS 2.0 feed. Puoi lascia una risposta, oppure trackback dal tuo sito.











