Uscito nelle sale il 09/10/2009, questo film diretto da Renzo Martinelli,di mediocre realizzazione ha suscitato numerose polemiche. [...]La pellicola infatti è stata oggetto di numerose controversie per via dell’origine politica del progetto e dei suoi finanziamenti pubblici. Il film compare anche in una delle intercettazioni telefoniche del 2007 tra il presidente del consiglio Berlusconi e Agostino Saccà, comparse in un’inchiesta per concorso in corruzione legata ad un giro di raccomandazioni e di finanziamenti, inchiesta poi archiviata dal giudice per le indagini preliminari poichè non è stato ravvisato alcun elemento di reato.[...] da Wikipedia
Gli incassi poco generosi alla fine hanno decretato il fallimento di questo progetto. [...] A quanto si dice il film è costato 30 milioni di dollari, il 40 per cento dei quali li ha messi la Rai (cioè noi). Il ministero, invece, ha catalogato il film alla voce “interesse culturale nazionale” (si vede che la voce “puttanata leghista” non è prevista) e gli ha ammollat 1 milione e 600 mila euro (nostri, perlatro), con una delibera del 7 ottobre 2008.
Ora avremmo una domanda. Il ministro Brunetta che ha abbondantemente abbaiato contro i registi assistiti, gli intellettuali parassiti, gente che non ha mai lavorato in vita sua, ha qualcosa da dire? Lo dirà per il film-cagata di Martinelli? O se ne starà zitto e buono perché è un film-propaganda dell’alleato del suo padrone? Dove cazzo sta il famoso merito? Nell’aver fatto un film inguardabile?[...] da Micromega
Pubblico di seguito il giudizio di alcuni giornali:
…Porta i segni della destinazione per il piccolo schermo… Alberto Castellano, Il Mattino
…Renzo Martinelli ha girato il presunto kolossal in Romania, con comparse rom moltiplicate (male) in digitale tra mura da lunapark col fumo disegnato. Il problema è narrativo. Il problema è Martinelli, regista sprezzante nei modi e con la macchina da presa. In attesa di allungarsi in tv, il film è massacrato dai tagli, superficiale, scritto e musicato senza senso del ridicolo… Alessio Guzzano, City
…Un noioso polpettone in costume infarcito da una lunga serie di slogan tanto cari alla Lega di oggi (…) Sceneggiatura sfilacciata, dialoghi eccessivamente enfatizzati, sequenze dei combattimenti poco credibili. Luciana Vecchioli – L’altro
…Al costoso film, che ha facilonerie, tempi, salti logici e narrativi, insomma ha l’ impaginazione classica da tv, manca ciò che interessava forse di più a Bossi, unica comparsa italiana fra migliaia di rom (che scherzo!): sono assenti ingiustificati epopea, tensione e pathos, oltre a disamina politica (…) Il racconto non dà emozioni anche per la scarsissima presenza degli attori. Se Rutger Hauer vaga con l’ occhio azzurro nel tempo e nello spazio ma, con buona volontà, si può credere che pensi al Barbarossa, Raz Degan è maschera priva di qualunque espressione… Maurizio Porro, Il Corriere della Sera
…Il Barbarossa di Renzo Martinelli pone ai critici cinematografici un serio problema. Una quesito dirimente. Ovvero: trattasi di un film o di una parodia? (…) La sceneggiatura è scritta da una Ong che combatte l’analfabetismo nelle langhe (“adesso occupo Milano, perché sono cattivo”). Come si fa a fare la recensione di un film così? Noi ci rinunciamo. Sinceramente, non siamo all’altezza. Roberta Ronconi, Liberazione
…Se proprio non potete aspettare che quest’ultima fiacca fiction passi in televisione, sappiate che solo Federico (Rutger Hauer) e Barozzi (Farid Murray Abrams), milanese fedele suddito dell’Impero, sono interpretati a dovere. Il resto sono effetti speciali e immagini al rallentatore… Maurizio Cabona, Il Giornale
…Diciamolo subito: il film di Renzo Martinelli che dall’imperatore (Rutger Hauer) prende nome (chissà perché) è un brutto film, che di cinema ha poco, e nemmeno di televisione decente, i minuti che scorrono faticosamente fanno più che rimpiangere l’era degli sceneggiatoni vintage. A dire il vero ci si chiede pure che fine abbiano fatto i 30 milioni di euro del budget, tra quella profusione di ralenti, le battaglie con le stesse inquadrature, una ricostruzione di Milano quasi inesistente… Cristina Piccino, Il Manifesto
… è veramente un film insulso. Brutto come sono brutte le operazioni ambiziose che nascono su fondamenta malferme (…) Gli effetti speciali sono qua e là di sorprendente modestia: i 30 milioni di euro dichiarati saranno stati spesi altrove. La scena della battaglia, attesa per ore, dura 11 minuti ed è davvero risibile. L’operazione politica è debole e insensata: chissà se Martinelli si è reso conto di aver confezionato una fiaba fangosa e trucida in cui l’eroico Alberto è uno scemotto di paese?
Alberto Crespi, L’Unità
…Raz Degan ha una sola espressione: spiritata. Rutger Hauer, che parla con la voce di George Clooney, è sempre lì lì per perdere la barba posticcia… Michele Anselmi – Il Riformista
…Sostenuto dal celoduristico endorsement del Senatur, ecco il Barbarossa di Renzo Martinelli, kolossal cine-televisivo dal budget di 30 milioni di dollari e cast multietnico: il tedesco Rutger Hauer è il Barbarossa, l’israeliano Raz Degan Alberto da Giussano, la polacca Kasia Smutniak l’amata Eleonora, la francese Cecile Cassel Beatrice di Borgogna e l’americano F. Murray Abraham Siniscalco Barozzi (un’antifona più che un nome…). Come dire, funzionassero i respingimenti, il film potrebbe contare solo sulla figlia di Renzo, Federica Martinelli, nel ruolo di Tessa, Antonio Cupo e sparuti altri…Vabbè, c’è di peggio: il film, appunto… Federico Pontiggia – Il Fatto Quotidiano
…Non bastano una colonna sonora martellante, un po’ di immagini enfaticamente rallentate, scontri cruentissimi e una buona dose di effetti mirabolanti per creare pathos e rendere epica una pellicola, per quanto costosa. Martinelli ha insomma sprecato un’occasione… Gaetano Vallini – L’Osservatore Romano
So di scontrarmi con una realtà locale divenuta realtà politica con il trascorrere degli anni, leggittimata dai voti degli elettori. Ma mi limito solo ad esporre i fatti. Purtroppo la coscienza civile, soprattutto nelle nostre terre (nostre di chi), non conosce numerosi rappresentanti. Vuoi le 10 ore di lavoro al giorno, sabato mattina compreso, vuoi la nebbia, vuoi un benessere crescente, ci si è dimenticati a poco a poco di pensare, molto più facile farlo fare agli altri. In un periodo di profondo cambiamento, qualche decennio fa, un omino, tale Umberto Bossi, cavalcando la straordinaria rivoluzione scatenata da tangentopoli, fondava un partito che almeno all’inizio predicava molto bene. Cosa sia successo in seguito rimane per molti un mistero. L’unica cosa certa è che un partito di governo come la Lega, così popolare qui al nord, probabilmente è meno conosciuto di quanto si pensi…ed è diventato boa di salvataggio, per quanti delusi da una parte o dall’altra, stanchi di vagare per questo mare periglioso di partiti e partitini deludenti, hanno trovato un posto sicuro nel quale rifugiare tutte le proprie paure, offuscando però le vane speranze.
Guardatevi questa prima parte di un documentario di Claudio Lazzaro.
Come avrete sicuramente notato la nostra redazione ha molto a cuore, tra tanti temi che quotidianamente affronta, una pagina della storia del nostro Paese tragica e assolutamente fondamentale per capire il perchè siamo arrivati a questo punto. Ovviamente sto parlando del biennio stragista, della drammatica morte di due eroi fra tanti uccisi dalla mafia, i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. I retroscena di questi due delitti sono addirittura più sconvolgenti delle stesse deflagrazioni che sconvolsero l’autostrada di Capaci e via D’Amelio e coinvolgono poteri così forti di questo Stato che dopo vent’anni la verità non è ancora venuta a galla. Leggete con attenzione l’articolo sottostante. Invitiamo inoltre coloro che hanno dei figli a parlare, non appena la loro età lo consenta, di questi pezzi di storia che l’informazione e la politica stentano a ricordare. Nelle scuole si spendono tante parole per i Sumeri e i Babilonesi e quasi nessuna sugli ultimi 50 anni della storia d’Italia. Quali coscenze formerà il sistema scolastico nazionale?
Solo pochi giorni fa ai microfoni di Annozero Claudio Martelli, Ministro della Giustizia negli anni delle stragi, racconta: Borsellino sapeva della trattativa. Dice di essere stato illuminato dalle parole di Massimo Ciancimino sul dialogo fra mafia e Stato e di aver cosi ricordato che l’allora direttore degli affari penali del Ministero, Liliana Ferraro, in occasione del trigesimo della strage di Capaci avrebbe avvertito Borsellino del contenuto di una visita ricevuta dal capitano De Donno. De Donno avrebbe riferito della disponibilità dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino ad aprire un canale di comunicazione con Cosa Nostra se avesse ricevuto una copertura politica. Nel gennaio del 1993 Salvatore Riina viene arrestato e il giornalista Maurizio Torrealta di Rainews 24 descrive attraverso il racconto del capitano Ultimo l’arresto del latitante numero uno di Cosa nostra. In quelle pagine non c’è traccia di questa trattativa fra mafia e Stato che portò anche all’arresto del boss corleonese. Nel 2002 Torrealta pubblica in un altro libro intitolato “La Trattativa” il resto di quel racconto. Lo abbiamo sentito per parlare con lui di questa inchiesta e della riapertura delle indagini sulle stragi di Capaci e via d’Amelio.
Dopo aver scritto dell’arresto di Riina lei pubblica nel 2002 “La Trattativa”. Da quale spunto investigativo riparte la sua analisi di quel tragico biennio di stragi?
Solo alcuni anni dopo l’intervista al capitano che arrestò Riina mi resi conto che le cose che mi aveva raccontato erano solo quelle che lui mi aveva voluto raccontare, quelle che aveva voluto vedere. E soprattutto mi resi conto di quello che mi aveva taciuto: la trattativa. Fu invece intorno alla seconda metà degli anni novanta che iniziai a leggere la sentenza del processo per la strage di via dei Gergofili, nella quale, senza alcuna ambiguità, si parlava di una trattativa portata avanti dal capitano De Donno e dal colonnello Mario Mori. I due violando i compiti cui erano preposti: quelli di contrastare cosa nostra, in quegli anni, incontrarono Ciancimino e provarono a trattare con Provenzano, non si sa per conto di chi. La trattativa avrebbe avuto successo solo se fosse stata tenuta segreta all’opinione pubblica e agli altri organi investigativi. Intorno a questa trattativa di cui noi conosciamo soltanto alcune fasi ci sono anche una serie di episodi molto strani. Non ultimi, ma questa è solo una mia opinione, la morte di Gabriele Chelazzi, Pm che stava seguendo le indagini sulla trattativa e l’apparente suicidio della direttrice del carcere di Sulmona, Armida Miserere. Il mio lavoro d’inchiesta cominciò quindi dalla lettura degli atti di Firenze ma anche dalla richiesta di archiviazione del magistrato Antonio Ingroia “Sistemi Criminali”. L’inchiesta, nonostante fosse riportata in una richiesta di archiviazione, conteneva al suo interno elementi oggettivi di estremo interesse di cui non potevamo essere a conoscenza mentre accadevano.
Quali elementi?
Primo. Le stragi erano state annunciate, almeno un paio di volte. La prima volta da Elio Ciolini, un neofascista, già condannato per diffamazione che aveva inviato una lettera al giudice Leonardo Grassi, annunciando l’inizio di una stagione di stragi in Italia. Ciolini in questa e in una seconda arrivata dopo l’omicidio di Salvo Lima, precisa che queste decisioni erano state prese in alcune riunione tenutesi in Croazia. La strage di Capaci inoltre venne annunciata 48 ore prima da una piccola agenzia di stampa, Repubblica, vicina ai Servizi segreti. A scriverlo con ogni probabilità fu in un articolo Vittorio Sbardella, secondo uomo di fiducia di Andreotti, per annunciare che ci sarebbe stato un “botto” che avrebbe modificato l’andamento delle elezioni. Sbardella è interessante anche per le cose che scrisse dopo l’omicidio Lima intorno al cosiddetto “pericolo Golpe”. Dopo l’ arresto di Rina all’inizio del 93 seguirono una serie mai vista prima di episodi strani: attentati contro chiese e palazzi fiorentini e romani, fatti in luoghi di potere molto specifici, non quelle dei partiti ma luoghi simbolo del potere, delle istituzioni e della massoneria.
Massoneria, poteri forti e equilibri politici internazionali fanno da sfondo al biennio stragista. Ma non solo. Nella sua inchiesta lei si occupa anche della nascita e del ruolo dei movimenti secessionisti nel Paese. Perché? Grazie ad un lavoro straordinario della Digos nel nostro Paese sono stati ricostruiti alcuni scenari all’epoca sconosciuti. All’inizio degli anni ‘90 nacquero diverse organizzazioni, una sorta di Leghe del sud. In una di queste comparivano persino Licio Gelli e Stefano Delle Chiaie, neofascista pluriindagato. Viene da pensare che ci fossero nuovi equilibri politici in bilico e ci fosse l’interesse di qualcuno oltre atlantico a creare più un’ Europa delle regioni che delle nazioni. Questo progetto non si è poi sviluppato ma questa ricerca di nuovi equilibri è rimasta e la trattativa è poi avvenuta su un altro versante: quello della ricerca di una situazione politica che garantisse Cosa nostra, messa in difficoltà dal maxi processo. Siamo negli anni novanta infatti, le condizioni internazionali cambiano, è crollata l’Urss e il nemico comunista è stato sconfitto. In quel periodo Cosa nostra percepisce che le forze che avevano utilizzato gli enormi capitali di cui disponeva, per fini politici contro il comunismo, stavano per essere cancellate dal panorama politico, come dire: il loro ruolo terminava li. Così diventò importante attirare l’attenzione con azioni capaci di arrivare anche al di là dell’Atlantico per garantire la sopravvivenza di Cosa nostra.
Quali gli elementi nuovi emersi dopo il 2002 data della pubblicazione de “La Trattativa”, ad oggi?
La strage di via d’Amelio è stata completamente riletta. Si è scoperto che le confessioni di un pentito sono state inquinate, fatte ad arte per sviare tutte le indagini mentre adesso ci sono nuovi collaboratori di giustizia cheraccontano come si è sviluppata questa strage, il coinvolgimento dei servizi segreti. Ma anche la trattativa. Per anni si era concentrata l’attezione sull’uomo di fiducia di Riina, il medico Antonino Cinà. Sembra che abbiano avuto un ruolo altri uomini politici già condannati per associazione mafiosa e senatori della Repubblica. Ci sono nuove indagini anche se devono emergere ancora elementi chiari e precisi tali da poter dire con certezza…
Beh, un nome circola da mesi, da dichiarazioni di pentiti e in ultimo anche dalla voce di Massimo Ciancimino nell’ultima puntata di Annozero. Si tratterebbe di Marcello dell’Utri…
Ciancimino può fare questo nome, noi dobbiamo attendere riscontri precisi.
Prima ricordava della rilettura di Via d’Amelio… qual è stato il ruolo, se c’è stato, dei servizi segreti nelle stragi? Ci sono prove della loro presenza nella strage di Capaci ma soprattutto in quella di via d’Amelio, ovvero quella che sembra davvero inverosimile possa essere stata organizzata da Cosa Nostra. Per varie ragioni ma soprattutto perché avviene in un momento in cui sono in via d’approvazione pesanti leggi antimafia e non poteva esservi mossa più dannosa per Cosa nostra che alzare il tiro contro lo Stato. Su via d’Amelio ricordo personalmente le parole del pentito Salvatore Cancemi, quando gli chiesi di questa strage mi disse: “non parlo” e disse delle altre mezze frasi che lasciavano intendere era opera di “menti raffinatissime”.
I pentiti, siciliani, calabresi, pugliesi, parlano di quegli anni anche quando decidono di non spingersi oltre alcuni episodi. Quella che sembra rimanere in silenzio è la politica. Perché? A questo proposito cito un episodio significativo che riguardava l’allora Ministro Scotti, accaduto durante il processo per la strage di via dei Gergofili. Gli inquirenti chiesero al Ministro come mai “si fosse addormentato da Ministro degli interni e risvegliato Ministro degli esteri ” senza episodi specifici che giustificassero questo cambiamento di ruolo. Lui sorrise ma non rispose, tant’è che alla fine gli avvocati chiesero che fosse messo agli atti il sorriso di Scotti, perché quel sorriso significava “non posso parlare”. Quello che sappiamo ad oggi è che al suo posto andò Nicola Mancino e viene da pensare che questo cambiamento avesse a che fare con la trattativa. Mancino ha sempre smentito e non esistono al momento prove che possano dimostrare il contrario. Quello che sembra evidente è che la trattiva trovò un consenso trasversale nella politica.
In questi ultimi anni l’attenzione verso il reperimento di prove che dimostrerebbero la trattativa Mafia – Stato è stata diretta verso il famoso “papello”, elenco scritto di contro richieste della mafia allo Stato. Ma è plausibile che funzionari dello Stato si fossero recati a parlare con un personaggio come Vito Ciancimino più volte, senza alcuna tutela? Penso all’uso di registratori… ad esempio. Potrebbero esserci altre prove di questa trattativa oltre al “papello”?
Se fossi in chi conduce le indagini e fossi venuto a conoscenza di queste prove sarebbe di certo l’ultima cosa di cui parlerei sino a quando non fossero giunte in un’ aula di tribunale. Credo comunque che il filone del “papello” avrà degli sviluppi importanti e non potrà essere licenziato rapidamente…
Dopo 17 anni Sandro Ruotolo prepara una puntata per AnnoZero e riceve delle minacce. Salvatore Borsellino, fratello del magistrato, partecipa ad una trasmissione di Rainews24 sulle stragi e subisce il furto della sua auto. A chi fa ancora paura questa verità?
Stiamo parlando di forze trasversali ai partiti che hanno governato il Paese prima e continuano ad influenzarne l’andamento anche adesso. Negli anni le condizioni sono cambiate molto, potranno esserci degli sviluppi importanti ma i tempi della giustizia sono lunghi e complessi. Sarà difficile portare avanti questi processi ma oggi sembrano esserci le condizioni e se si riuscirà ad arrivare alla verità sarà il primo caso in Italia in cui saranno identificati i mandanti esterni di una strage.
Titolo dalla bassa ironia, (devo smetterla di guardare Colorado Caffè n.d.A) facile l’allusione all’avvocato di Berlusconi Gaetano Pecorella, autore fra le tante della legge Pecorella del febbraio 2006 (leggetevi la sua biografia, ragazzi con un curriculum così… n.d.A.). Ma questo titolo appartiene forse di più a quel basso, vile gioco degli uomini dell’opposizione, mi riferisco ovviamente al PD, che prima urlano allo scandalo sia per il Lodo Al(n)ano che per lo scudo fiscale, poi quando devono fare semplicemente il loro lavoro, cioè essere presenti in Parlamento e votare contro queste due porcate di leggi, non sono tutti presenti e per una manciata di voti vengano approvate entrambe. La prima, si vedrà in seguito, bocciata per fortuna dalla Corte Costituzionale. A lato un link dove potete conoscere i nomi dei 20 “infedeli”.
Berlusconi eletto direttamente dal popolo? Balle
La frase “eletto direttamente dal popolo” domina la scena. Il sempre più pensoso Pecorella l’ha usata in modo preventivo per convincere la Corte Costituzionale che al presidente del consiglio devono essere accordate guarentigie speciali, superiori a quelle che toccano alle altre cariche dello Stato. La Corte ha cestinato il suggerimento.
Ora il presidente del consiglio non passa minuto che non ci ripeta “sono stato eletto direttamente dal popolo”. L’affermazione dovrebbe smontare secondo lui l’impianto logico che la Consulta ha opposto al Lodo Alfano: preminente su tutto è l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge; se per caso si deve derogare al principio essenziale della Costituzione si deve per forza farlo con una legge di rango costituzionale; ma, qui è il punto, una legge costituzionale non può intaccare il principio di uguaglianza. Non c’è scampo per il Lodo Alfano.
Ma è poi vero che Berlusconi è stato eletto direttamente dal popolo? Niente affatto. I cittadini italiani sono stati costretti a votare da una legge elettorale infame che, oltre a impedir loro di votare per chi volevano, li ha obbligati a votare per simboli in cui era stato infilato il logo “Berlusconi presidente” o “Veltroni presidente”. Una forzatura cui a suo tempo la classe dirigente di centrosinistra non seppe e non volle opporre tutte le necessarie riserve di ordine costituzionale. Quali? Per esempio: la repubblica è parlamentare e non presidenziale; imporre il trucco di quella scritta è una precisa lesione alla natura della repubblica. Oppure: nella Parte II della Costituzione, al Titolo III (Il Governo) è contemplato nella Sezione I il Consiglio del Ministri e nel suo contesto il presidente del consiglio compare con chiarezza come primus inter pares. Non c’è una sezione dedicata a lui: infatti la Sezione successiva, la II, è dedicata alla Pubblica Amministrazione. Nell’indice il presidente del consiglio è saltato a piè pari. Secondo Pecorella invece, in virtù della formuletta inserita nel logo del simbolo elettorale, Berlusconi sarebbe primus super pares.
E’ una colossale panzana. La cosiddetta elezione diretta è solo un subdolo artificio iconografico: una scritta nel simbolo e niente di più. Quanto alla vera elezione diretta del presidente del consiglio l’unico caso è quello di Israele. Considerato universalmente un disastro istituzionale, che giuristi di tutto il mondo hanno illustrato e commentato. Ma se proprio Berlusconi ritiene di ispirarsi a Israele potrebbe seguire l’esempio del suo presidente del consiglio Olmert che ha lasciato la carica e si è fatto processare per corruzione. Si è anche detto onorato di aver guidato un paese in cui il capo del governo non ha diritti superiori a quelli di tutti i cittadini. Che dirà il sempre più pensoso Pecorella?
Pancho Pardi
(12 ottobre 2009)
Ed ora occupiamoci delle pecore in seconda
Ma per gli strateghi del Pd il governo Berlusconi non si tocca
di Andrea Fabozzi, da “il manifesto”, 9 ottobre 2009
Dopo che la Corte costituzionale ha sepolto il lodo Alfano, dopo la collerica reazione del (di nuovo) imputato Silvio Berlusconi, dopo gli attacchi al Quirinale, il nervosismo e gli insulti in televisione a Rosy Bindi, gli affondi di Bossi, la polemica con Fini, le crepe nella maggioranza, dopo tutto questo c’è qualcuno convinto che politicamente non è cambiato nulla nel paese, che non è il caso di drammatizzare, che il governo non si tocca. È il Pd.
«Non cambia niente» si spinge a sostenere qualche dirigente più esplicito, «è sbagliato trarre conseguenze politiche» dalla decisione della Corte, spiega Massimo D’Alema. Chissà, magari si potrebbero trarre conseguenze sportive, forse se al governo proprio non deve cambiare nulla si potrebbe chiedere a Berlusconi di rinunciare al Milan, ammesso che non lo stia già facendo.
A parte l’intempestività di Berlusconi che comincia a zoppicare proprio quando il partito democratico è impegnato con il congresso, i dirigenti del Pd non stanno certo scherzando né facendo gaffe. Seguono una linea politica molto precisa e per una volta comune. Di fronte alla valanga berlusconiana contro tutti e tutto sostengono che la cosa più giusta da fare sia proteggere la stabilità di governo. Proprio adesso. Invitano Berlusconi a tenere duro e non arrendersi.
Come ha detto Luciano Violante? «Non c’è dubbio che Berlusconi debba andare avanti, il paese non può restare bloccato». Effettivamente non è facile spiegare questa linea a quell’elettore che, incosciente, ha azzardato un sorriso alla notizia della bocciatura del Lodo. Tentiamo quindi una spiegazione un po’ banale: il Pd ha una fifa blu che si vada a votare.
Per chi sta all’opposizione, ammettiamolo, cercare in tutti i modi di evitare le elezioni è piuttosto strano. Per chi sta all’opposizione dello scandalo mondiale Silvio Berlusconi lo è anche di più. Lo scandalo c’era prima di mercoledì pomeriggio e c’è anche adesso, con in più la sanzione formale che il nostro presidente del Consiglio è sfuggito a una condanna certa per corruzione (c’è scritto nella sentenza Mills) grazie al trucco di un Lodo illegittimo vissuto giusto il tempo necessario a tirarlo fuori dalla sentenza.
Ma Berlusconi non si deve dimettere, ci dice il Pd. Lo guidano vecchie volpi della politica che prevedono: se si vota adesso il Cavaliere rivince facile. Quindi aspettiamo tempi migliori. Aspettino con noi le famiglie sotto la soglia di povertà, i terremotati dell’Aquila e gli alluvionati di Messina, i giornali stranieri orripilati, i magistrati che vorrebbero tenersi la loro indipendenza e le donne e gli uomini che aspirerebbero ad amarsi, riprodursi e morire liberamente. Aspettino anche i metalmeccanici quando stasera se ne saranno tornati a casa dai cortei.
C’è il piccolo problema che prima o poi bisognerà comunque andare a votare e proprio sulla forza con cui avrà fatto l’opposizione sarà giudicato il Pd. L’ossessione per la stabilità delle istituzioni ha già giocato un brutto scherzo al presidente della Repubblica che, la si metta come la si vuole, qualche domanda dopo la bocciatura del Lodo che aveva così velocemente firmato dovrà pur farsela. Berlusconi non deve essere sconfitto per via giudiziaria, e va bene, ma qualcuno avverta gli strateghi democratici che il Cavaliere è bravissimo a sfuggire alla giustizia. Da solo, non gli servono aiuti.
Titolo forse stupido per questo post, ma non mi veniva in mente altro. Perdonate la poca originalità. Se volete farvi due risate leggete questo articolo correlato di video, tratto da Micromega. Buon week-end.
“Che fine ha fatto Tony Binarelli?”. Questo mi chiedeva, con ossessività inconsolabile, Luigi Amicone stanotte dopo il quinto giro di cedrata guatemalteca (allungata col rododendro sdrucciolo). Gliel’avevo passata per affogare nell’alcol i dolori del Lodo, ingiustamente divelto dalla Consulta, sperando negli effetti abbacinanti delle Ericaceae macerate. Di solito funziona, ma più Luigi beveva e più mi raccontava di quella volta che era piccolo e guardava in tivù i giochi illusionistici di Tony Binarelli con Claudio Brachino e Laura Ravetto (di cui è, come me, segretamente innamorato). Da quella volta Amicone ci ha la fissa con Binarelli. Va capito.
Secondo Luigi, la bocciatura del Lodo Alfano è la mossa più esecrabile della minoranza golpista che governa questo paese, insufflandolo di demoniaca criminosità.
Ha pianto molto, Amicone. Vederlo così mi ha fatto male. Se avete un dvd di Binarelli, mandatelo al fermo posta di Flores D’Arcais (poi lui me lo girerà, usando un uccello migratore marxista per postino).
La forza del centrodestra è però quella di reagire con serenità alle traversie bolsceviche della storia. Ieri nessuno è andato sopra le righe: nessuno. E sì che ce n’era motivo. Quei comunisti della Consulta, organo notoriamente stalinista, hanno dato un colpo ferale alla democrazia italiana. Al male non c’è davvero mai fine (e io che credevo che l’Armageddon fossero gli articoli di Piero Valesio).
Quanto dolore, ieri, guardando la tivù. Per forza che poi uno si dà alla cedrata guatemalteca: è l’unica salvezza. Umberto Bossi ha detto che scenderà in piazza con i Galli, e non si è capito se la sua fosse un’immagine squisitamente campestre o se piuttosto alludesse a Calderoli quale novello Obelix. Adolfo Urso, che già con quel nome non parte facilitato (peggio sarebbe solo Benito Perego), trascinava stancamente le sue floride membra linguistiche nello scantinato trotzkista di Ilaria d’Amico a La7. Maurizio Belpietro, col suo prognatismo bulimico, trasudava la consueta simpatia abbacinante (cit), minacciando di abbandonare lo studio se non lo facevano parlare almeno sette ore e mezzo senza interruzioni. E poi c’era lui, Maurizio Lupi, il grandissimo Lupi, uno che quando parla sa cosa dice ma non lo sanno gli altri, improvvisamente vittima di una mutazione genetica: le orecchie da Spock, il viso quadrato come un Playmobil uscito sghembo dalla fabbrica, lo sguardo arguto di chi ha capito che il triangolo si chiama così perché non ha quattro angoli (ma tre).
Quanto dolore, quanta mestizia. Che scenario post-atomico. E voi che godete di tutto questo, che leggete le menate di Travaglio, che tintinnate con le vostre manette attaccate alla cintura quasi che fossero portachiavi proletari.
Siete davvero dei delinquenti senza cuore (cit).
Fortunatamente c’è chi ha saputo fotografare con lucidità la situazione, unendo l’aplomb di Brunetta con la propensione alla digressione intellettuale di Gasparri. Ecco i tre interventi che più di tutti hanno saputo interpretare l’incresciosa situazione contingente. Vagliamoli (?).
La silloge bondiana. Also sprachSandro Bondi: “Ogni giorno sono stupefatto (si intuisce dalla pettinatura) dalla determinazione, dal coraggio e dalla forza morale che il Presidente del Consiglio esprime di fronte a quello che di sconcertante accade da quasi 20 anni in questo sventurato Paese (sventurato è la parola giusta). Dobbiamo sapere tutti che senza di lui, senza la testimonianza quasi eroica (togli il quasi, cribbio) e certamente commovente (molto commovente) che offre al servizio della libertà, della democrazia e dello sviluppo dell’Italia, saremmo tutti privati della possibilità di guardare al futuro con un minimo di speranza”. Bravo Bondi. Di lui mi piace la misura, il coraggio intellettuale, quel suo non essere mai servile. Quelle sue iperboli a metà strada tra Milan Channel e l’Istituto Luce. Daje Sandrino.
Il Fede addolorato. Eravamo tutti convinti che Emilio Fede non avrebbe mai più sofferto come quella volta delle bandierine prodiane dopo le elezioni del ‘96. E invece. Ieri è andato in onda alle 19, poco dopo la sentenza della Consulta. Era devastato. Vi segnalo il reperto audio-video.
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Lo si analizzi, con la consueta dovizia. Premetto: ha parlato tre minuti senza dire niente. Ma non tutti possono avere la profondità di Angusto Minzolini.
“L’opposizione… Pifdnd (Pierferdinando) che dice Non è….ehh (ehh)…in questo paese dicepierdndcasin (traduco:dice Pier Ferdinando Casini) che fa parte dell’opposizione… non c’entra Di Pietro e quello che dice Di Pietro non ci interessa (ma infatti: andasse pure a sculacciare le antilopi del Caucaso, quel mona di Di Pietro)… In questo paese dice (chi?) in questo paese c’è scarsa attitudine a rispettare le leggi soprattutto le sentenze (è una critica a Berlusconi, ma Fede pensava che il soggetto fosse Belfagor e quindi non l’ha censurata)… Non è un giudizio universale (quale?) la Corte Costuzionale ha espresso una legge che si è rivlt eeehh ahhhh ghrmrhngtr a questo (chiarissimo). Naturalmente (certo, naturalmente) il Governo dice Casini che ha preso il voto degli elettori (chi li ha presi i voti, Casini? CHI è il soggetto, porca miseria?) deve continuare a fare il suo lavoro a occuparsi cioè del problema degli itlniii (???) che vengono prima di quelli (prima di chi?)… che possono essere contenuti…nella sentenza o il risultato (ma il risultato di che? E poi la sentenza cosa contiene? Gli italiani? Mah). Per Gaetano Pecorella, che è uno degli avvocati che ha difeso davanti alla corte il Lodo Alfano (con risultati straordinari, aggiungerei) il risultato dice non cambia il quadro politico… il risultato la sentenza qualunque essa sia (addio, è andato in loop: resettate Emilio) Se fosse negativo (è negativo) non sarebbeunasentzadicndnaberluscmarim (qui si è sfiorato l’embolo)…riaprirebbe soltanto i processi (hai detto niente)”.
Qui c’è una pausa satura di dramma interiore. Si prosegua con l’esegesi.
“Poi naaaaaa…. (gesticola con fare ansiogeno, se gli avessero sterminato la collezione dei Trudini avrebbe sofferto di meno)… la Lodo (”la Lodo”, certo. E magari pure “Le Alfano”, “Gli Governo”, “I Italia”: articoli in libertà, come la Costituzione) è stato respintoooo (effetto eco-rinculo) non all’unanimità ma a maggioranza (una consolazione, il gol della bandiera lo avete fatto: Leonardo si è fermato molto prima). Eeeehhhhhh (eeeehhhhh)….Cicchitto (oh ecco, Cicchitto lo volevo) dalla Consulta un attacco a Berlusconi (ma chi lo dice? Cicchitto? Fede? E stai calmo, Emilio, che poi non ti capisco) Berlusconi dice orailpopoloitalianodovràfarsentirelasuavoce (qui si è rischiata la sincope) ma… questa è…. Fa parte..ggghm ggghm (toh, ora Fede parla come Java di Martyn Mystère, che però – duole dirlo – si fa capire meglio)… del…diciamo delle…reazioni a caldo (ma COSA dici, Emilio? Sicuro di star bene? Vuoi una Cedrata Guatemalteca anche tu?). Buttiglione dice (ma chi se ne frega di Buttiglione, via) Si rispetti il pronunciamento della Corte Costituzionale ma questo non vuol dire dimissioni né elezioni (sempre arguto, Buttiglione). Eeeeh…chhhh..av…dettoooo (ma che è, un telegrafo rotto?)… il restoooooo…con riflessione (oddio lo stiamo perdendo) legittima e si potrebbe aggiungere serena ammesso che uahhhhhhhhhh il Presdconsiglio (crasi che sta per “Premier”) potesse essere sereno in queste ore (serenissimo, lo vedremo tra poco) ma certamente già convinto da ieri di quello che sarà….eeeeeehhhh…saranno i problemi da affrontare (niente dai, io oggi non ti capisco)…. E ha detto Comunque vada io vado avanti perché devo guidare questo paese legittimato dalla ehhh maggioranza degli elettori (non ti vedo bene, Emilio). Non cambia secondo me… non so cosa diranno i sondaggi (mi sa che in questo momento non sai molte cose, Emilio) ma son quasi convinto che seeeee era ieri il 68 virgola otto (sempre precisi, ’sti sondaggi: 68, non 67 o 79. 68.8. Precisi) di fiducia in Berlusconi ehhh domani o dopodomani sarà forse di più (e qui sono d’accordo) perché si aggiunge a tanti altri di problemi (eeehhh?) e comunque non cambia il quadro politico (sì Emilio, questa è l’unica cosa che abbiamo capito)…tutt’altro”.
Ancora una pausa straziante, poi il finale.
“Eeeeeehhhhh….ghhhhm (ancora il neanderthaliano Java)….c’è Bossi (oh ecco, Bossi mi mancava: che dice quel mattacchione dell’Umberto?)…dice….eeehhhh cosa dice Bossi? (addio, parla da solo)…. Ha espresso naturalmente solidarietà al Presidente del Consiglio (certo: naturalmente)… poi ha detto Andiamo avanti non ci piegano (qui secondo me c’era anche un “cazzo!” rafforzativo, Bossi parla così, ma è stato omesso in rispetto alle casalinghe di Voghera)… ehhhh… nemmeno pupazzocontoggghhh (???????) parla del suo incontroconsilvioberlusconidicendonemmenoluivuoleleelezionianticipate (quando Fede accelera, non è mai un bel segno). L’ho trovato forte e questo mi ha fatto molto piacere l’ho trovato deciso a combattere (ma chi è che sta parlando adesso, Bossi? Fede? Adolfo Urso? Non si sa)… Devo dire che di questo non ci possono essere dubbi (sulla grammatica, magari, un po’ di dubbi sì). Mmmmmmmmhhhhhh (oddio, perché ora muggisce?) Bersani (ah, è Bersani che lo rende ruminante) che è il candidato legittimo (lo decide lui chi è legittimo e chi no) quello che certamente andrà al posto di Franceschini che certamente ha fatto il suo tempo (questo, va detto, è ineccepibile)…. Ehhhhh (ehhhhhh) tra laaaaaa (trallallero-llero-lla) aaaaaaaaaaaahhhh (sì, è andato) alla segreteria del Partito Democratico Mi pare che la decisione metta un punto fermo e dica che senza una legge costituzionale Berlusconi e le alte cariche sono cittadini come tutti gli altri e sono tenuti a sottoporsi a giudizio (virgole mai, eh) Berlusconi continua a fare… continui (ecco, magari il congiuntivo è meglio) a fare il suo mestiere sapendo che poiiii cisi…cisi.. (cisi che?) ci saranno ooohhhh i processi davanti ai quali lui ha detto (lui chi? Bersani? Berlusconi? Biribicchio? SPIEGATI, Emilio, diamine. Sembri il codice fiscale di Martufello) Ma io vado in tribunale sono pronto a tutto a difendermi come ha fatto da tanto tempo (sì, dalla Banca Rasini) se ricordiamo ttoqllabbiamofatto (traduco: tutto quello che abbiamo fatto)”.
Qui Fede è svenuto. Gli siamo vicini.
Il Berlusca Avvelenato. Ecco il terzo e ultimo reperto. Tutto si può dire, di Silvio Berlusconi, tranne che sia iracondo. Lui non sbaglia mai una parola. Certo, i soliti garantisti diranno ora che è stato irrispettoso con il Presidente della Repubblica (”Mi aveva promesso che avrebbe garantito sulla Consulta, lui li conosce quelli di sinistra”), che è stato sgarbato con Rosy Bindi (”Lei è più bella che intelligente”, battutona peraltro non sua ma di Vittorio Sgarbi). E si potrebbe eccepire (cit) sul suo essersi presentato al Cardinal Bertone, che in via teorica di santità dovrebbe intendersi, come “San Silvio da Arcore”.
Dettagli marginali. E’ il discorso pronunciato a caldo davanti ai cronisti che ci consegna il Berlusconi d’annata. Un uomo sereno, rispettoso delle regole, unicamente teso agli interessi del Paese e piacevolissimo nell’eloquio. A me quasi erotizza, veramente.
Ascoltiamolo e carichiamoci tutti.
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“Niente (quando uno comincia una frase con “Niente”, quasi sempre gli girano le palle) non succede nulla (proprio nulla)… Andiamo avanti abbiamo governato cinque anni con o senza Lodo andiamo avanti (si sta incazzando, occhio). Io non ci ho mai creduto (disse la volpe all’uva) perché con una Corte Costituzionale con 11 giudici di sinistra (undici, non uno di più, non uno di meno: il voto poi è stato 9 a 6, evidentemente due dei comunisti si son fatti dettare il voto da Latorre) era impossibile che approvassero questo. Dopotutto voglio dire eehhh la la la (la la la) la sintesi qual è: Menomale che Silvio c’è (certo, come no. E’ proprio la sintesi che viene in mente a tutti noi. Uno sente la notizia della Consulta e pensa d’acchito: “Menomale che Silvio c’è”. Un ragionamento molto logico, Silvio: un po’ come se Azeglio Vicini a Italia ‘90, dopo la semifinale con l’Argentina, avesse detto: “La sintesi qual è? Menomale che Zenga c’è”). Perché se non ci fosse Silvio (solo Alberto Tomba, nella storia recente, parlava di se stesso in terza persona) con tutto il suo governo e con il supporto del 70 percento (70: non 71 o 69, 70. Precisi) degli italiani saremmo in mano a una sinistra (che non esiste) che farebbe del nostro paese quello che tutti sapete (a dire il vero, se c’è una cosa che nessuno ha ancora capito, è cosa vorrebbe fare la sinistra del paese, e più in generale cosa farebbe la sinistra, ma forse ci siamo distratti).
Qui Berlusconi ci spiega. State attenti.
“E quindi bene così (sì, benissimo: vamos). Abbiamo una minoranza di magistrati rossi organizzatissima (ad esempio quella delle sentenze anarchiche su scuola Diaz e Bolzaneto) che usano la giustizia ai fini di lotta politica e uno (e due, e tre, la Rosina fa il caffè). Abbiamo il 72 percento della stampa (72: non 71 o 73, 72. Preciso) che è di sinistra. Abbiamo tutti gli spettacoli di approfondimento della televisione pubblica pagata coi soldi di tutti che sono di sinistra (anche il programma a cui ha telefonato ieri sera a RaiUno). Ci prendono in giro anche con gli spettacoli comici (tipo quelli di Grillo e Luttazzi, che la tivù non la faranno mai più), il Capo dello Stato sapete voi da che parte sta e abbiamo 11 nella Corte Costituzionale eletti dai Tre Capi dello Stato della sinistra (???) che… fanno della Corte Costtznl (solita crasi) non un organo di garanzia ma un organo politico. Noi andiamo avanti (menomale, un po’ di timore lo avevo), i processi che mi scaglieranno addosso a Milano (e che sono, molotov?) sono delle (lo scandisce) autentiche f-a-r-s-e. Io sottrarrò qualche ora alla cura della cosa pubblica (anche più di qualche ora, noi non ci offendiamo mica) per andare là e sbugiardarli tutti (minaccia o promessa?). Queste cose qua a me mi caricano (”a me mi” non si dice: è l’abc della comunicazione, uffa), agli italiani gli caricano (GLI caricano? GLI caricano? GLI caricano? Ma come parliiiiiiiii??????). Viva l’Italia, viva Berlusconi! (che sarebbe lui)”.
Qui si sente, sullo sfondo, un “bravo bravo!”. Era Amicone, nascosto sul calzino (destro) del Premier.
E ora scusate, vado a chiedere l’amicizia su Facebook a Benito Perego.
P.S. “Ericaceae” è la famiglia a cui appartiene il Rododendro. Tanto per farvi capire quante cose so. A me non la si fa (cit).
Pubblico un articolo tratto dal sito di OGGITREVISO. Riguarda un intervento del poeta Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo, 10 ottobre 1921) alla trasmissione “L’INFEDELE” condotta da Gad Lerner. Se visitate il sito di Oggitreviso è interessante leggere i commenti a questo articolo. Personalmente provo molta delusione e rabbia per tutto ciò che sta accadendo. Le menti di troppe persone sono completamente inaridite, prive di qualsiasi stimolo di reazione, analfabete del pensare, sedute da troppo tempo sui falsi traguardi che il consumismo sfrenato incontrollato ci propina ogni giorno. Fa notizia il pensiero soggettivo, l’opinione personale, per forza di cose non conforme allo stereotipo mentale, in quanto elemento identificativo di ogni singolo individuo. Mi ritornano alla mente le quotidiane, mattutine parole di mia madre che tanto detestavo ai tempi della scuola: “Sveglia…è ora di alzarsi”.
SE ZANZOTTO E’ INFEDELE
Il poeta di Pieve di Soligo, durante la trasmissione L’Infedele di Lerner, attacca la Lega. La Lega? Risponde attaccando
Pieve di Soligo – Già si sapeva che Andrea Zanzotto non le manda a dire. Di solito le scrive le cose che pensa. Le suona e le tuona le affermazioni a cui coerentemente, profeticamente, resta fedele in ogni stagione, della sua, della nostra vita. E quindi era chiaro che, intervistato/punzecchiato nella trasmissione L’Infedele di Gad Lerner, Zanzotto ribadisse tutto il male che pensa (e che ha sempre pensato e dichiarato) sulla Lega.
Solo che le dichiarazioni consuete, lanciate attraverso il megafono spettacolarizzato della tivù, hanno fatto più prurito del solito. E di fronte alle parole di Zanzotto “E’ come una peste quella…” dove il pronome dimostrativo sta per “Lega,” gli esponenti del partitone veneto se la sono presa. E oggi personaggi di spicco regionale come il sindaco Gobbo e di spicco nazionale come il ministro Zaia accusano Zanzotto di avere quelle truci idee che (e basta leggere le poesie del grande autore o le molte sue dichiarazioni scritte per rendersene conto) Zanzotto non potrebbe materializzare neppure nei più oscuri recessi del suo genio, del suo cuore.
Si accusa Zanzotto di desiderare che i Veneti siano poveri, lo si accusa di essere slegato dal suo territorio, di essere un “aristocratico”. Accuse risibili per un poeta che è stato, è, la voce più alta sincera, acuta, intima della sua terra; per un poeta che il Veneto l’ha cantato in veneto, nel dialetto dei padri, della gente; per un poeta che alla gente, alla terra, ai fiori, alle erbe, ai sassi, alle zolle del Veneto ha votato la sua ispirazione. E’ vero però che Zanzotto è un “aristocratico”, nel senso etimologico della parola. Aristos, in greco, significa “ottimo, il migliore, il più idoneo” e il poeta di Pieve è senza dubbio una delle migliori voci poetiche che il mondo oggi possa far echeggiare sulla sua superficie contaminata, anche dalla superficialità e dall’incomprensione.
“…eroinizzato, slombato paesaggio,/ sudore spia/ di chissà quale irrotta malattia…”: i versi di Zanzotto sul paesaggio fanno tremare, anche fisicamente. Sono versi impastati di un humus che è fatto di umanità profonda, condivisione,amore, ardore, speranza, preoccupazione, disperazione. Sono versi che hanno la consistenza della roccia, dei conglomerati atavici e l’armonia della linfa e la necessità dell’ingegno. Come si fa, dopo aver letto anche solo alcuni, tra le migliaia di versi che Zanzotto ha scritto per noi, su di noi ad affermare che questo poeta non si è mai integrato con la sua terra? Zanzotto è la sua terra ed è la Terra, nella sua accezione globale.
Aristocratico nella dimensione intellettuale e creativa, Zanzotto ha sempre aperto le porte della sua casa ad amici di ogni estrazione sociale. A me le ha aperte con l’affetto di un amico che sa ascoltare anche ciò che non dici, che non confidi, che non rivelii neppure a te stesso. A me, a moltissimi altri, a tutti coloro che gliel’hanno chiesto, Andrea Zanzotto le ha aperte ogni volta che ne hanno avuto bisogno e le sue parole ogni volta hanno aperto soluzioni (apparentemente) impossibili. Zanzotto è vicino o lontano da noi secondo la distanza che noi vogliamo mettere tra la nostra e la sua verità.
Il 10 ottobre prossimo, Zanzotto compirà 88 anni. La polemica che in queste ore l’ha “toccato” (a dimostrazione che è più vicino di quanto qualcuno non voglia far credere) non era probabilmente il modo migliore per festeggiare una delle personalità italiane che potrebbe far ricordare al mondo che il Rinascimento è nato proprio qui.
Come segnalato da Travaglio, anch’io ho provveduto a correggere l’articolo su Renzo Bossi, modificando la parte in cui gli si attribuisce il ruolo di portaborse di Speroni al Parlamento Europeo. Infatti lui non ha mai svolto quell’incarico, il portaborse di Speroni infatti è il fratello Riccardo.
Guardate con attenzione l’intervento di Travaglio. E’ incomprensibile l’atteggiamento del Presidente della Repubblica, garante supremo della nostra Costituzione. Sarei felice se qualcuno di voi ci scrivesse per commentare ciò che sta accadendo in questo Paese. Non costa nulla, basta cliccare in fondo a questo post su “Lascia un commento” . Credo sia tempo di avere il coraggio di esporre le prorpie idee. Il confronto è alla base della democrazia.
Di seguito l’appello “In difesa della Costituzione”, firmato da ordinari di diritto costituzionale e discipline equivalenti: tra essi gli ex presidenti della Consulta Valerio Onida, Gustavo Zagrebelsky e Leopoldo Elia. A coordinare la raccolta di firme è stato Alessandro Pace, presidente dell’Associazione italiana costituzionalisti.
I sottoscritti professori ordinari di diritto costituzionale e di discipline equivalenti, vivamente preoccupati per le recenti iniziative legislative intese: 1) a bloccare per un anno i procedimenti penali in corso per fatti commessi prima del 30 giugno 2002, con esclusione dei reati puniti con la pena della reclusione superiore a dieci anni; 2) a reintrodurre nel nostro ordinamento l’immunità temporanea per reati comuni commessi dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dai Presidenti di Camera e Senato anche prima dell’assunzione della carica, già prevista dall’art. 1 comma 2 della legge n. 140 del 2003, dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 24 del 2004, premesso che l’art. 1, comma 2 della Costituzione, nell’affermare che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, esclude che il popolo possa, col suo voto, rendere giudiziariamente immuni i titolari di cariche elettive e che questi, per il solo fatto di ricoprire cariche istituzionali, siano esentati dal doveroso rispetto della Carta costituzionale, rilevano, con riferimento alla legge di conversione del decreto legge n. 92 del 2008, che gli artt. 2 bis e 2 ter introdotti con emendamento a tale decreto, sollevano insuperabili perplessità di legittimità costituzionale perché: a) essendo del tutto estranei alla logica del cosiddetto decreto-sicurezza, difettano dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza richiesti dall’art. 77, comma 2 Cost. (Corte cost., sentenze n. 171 del 2007 e n. 128 del 2008); b) violano il principio della ragionevole durata dei processi (art. 111, comma 1 Cost., art. 6 Convenzione europea dei diritti dell’uomo); c) pregiudicano l’obbligatorietà dell’azione penale (art. 112 Cost.), in conseguenza della quale il legislatore non ha il potere di sospendere il corso dei processi, ma solo, e tutt’al più, di prevedere criteri – flessibili – cui gli uffici giudiziari debbano ispirarsi nella formazione dei ruoli d’udienza; d) la data del 30 giugno 2002 non presenta alcuna giustificazione obiettiva e razionale; e) non sussiste alcuna ragionevole giustificazione per una così generalizzata sospensione che, alla sua scadenza, produrrebbe ulteriori devastanti effetti di disfunzione della giustizia venendosi a sommare il carico dei processi sospesi a quello dei processi nel frattempo sopravvenuti; rilevano, con riferimento al cosiddetto lodo Alfano, che la sospensione temporanea ivi prevista, concernendo genericamente i reati comuni commessi dai titolari delle sopra indicate quattro alte cariche, viola, oltre alla ragionevole durata dei processi e all’obbligatorietà dell’azione penale, anche e soprattutto l’art. 3, comma 1 Cost., secondo il quale tutti i cittadini “sono eguali davanti alla legge”.
Osservano, a tal proposito, che le vigenti deroghe a tale principio in favore di titolari di cariche istituzionali, tutte previste da norme di rango costituzionale o fondate su precisi obblighi costituzionali, riguardano sempre ed esclusivamente atti o fatti compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni. Per contro, nel cosiddetto lodo Alfano la titolarità della carica istituzionale viene assunta non già come fondamento e limite dell’immunità “funzionale”, bensì come mero pretesto per sospendere l’ordinario corso della giustizia con riferimento a reati “comuni”.
Per ciò che attiene all’analogo art. 1, comma 2 della legge n. 140 del 2003, i sottoscritti rilevano che, nel dichiararne l’incostituzionalità con la citata sentenza n. 24 del 2004, la Corte costituzionale si limitò a constatare che la previsione legislativa in questione difettava di tanti requisiti e condizioni (tra cui la doverosa indicazione del presupposto – e cioè dei reati a cui l’immunità andrebbe applicata – e l’altrettanto doveroso pari trattamento dei ministri e dei parlamentari nell’ipotesi dell’immunità, rispettivamente, del Premier e dei Presidenti delle due Camere), tali da renderla inevitabilmente contrastante con i principi dello Stato di diritto.
Ma ciò la Corte fece senza con ciò pregiudicare la questione di fondo, qui sottolineata, della necessità che qualsiasi forma di prerogativa comportante deroghe al principio di eguale sottoposizione di tutti alla giurisdizione penale debba essere introdotta necessariamente ed esclusivamente con una legge costituzionale.
Infine, date le inesatte notizie diffuse al riguardo, i sottoscritti ritengono opportuno ricordare che l’immunità temporanea per reati comuni è prevista solo nelle Costituzioni greca, portoghese, israeliana e francese con riferimento però al solo Presidente della Repubblica, mentre analoga immunità non è prevista per il Presidente del Consiglio e per i Ministri in alcun ordinamento di democrazia parlamentare analogo al nostro, tanto meno nell’ordinamento spagnolo più volte evocato, ma sempre inesattamente.
L’elenco dei firmatari. Alessandro Pace, Valerio Onida, Leopoldo Elia, Gustavo Zagrebelsky, Enzo Cheli, Gianni Ferrara, Alessandro Pizzorusso, Sergio Bartole, Michele Scudiero, Federico Sorrentino, Franco Bassanini, Franco Modugno, Lorenza Carlassare, Umberto Allegretti, Adele Anzon Demmig, Michela Manetti, Roberto Romboli, Stefano Sicardi, Lorenzo Chieffi, Giuseppe Morbidelli, Cesare Pinelli, Gaetano Azzariti, Mario Dogliani, Enzo Balboni, Alfonso Di Giovine, Mauro Volpi, Stefano Maria Cicconetti, Antonio Ruggeri, Augusto Cerri, Francesco Bilancia, Antonio D’Andrea, Andrea Giorgis, Marco Ruotolo, Andrea Pugiotto, Giuditta Brunelli, Pasquale Costanzo, Alessandro Torre, Silvio Gambino, Marina Calamo Specchia, Ernesto Bettinelli, Gladio Gemma, Roberto Pinardi, Giovanni Di Cosimo, Maria Cristina Grisolia, Antonino Spadaro, Gianmario Demuro, Enrico Grosso, Anna Marzanati, Paolo Carrozza, Giovanni Cocco, Massimo Carli, Renato Balduzzi, Paolo Carnevale, Elisabetta Palici di Suni, Maurizio Pedrazza Gorlero, Guerino D’Ignazio, Vittorio Angiolini, Roberto Toniatti, Alfonso Celotto, Antonio Zorzi Giustiniani, Roberto Borrello, Tania Groppi, Marcello Cecchetti, Antonio Saitta, Marco Olivetti, Carmela Salazar, Elena Malfatti, Ferdinando Pinto, Massimo Siclari, Francesco Rigano, Francesco Rimoli, Mario Fiorillo, Aldo Bardusco, Eduardo Gianfrancesco, Maria Agostina Cabiddu, Gian Candido De Martin, Nicoletta Marzona, Carlo Colapietro, Vincenzo Atripaldi, Margherita Raveraira, Massimo Villone, Riccardo Guastini, Emanuele Rossi, Sergio Lariccia, Angela Musumeci, Giuseppe Volpe, Omar Chessa, Barbara Pezzini, Pietro Ciarlo, Sandro Staiano, Jörg Luther, Agatino Cariola, Nicola Occhiocupo, Carlo Casanato, Maria Paola Viviani Schlein, Carmine Pepe, Filippo Donati, Stefano Merlini, Paolo Caretti, Giovanni Tarli Barbieri, Vincenzo Cocozza, Annamaria Poggi.
E’ sempre facile da parte degli organi di disinformazione creare capri espiatori, streghe da mandare al rogo, religioni da mistificare, etnie da discriminizzare. Un’etica giornalistica e prima di tutto un’etica umana imporrebbe a ciascuno di noi, qual ora presentassimo un fatto nudo e crudo agli occhi della gente, di evitare la generalizzazione. Tra le tante sfide che il nostro Paese deve affrontare, di fondamentale importanza è l’integrazione con religioni e culture diverse. E’ un processo difficile e progressivo, non può avvenire dall’oggi al domani, pertanto ogni parola andrebbe pesata prima di essere pronunciata o “stampata”. L’omicidio di una ragazza marocchina da parte del padre ha suscitato indignazione nell’opinione pubblica, com’è giusto che sia, ma non tanto come gesto di una mente malata, ma perchè frutto (secondo certa stampa) di una deviata interpretazione e culto dell’islamismo. Spesso la religione viene messa al centro di un fatto estremamente tragico e crudele, frutto della follia umana, più che del fanatismo religioso. La violenza verso le donne non ha nulla a che fare con la religione. Vi ricordate il cosiddetto delitto d’onore?
“In diritto, il delitto d’onore è un tipo di reato caratterizzato dalla motivazione soggettiva di chi lo commetta, volta a salvaguardare (nella sua intenzione) una particolare forma di onore, o comunque di reputazione, con particolare riferimento a taluni ambiti relazionali come ad esempio i rapporti matrimoniali o comunque di famiglia.
L’onore, in questo senso inteso, è in alcune legislazioni riconosciuto come un valore socialmente rilevante di cui si possa e si debba tener conto anche a fini giuridici, e specialmente se ne parla quindi in ambito penale.
La ragione si insinua nella considerazione della motivazione delle azioni umane, che in date culture possono tener profondamente ed anche tragicamente conto di esiti estremi della pressione esercitata dalla reputazione sociale; questa muove le decisioni dell’individuo talvolta ben oltre le norme codificate ordinamentali, ma pur sempre occorrerà valutare – almeno in diritto latino – della qualità dell’animus nocendi.
In Italia, sino a pochi decenni fa, la commissione di un delitto perpetrato al fine di salvaguardare l’onore (ad esempio l’uccisione della coniuge adultera o dell’amante di questa o di entrambi) era sanzionata con pene attenuate rispetto all’analogo delitto di diverso movente, poiché si riconosceva che l’offesa all’onore arrecata da una condotta “disonorevole” valeva di gravissima provocazione, e la riparazione dell’onore non causava riprovazione sociale.
Vale la pena di riportare il dettato originario della norma:
Codice Penale, art. 587 Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.
L’art. 587 del codice penale consentiva quindi che fosse ridotta la pena per chi uccidesse la moglie, la figlia o la sorella al fine di difendere “l’onor suo o della famiglia”. La circostanza prevista richiedeva che vi fosse uno stato d’ira (che veniva in pratica sempre presunto). La ragione della diminuente doveva reperirsi in una “illegittima relazione carnale” che coinvolgesse una delle donne della famiglia; di questa si dava per acquisito, come si è letto, che costituisse offesa all’onore. Anche l’altro protagonista della illegittima relazione poteva dunque essere ucciso contro egual sanzione.”[...]da Wikipedia
Pubblico un articolo di Maria Mantello del 19 settembre scorso, tratto da Micromega
Delitti d’onore in nome di Dio
Qualche anno fa a Sarezzo in Val Trompia, Hina Saleem, 21 anni, di origine pachistana, veniva assassinata dal padre, che lavava col sangue “il disonore” di una figlia che voleva vivere all’occidentale. L’aveva sgozzata con la complicità dei maschi di famiglia. Oggi la scena del barbaro delitto d’onore si ripete. Un altro padre, Ei Katawi Dafani, marocchino, è incriminato per l’omicidio della figlia, Sanaa, 18 anni, colpevole di aver raggiunto la sua maggiore età e di volere vivere la sua vita fuori dalla tutela del padre-padrone. Sanaa è morta in un boschetto in provincia di Pordenone, a Grizzo di Montereale Valceffina. Viaggiava in auto con il fidanzato. Erano diretti al lavoro in un ristorante, dove lei era impiegata come cameriera e lui era uno dei soci. Quando hanno visto l’uomo sul ciglio della strada, i due ragazzi si sono fermati. Dafani, armato di un grosso coltello si avventa sulla figlia e ferisce il fidanzato che la protegge. Sanaa cerca di fuggire in un boschetto sulla strada, ma il padre la raggiunge e la sgozza.
Le storie di Hina e Sanaa sono rimbalzate sulle pagine di cronaca, ma di tante altre storie non sapremo mai. Per paura. Per vergogna. Per omertà. Storie di violenze sulle donne. Donne musulmane. Donne immigrate, sottomesse a maschi padroni, che giustificano il loro potere in nome di dio. E non tollerano che le “loro” donne (mogli, sorelle, figlie), contagiate dal peccaminoso spirito di libertà si emancipino. E per questo le tengono segregate. Le picchiano. Le sfigurano con l’acido. A volte con la complicità delle altre donne della famiglia-clan.
Anche da noi esisteva “il delitto d’onore” è stato soppresso nel 1981, e solo dal 1996, la violenza sessuale contro le donne è diventata crimine contro la persona. Prima di questa data era reato contro la pubblica morale, quasi che il corpo delle donne, le parti intime delle donne, fossero appannaggio del controllo sociale. Controllo maschio. Controllo patriarcale. Una concezione sedimentata e che è alla base di tante violenze contro le donne, anche nel nostro civile occidente, nella nostra Italia, dove ogni due giorni muore una donna: non per malattia, non per incidente, ma a seguito della bruta violenza di un uomo, che agisce per lo più al riparo del focolare domestico, divenuto rogo per le nuove “streghe” della libertà, più istruite, più libere, che magari vogliono rompere una relazione, andarsene di casa, che insomma non sono gli angeli muti di una arcaica tradizione che per “vocazione” le vorrebbe servizievoli: a letto, in cucina, nelle faccende domestiche…
Ma se gli uomini occidentali, che brutalizzano le donne, sanno bene di commettere un reato. Il padre di Sanaa no. Per lui è ancora sacro tribale delitto d’onore.
Pubblico un articolo tratto da The Guardian. Traduzione di Laura Franza, da Micromega. Come già ricordato più volte la nostra associazione è apolitica e aconfessionale, cioè non fa fede a nessun schieramento politico o religione, pertanto può permettersi di non essere d’accordo con chicchessia partito o religione. Buona lettura.
Il Guardian: Lasciate stare campane, profumi e bei dipinti. La visita del Papa in Gran Bretagna non è cosa da festeggiare
di Tanya Gold
Salvaci, o Signore, salvaci tutti. Salvaci dal papa. Joseph Ratzinger viene in Gran Bretagna.
Gordon Brown è ‘deliziato’. David Cameron è ‘deliziato”. Io sono ‘disgustata’.
Venga pure, viva la libertà di parola. Ma niente tappeti rossi, per favore. Niente tè e biscotti. Niente Regina.
Nei casi di violenze sui minori e l’Aids, i comportamenti di Joseph Ratzinger lo coinvolgono nella protezione dei pedofili e nella morte di milioni di africani. Come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (forte braccio operativo di papa Giovanni Paolo II), il compito di Ratzinger era indagare sugli scandali per pedofilia che affliggono la Chiesa cattolica da decenni. E come lo ha svolto? Nel maggio 2001 ha scritto una lettera riservata ai vescovi cattolici, ordinando loro di non avvisare la polizia – o chiunque altro – circa le accuse, pena la scomunica. Facendo riferimento ad un precedente (riservato) documento del Vaticano in cui si ordinava che le indagini fossero gestite “nel modo più segreto… protette da un silenzio perpetuo”. La scomunica è uno scherzo per me, e forse anche per voi, ma per un cattolico significa l’esclusione e forse il fuoco eterno – per tentare di proteggere un bambino. Beh, Dio è amore.
E sempre lui ha fatto piazza pulita dei richiami alla disciplina per Marcial Maciel Degollado, il messicano fondatore della congregazione dei Legionari di Cristo. Le accuse di abusi sui minori hanno perseguitato Maciel fin dagli anni Settanta. Le sue vittime rivolsero una petizione a Ratzinger, solo per sentirsi comunicare dal suo segretario che la questione era chiusa. “Non si può mettere sotto processo un amico intimo del Papa, come Marcial Maciel,” disse Ratzinger. Due vittime di abusi lo hanno citato in giudizio personalmente per ostruzione alla giustizia, ma lui ha rivendicato l’immunità diplomatica. Alla fine, quando le accuse non potevano più essere negate, Ratzinger si è scusato e ha relegato Maciel “a una vita di preghiera e di penitenza”. Perché non in prigione? Non l’ha spiegato. “E’ una grande sofferenza per la Chiesa… e per me personalmente,” fu il commento di Ratzinger sul peggior scandalo per abusi sui minori. Grande sofferenza? Credevo che essere violentato da bambino fosse una grande sofferenza. Essere manifestamente complici di un insabbiamento è di certo semplicemente… imbarazzante?
Ratzinger aggiunse di credere che la Chiesa cattolica fosse vittima di una “pianificata” campagna mediatica. Pianificata da chi? Dai gay? Dagli ebrei? Dagli Jedi? Ha quindi insegnato che si può pregare in perpetuo per le vittime – grazie, mi sento meglio ora! – e contemporaneamente impegnarsi al fine di garantire che gli uomini “con profonde tendenze omosessuali” non entrino nel sacerdozio, trasformando così ogni responsabilità per lo scandalo in una storia di cattivi gay!
Ratzinger ha avuto un ruolo attivo anche nella soppressione della Teologia della Liberazione, un movimento latino-americano che pone son insistenza la giustizia sociale come obiettivo centrale del cristianesimo, e sostiene che i buoni cattolici dovrebbero essere anche degli attivisti politici che lottano per i diritti dei poveri delle baraccopoli. Ratzinger ne è stato disgustato, e ha respinto l’idea come “una minaccia fondamentale per la fede della Chiesa”.
E così per l’olocausto proprio della Chiesa – in Africa.
I preservativi possono proteggere gli Africani dall’ Aids. Ma chi può proteggerli da Ratzinger? La Chiesa cattolica ha a lungo perseguito una politica contro l’uso dei preservativi. In El Salvador la Chiesa ha ottenuto l’approvazione di una legge, per cui i preservativi possono essere venduti soltanto con l’avvertenza che essi non proteggono dall’Aids. In Kenya, il cardinale Maurice Otunga ha organizzato roghi pubblici di preservativi. L’ex arcivescovo di Nairobi, Raphael Ndingi Mwana a’Nzeki ha detto al suo gregge che i preservativi, lungi dal proteggerli, contribuiscono alla diffusione della malattia. Beh, Dio è amore.
Alcuni sacerdoti locali in Africa consigliano la contraccezione, perché si prendono cura dei loro parrocchiani. Ma il Vaticano, dalla sua nuvola romana, non è d’accordo. L’Aids, ha detto Ratzinger, “non può essere sconfitto con la distribuzione di preservativi, che anzi aggravano il problema”. Questa è una bugia. Non è una fantasia, come la nascita da una vergine o tutti gli altri magici e mistici controsensi, ma una pericolosa bugia. Ci sono, Vostra Santità, più di 12 milioni di orfani dell’AIDS in Africa. Ventidue milioni di africani hanno l’Aids e secondo stime delle Nazioni Unite, 90 milioni di persone sono a rischio di morte.
Ratzinger presiede una Chiesa che definisce l’omosessualità “una deviazione, una irregolarità, una ferita”. I cattolici riformisti hanno cercato di modificare in senso liberale questo punto di vista, ma Ratzinger li ha messi a tacere. In una lettera del 1986 si lamentava che “anche all’interno della Chiesa, si stanno verificando enormi pressioni per portare… ad accettare la condizione omosessuale come se non fosse un disordine”. Egli ha aggiunto che l’omosessualità è “intrinsecamente un male morale”.
Le interessa conoscere le statistiche di suicidio per i gay adolescenti, Vostra Santità? Hanno quattro volte più probabilità di tentare il suicidio rispetto ai loro compagni eterosessuali. Nel 1998, un trentanovenne omosessuale di nome Alfredo Ormando si è dato fuoco in Piazza San Pietro, per protestare contro le vostre politiche. Morì.
Ratzinger non è migliore con le donne: si oppone al sacerdozio femminile, naturalmente, e chiede sia criminalizzato l’aborto anche per quelle che sono state violentate o sono molto malate; meglio il ferro da calza? Un suo amico, il teologo Wolfhart Pannenberg, ha detto che Ratzinger vede la richiesta di sacerdozio per le donne come qualcosa guidato da “portavoce di femministe radicali, soprattutto lesbiche”.
Quindi questo è l’uomo che viene da noi a darci lezioni di morale. Benvenuto, Benedetto XVI, Episcopus Romae, Vicario di Gesù Cristo, Successore del Principe degli Apostoli, Sommo Pontefice della Chiesa universale, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, Servo dei Servi di Dio. Non calpestare i cadaveri.